Diritti

La denuncia delle calciatrici della Sampdoria Women: “Stipendio arretrato e proprietà muta. Trattamento diverso dalla squadra maschile”

Denunciano uno stipendio ancora non saldato dello scorso giugno e un mese di “repentini e continui cambi di posizione” da parte della nuova proprietà della Sampdoria. E ricordano di essere persone prima che giocatrici, chiedendo “rispetto”. Un’accorata lettera delle calciatrici della Sampdoria Women rischia di imbarazzare Andrea Radrizzani e Matteo Manfredi, che nelle scorse settimane hanno rilevato il club dalle mani di Massimo Ferrero.

“Fino ad oggi non ci siamo mai espresse pubblicamente, ora, visto il lungo periodo d’attesa senza riscontro, riteniamo opportuno esternare il nostro punto di vista”, scrivono le calciatrici in un appello rilanciato dall’Assocalciatori, il sindacato di categoria. “Ad oggi, dopo oltre quattro settimane di repentini e continui cambi di posizione da parte della nuova proprietà, rappresentata da Manfredi e Radrizzani, non conosciamo ancora il destino della Sampdoria Women”, aggiungono ricordando che manca meno di un mese dall’inizio del campionato di Serie A.

Eppure le calciatrici tesserate, sottolineano, non sono ancora state convocate per l’inizio dell’attività agonistica: “A causa di questi continui ritardi e mancanza di comunicazione ci ritroviamo in uno stato di totale disagio, senza alloggiretribuzione. Difatti, a differenza della squadra maschile, non abbiamo ancora percepito il pagamento della mensilità di giugno relativo alla passata stagione”. E accusano la proprietà di aver assunto una disparità di trattamento con i colleghi della squadra maschile, impegnati nel campionato di Serie B: “Ancora una volta, appare evidente come i diritti di noi donne risultino secondari rispetto a quelli dei nostri colleghi uomini”.

“Questi ritardi – si legge ancora nella lettera – ci espongono ad un maggior rischio di infortuni che potrebbero impattare significativamente sulla nostra carriera. Oltre alle potenziali problematiche fisiche, ci preme sottolineare le conseguenze che questa condizione comporta sulla nostra salute mentale: preoccupazioni, stress, depressione, precarietà”. Le calciatrici blucerchiate chiedono considerazione e rispetto: “Prima di essere giocatrici siamo persone che stanno soffrendo e che meritano rispetto, fino ad ora mai dimostrato – concludono nella lettera – Per questi motivi chiediamo fortemente ed il prima possibile che venga presa una decisione definitiva, qualunque essa sia, per porre fine a questa situazione straziante e permettere ad ogni giocatrice di decidere del proprio futuro”.