Economia & Lobby

La “Pope Economy” in 12 punti – Pace, ambiente e dignità: il patto di Francesco per una società che non lascia indietro nessuno [prima parte]

di Franco Vespignani, Eleonora Farneti e Mariano Ferrazzano

Noi non ereditiamo la Terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli.
(Proverbio dei nativi americani)

Il patto stretto il 24 settembre 2022 tra Papa Francesco e i giovani economisti, imprenditori, changemakers, ci ha suggerito l’idea di analizzare i 12 punti oggetto di tale patto attraverso dati statistici. La ricerca molto complessa e articolata è stata pubblicata nella sua completezza il 6 e il 12 luglio 2023 in cinque parti sul sito Transform Italia, preceduta da una prefazione di Giovanni Russo Spena.

1 e 2 – Un’economia di pace e non di guerra, che contrasta la proliferazione delle armi, specie le più distruttive

Papa Francesco pone al primo punto “Una economia di pace e non di guerra che contrasta la proliferazione delle armi”. Questa asserzione, quanto mai attuale, vede nel 2020 destinare nel mondo ben il 2,4% del Pil alle spese militari, che equivale a ben duemila miliardi di dollari e più del 40% (801 miliardi di euro) sono ad appannaggio del Nord America (Tabella 1).

Fra i primi cento produttori di armi da guerra, che fatturano insieme circa 531 miliardi di euro nel 2020, le prime cinque aziende sono statunitensi. Ovviamente gli Usa sono anche i maggiori esportatori di armi (39,0% del totale nel quinquennio 2017-2021). L’Italia si posiziona al sesto posto (Grafico 1).

3 – Un’economia che si prende cura del creato e non lo depreda

Prendendo in considerazione l’andamento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera negli ultimi 30 anni, si assiste a una crescita costante di tali emissioni (tranne nel 2020 per i lockdown effettuati da moltissimi Paesi) che sono passate dai quasi 23 mila milioni di tonnellate del 1990 ai quasi 38 mila milioni del 2021 (Grafico 2).

I Paesi che emettono più anidride carbonica sono quelli più popolosi e/o più industrializzati o con utilizzo di combustibili fossili. La Cina è nettamente al primo posto (Tabella 2) con più di 12.400 milioni di tonnellate nel 2021 con un aumento di circa 3.300 milioni di tonnellate rispetto al 2010. Al secondo posto ci sono gli Usa con una emissione pari a 4.752 milioni di tonnellate ma in diminuzione rispetto al 2010 di 816 milioni di tonnellate). Seguono l’India (2.649), la Russia (1.943) e il Giappone (1.085), con valori superiori alle mille milioni di tonnellate nel 2021 in crescita rispetto a quelli del 2010 per India e Russia e in diminuzione per il Giappone.

Anche la temperatura media dell’aria è in costante crescita nell’ultimo decennio. Infatti tutti i valori riscontrati, seppur con un andamento non uniforme, sono superiori a quella del trentennio precedente, con punte di quasi un grado di aumento (Tabella 3).

Per quanto riguarda la deforestazione il saldo complessivo registra una diminuzione in termini assoluti di oltre 47 milioni di ettari nell’ultimo decennio. Le sole Africa e America del sud hanno causato la perdita di quasi 68 milioni di ettari di foresta, solo parzialmente compensata dagli incrementi riscontratisi invece negli altri Continenti (+19 milioni di ettari) (Tabella 4).

4 – Un’economia a servizio della persona, della famiglia e della vita, rispettosa di ogni donna, uomo, bambino, anziano e soprattutto dei più fragili e vulnerabili

Papa Francesco ricorda sempre di rispettare l’integrità e la dignità dell’essere umano a cominciare dai più deboli e fragili, cioè i bambini. I dati evidenziano che il trend del numero di bambini e adolescenti costretti a lavorare degli ultimi 20 anni è in forte calo (160 milioni nel 2020 – di cui circa la metà in lavori pericolosi – contro i 245,5 milioni del 2000, pur con una leggera ripresa nell’ultimo quadriennio) (Tabella 5).

Se si analizza l’Indice di Protezione dell’infanzia, i dieci Paesi coi valori più bassi, compresi tra 392 e 568, sono tutti africani. I primi dieci sono invece otto europei e due asiatici (con valori compresi tra 981 e 990 (Tabella 6).

La popolazione mondiale che non gode di alcuna tutela sociale è pari nel 2020 al 53,1% (Tabella 7). L’Europa offre la più alta tutela a tutta la popolazione (84,6% nell’Europa dell’Est e il 90,4% nel resto dell’Europa). L’Africa Subsahariana e l’Asia Meridionale, all’opposto, sono ai livelli minimi di protezione, rispettivamente con il 13,7% e il 22,8%.

5 – Un’economia dove la cura sostituisce lo scarto e l’indifferenza

Il fenomeno delle migrazioni, a livello mondiale, sta oramai crescendo costantemente da 50 anni, più che triplicatosi in termini di valori assoluti. Si è passati da 84,5 milioni nel 1970 ai 280,6 milioni nel 2020. Nell’anno successivo, il 2021, i migranti hanno raggiunto i 281 milioni pari al 3,6% della popolazione mondiale. In tale anno si sono superati i 100 milioni di migranti forzati, cioè costretti da calamità naturali, minacce alla loro vita ecc. (Grafico 3).

I dati relativi ai Paesi di provenienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo ci dicono che dei primi dieci Paesi di provenienza sei sono africani, due asiatici e uno sudamericano, con ai primi tre posti Siria, Venezuela e Afghanistan (Tabella 8).

6 – Un’economia che non lascia indietro nessuno, per costruire una società in cui le pietre scartate dalla mentalità dominante diventano pietre angolari

Una società civile ha il dovere di cercare di recuperare i detenuti alla vita civile e di togliere dalle condizioni di indigenza i poveri. Nel 2021 (primi nove mesi) risultano detenuti quasi 11 milioni di persone, pari allo 0,14% della popolazione, cioè 140 detenuti ogni centomila abitanti (Tabella 9).

Analizzando invece i livelli di povertà nel mondo (Tabella 10), i primi dieci Paesi con il più alto indice di povertà, cioè con la percentuale di popolazione che vive con meno di 2,15 dollari al giorno, sono tutti africani ad eccezione del primo, cioè l’Uzbekistan asiatico, con un valore pari a 82,2% (dato però molto vecchio risalente al 2003).

[continua]