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“Via l’odioso superbollo”, “Ecco la flat tax per i dipendenti”. Tutti gli annunci del governo sul fisco caduti nel vuoto

C’è chi aveva già esultato, chi ha annunciato l’obiettivo raggiunto. Sta di fatto che, nonostante le dichiarazioni propagandistiche degli esponenti dei partiti di governo, non ci sarà – almeno per il momento – nessuna novità su superbollo, tassa sulle transazioni finanziarie e flat tax per i dipendenti. A detenere lo scettro, con il maggior numero di annunci caduti nel vuoto, è Matteo Salvini, protagonista indiscusso di post sui social e dichiarazioni trionfali. A spalleggiarlo, senza mai smentirlo, Giorgia Meloni e gli esponenti di Fratelli d’Italia anche se leggermente più cauti. Alla fine però la conclusione dell’esame della delega fiscale del governo in commissione Finanze della Camera ha messo in evidenza la realtà. Su questi temi, tutto rimane come prima.

Superbollo – Il primo membro del governo ad anticipare il progetto della maggioranza di eliminare tributi come il superbollo è stato il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia. Quasi in contemporanea, l’11 maggio Matteo Salvini , con tanto di grafica, è pronto a cavalcare l’onda: “Meno tasse e ossigeno per l’automotive”. “Vogliamo abolire il superbollo auto”, continua il leader della Lega: “Significa cancellare una tassa odiosa, dare ossigeno al mercato, sostenere nei fatti un settore prezioso che coinvolge – in modo diretto e indiretto – milioni di famiglie”, commenta il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Passano 10 giorni e torna sull’argomento: “Via il superbollo auto”, scrive. “La Lega, in pieno accordo col resto della maggioranza, è pronta a presentare un emendamento ad hoc nella legge delega fiscale. Era una nostra promessa e la stiamo portando avanti. Meno tasse, più buonsenso“, conclude Salvini. Un emendamento con la stessa finalità verrà presentato anche da Fratelli d’Italia (primo firmatario il deputato Andrea De Bertoldi). Alla fine, però, i testi presentati da Lega e Fdi verranno riformulati con un generico riferimento “alla revisione e al riordino delle tasse automobilistiche, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Tradotto: passo indietro sul bollo per le auto di grossa cilindrata. Va fatto presente che il superbollo è stato introdotto in Italia nel luglio del 2011 dal quarto governo Berlusconi. La Lega (Nord) faceva parte dell’Esecutivo e Giorgia Meloni era ministra della Gioventù.

Flat tax per i dipendenti – Di flat tax incrementale aveva parlato la presidente del Consiglio già nel suo primo discorso in Senato da capo del Governo a fine ottobre 2022. Il 10 marzo sui social riecco Matteo Salvini: “Bene così, come governo stiamo portando proposte storiche della Lega dalle parole ai fatti, che si aggiungono ai nostri obiettivi di fine legislatura”, commenta il leader della Lega parlando di “flat tax incrementale anche per i dipendenti e azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità”. “Avanti con buonsenso e concretezza verso la rivoluzione fiscale e la flat tax per tutti“, aggiungeva. Una settimana dopo, il 17 marzo, è la stessa Giorgia Meloni – intervenendo al congresso della Cgil – a parlare della riforma del fisco, fresca di approvazione, presentando le “importanti novità” e i vantaggi per i “lavoratori dipendenti” presentando “l’introduzione della tassa piatta agevolata anche per i dipendenti sugli incrementi di salario rispetto agli anni precedenti”. Il 31 maggio è il turno nuovamente di Salvini: “La Lega vuole l’estensione della Flat Tax al 15% e l’abolizione di tasse e balzelli, fra cui il Superbollo. Il Pd chiede invece – scrive – un aumento delle tasse sulle case degli italiani. E poi si chiedono perché perdono le elezioni…”. Anche in questo caso però, nel passaggio a Montecitorio, il governo – in difficoltà per la ricerca di coperture – ha archiviato l’estensione della flat tax.

Tobin tax – Niente da fare anche su un’altra proposta della Lega: quella dell’abolizione della tassa sulle transazioni finanziarie. Il governo ha lavorato su alcune opzioni (dall’eliminazione totale, all’allargamento dell’esenzione) ma alla fine ha dovuto gettare la spugna. Anche in questo caso se ne parlerà successivamente. Sorprende, comunque, che nel dicembre del 2019 era stato proprio il partito di Giorgia Meloni a proporre non la cancellazione ma addirittura un l’incremento della tassazione sulle transazioni finanziarie (tobin tax) sul trading online. Una proposta che, alla fine, era sta giudicata inammissibile.