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Nono rialzo dei tassi della Bce (0,25%). Salgono ancora le rate di mutui e prestiti. Francoforte azzera gli interessi alle banche

Nuovo dolore per mutuatari a tasso variabile e per chi deve accendere un nuovo prestito. La Banca centrale europea ha alzato ancora i tassi di interesse, seppur di un solo quarto di punto. Il costo del denaro nell’area euro sale così al 4,25% (a 3,75% il tasso sui depositi, e al 4,5% quello sui prestiti overnight), il più alto dall’introduzione dell’euro . È il nono rialzo nel giro di un anno. Nel luglio 2022 i tassi erano ancora allo 0,5%. Questa dinamica è molto favorevole per i bilanci delle banche che lucrano sulla differenza tra gli interessi che praticano alla clientela e quelli che pagano sui depositi, molto più lenti a muoversi. Recenti rilevazioni della Bce mostrano però una forte contrazione per la domanda di finanziamenti da parte di famiglie e soprattutto imprese, cosa che in prospettiva potrebbe ridurre i ricavi degli istituti di credito.

Francoforte ha inoltre deciso di azzerare la remunerazione delle riserve obbligatorie delle banche allo 0% dall’attuale 3,5%. Come spiega l’istituto centrale in una nota al termine del board “questa decisione preserverà l’efficacia della politica monetaria, mantenendo l’attuale grado di controllo sulla sua intonazione e assicurando la completa trasmissione delle decisioni sui tassi ai mercati monetari”. La mossa, che ha sorpreso gli analisti, è all’origine dei cali dei titoli bancari seguiti all’annuncio. Allo scorso 20 giugno, riferisce l’agenzia Bloomberg, il sistema bancario europeo aveva depositato presso la Bce, come riserva minima, 165 miliardi di euro, somma sulla quale la banca centrale paga attualmente un interesse annuo del 3,25%, che equivale a un controvalore complessivo di 5,4 miliardi di euro.

“Ora ci muoviamo in un territorio dove dipendiamo dai dati, e sulla base di quello determiniamo se rialziamo o se ci fermiamo. Ma certamente non tagliamo” i tassi: lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, al termine della riunione del Consiglio direttivo. A settembre “può esserci un rialzo o una pausa, ma una pausa potrebbe non essere per un periodo esteso, perché dipende dai dati”, ha detto Lagarde, sottolineando di avere “l’assoluto sostegno del Consiglio direttivo”. “Le prospettive a breve termine dell’attività economica si sono deteriorate molto a causa della domanda più debole che pesa sulla manifattura, e anche gli investimenti mostrano segni di peggioramento. I servizi restano forti ma si sta perdendo slancio. L’economia resta debole a breve termine”, ha detto la presidente della Bce.”Il mercato del lavoro resta robusto, con la disoccupazione ai minimi, ma alcuni indicatori mostrano che il trend può rallentare a causa del calo della manifattura, ha aggiunto. “I fattori di rialzo dell’inflazione stanno cambiando. La pressione sui prezzi domestici, compreso il rialzo dei salari e i margini sui prodotti sta aumentando” mentre diminuisce quella ‘importata, spiega Lagarde. “Siamo determinati a spezzare la schiena all’inflazione e siamo convinti che ci riusciremo”, ha poi annunciato la banchiera centrale.

Stando ad una simulazione di Facile.it il nuovo rialzo provoca un aumento della rata di un mutuo tipo del 63% in più rispetto all’inizio dello scorso anno (+286 euro) nel caso di finanziamento a tasso variabile da 126mila euro con piano di restituzione in 25 anni sottoscritto a gennaio 2022. Tuttavia, si legge nella nota, negli ultimi giorni l’indice di riferimento per i mutui variabili sta rallentando la sua ascesa e questo potrebbe essere segno di un possibile cambio di rotta nel prossimo futuro. “Il tempo verificherà l’efficacia e le conseguenze dirette ed indirette del preannunciato aumento di 25 centesimi dei tassi decisi oggi dalla Bce che, a sorpresa, ha deciso anche di azzerare la remunerazione per le banche della riserva obbligatoria che in precedenza era del 3,5%”, dice il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, secondo cui la decisione dell’istituto centrale “da ora costerà alle banche, così come è stata ed è onerosa la decisione della Bce dell’autunno scorso di rendere significativamente costosa la residua liquidità concessa dalla Bce alle banche attraverso i piani di finanziamento a lungo termine Tltro”.

Ieri un rialzo della stessa entità è stato deciso dalla Federal Reserve statunitense che non ha escluso la possibilità di ulteriori rialzi nonostante l’inflazione statunitense sia scesa ormai al 3%. Con il costo del denaro sui massimi da 22 anni, la Fed potrebbe però prendersi una pausa in attesa di valutare l’evoluzione della situazione economica. Se la banca centrale americana alza i tassi, la Bce, entro una certa misura, è forzata a fare lo stesso. Eccessive disparità nei tassi ufficiali alterano gli equilibri finanziari tra i due continenti. Gli analisti sono ora divisi su quello che la Bce farà nella riunione di settembre, se alzerà ancora o se interromperà, almeno momentaneamente la serie dei rialzi. Le banche centrali alzano i tassi per cercare di ridurre l’inflazione e portarla verso quel 2% ritenuto un valore ottimale. Queste strette monetarie hanno però l’effetto collaterale di rallentare la crescita economica e, in prospettiva, di far salire la disoccupazione. Per suo esplicito mandato la Bce deve comunque anteporre la stabilità dei prezzi alle condizioni del mercato del lavoro.