Salute

“Ridurre la quantità di cibo che assumiamo ogni giorno ci fa vivere più a lungo”: ecco la ‘ricetta’ della longevità secondo la Columbia University

Mangiare un quarto in meno rispetto all’alimentazione ordinaria porta ad invecchiare il 2-3% più lentamente: la scoperta nel nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Aging

Ridurre la quantità di cibo che assumiamo ogni giorno ci fa vivere più a lungo. Anche se si è sani e non si è di obesità. La giusta quantità, secondo gli esperti, è di un quarto in meno rispetto all’alimentazione ordinaria. È questa la ‘ricetta’ della longevità dei ricercatori della Columbia University negli Stati Uniti, elaborata grazie al primo studio a lungo termine sulla riduzione delle calorie in persone sane. Questi risultati arrivano dall’osservazione di lungo periodo di 220 persone di età compresa tra 26 e 45 anni in Nuova Zelanda.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Aging, è stata sviluppata utilizzando i segni dell’invecchiamento come l’aumento della pressione sanguigna e del colesterolo abbinati, grazie a nuove tecnologie, alla misurazione dell’attività genetica nel corpo, per valutare la velocità d’invecchiamento dei volontari nell’esame del sangue finale. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, un terzo di questi ha iniziato un regime alimentare ristretto mentre il restante ha continuato a mangiare normalmente. Il primo gruppo di volontari ha iniziato con 27 giorni di pasti in porzioni più piccole, inizialmente guidati da operatori e poi in autonomia, perdendo in genere il 15% del loro peso nel primo anno. Non tutti i partecipanti hanno raggiunto l’obiettivo di ridurre le calorie del 25%. Ma l’analisi del gruppo nel suo insieme ha rilevato che i volontari che hanno ridotto le calorie sono invecchiati dal due al tre percento più lentamente rispetto alle persone che hanno mangiato normalmente.

Coloro che hanno ridotto le calorie di oltre il 10 percento sembravano trarne i maggiori benefici, invecchiando circa l’1 percento più lentamente rispetto a coloro che hanno ridotto l’apporto calorico di meno. Lo studio ha utilizzato tre test innovativi per misurare l’età biologica, che esaminano tutti l’attività genetica chiamata metilazione del DNA. La metilazione del DNA nelle cellule del sangue dagli esami del sangue mostra se le persone stanno invecchiando a un ritmo tipico e può indicare segni di invecchiamento come l’aumento della pressione sanguigna e un sistema immunitario meno efficace. Il taglio delle calorie è risultato vantaggioso solo utilizzando uno dei test: il test DunedinPACE dell’invecchiamento biologico. Gli autori dello studio affermano che ciò è dovuto al fatto che due dei test sono istantanee dell’età biologica, piuttosto che misurare il tasso di invecchiamento delle persone nel tempo.

Un tasso di invecchiamento più lento del 2-3% significa un rischio inferiore di morte prematura dal 10 al 15%, suggeriscono gli autori sulla base di studi precedenti. Calen Ryan, co-autore principale dello studio, della Columbia University Mailman School of Public Health, però ci tiene a precisare che: “La restrizione calorica probabilmente non è per tutti. I nostri risultati sono importanti perché forniscono prove da uno studio randomizzato che potrebbe essere possibile rallentare l’invecchiamento umano”. Daniel Belsky, che ha guidato lo studio della Columbia University Mailman School of Public Health di New York, ha aggiunto: “Questo studio è molto entusiasmante perché abbiamo scoperto che la restrizione calorica può ridurre il ritmo con cui le persone invecchiano biologicamente. Rallentare l’invecchiamento biologico significa vivere più a lungo e ammalarsi più tardi. Pertanto, la restrizione calorica potrebbe non solo giovare alle persone obese, ma anche alle persone sane”, ha concluso.