Politica

Schlein in piazza col M5s, attacchi dai “riformisti” Pd. E D’Amato lascia l’assemblea nazionale: “Non mi ritrovo in questa linea politica”

Dieci minuti di partecipazione al corteo M5s e un abbraccio con Giuseppe Conte. La presenza a sorpresa della segretaria del Pd Elly Schlein alla manifestazione “Basta vite precarie” accende la polemica nel partito e apre il solco, fin qui tenuto quasi sempre sotterraneo, tra l’anima moderata e la sinistra. In attesa della direzione del partito, due volte rinviata dopo il flop delle comunali e infine convocata per lunedì pomeriggio alle 15, la presa di posizione più forte arriva dal consigliere regionale del Lazio Alessio D’Amato, ex assessore alla Sanità e candidato governatore alle ultime regionali, che con un tweet ha annunciato il suo addio all’Assemblea nazionale dei dem: “Ho comunicato a Stefano Bonaccini (presidente del partito, ndr) le mie dimissioni dall’Assemblea nazionale del Pd. Brigate e passamontagna anche no. È stato un errore politico partecipare alla manifestazione dei 5s. Vi voglio bene, ma non mi ritrovo in questa linea politica”. Il riferimento è alle discusse parole di Beppe Grillo, che dal palco della manifestazione ha invitato gli attivisti a formare “brigate di cittadinanza e mettersi il “passamontagna” per andare “di nascosto a fare i lavoretti, sistemare marciapiedi, aiuole, tombini”. Una gag che ha innescato il riflesso pavloviano di giornali e politici, scattati ad accusare il fondatore del Movimento di istigazione alla lotta armata.

“Non mi ritrovo in questa linea politica” – Quasi contemporaneamente all’annuncio su Twitter, D’Amato concede una lunga intervista a Repubblica.it, in cui afferma che quelle di Grillo “sono parole inaccettabili per chi arriva da una cultura riformista e di sinistra, che ha sempre combattuto queste forme di violenza verbale“. La comparsa di Schlein “è stato un errore politico e una sottovalutazione, vedo una sorta di spirito gregario in questa partecipazione. Ancora più grave è il mancato ed immediato pubblico dissenso da Grillo e Moni Ovadia“, l’attore che dal palco ha sostenuto che la guerra in Ucraina sia dovuta all’espansione della Nato. “Sono idee deliranti, in un momento in cui il Parlamento e tutta l’Europa sono impegnati in uno sforzo importante. Ecco perché a maggior ragione ribadisco che è stato un errore partecipare a questa mobilitazione. Le manifestazioni unitarie vanno realizzate su piattaforme comuni. Aderire così è il sintomo di uno spirito minoritario, che non aiuta a costruire un’alternativa di governo”, attacca il consigliere regionale del Lazio. Ma non chiarisce se, oltre all’Assemblea nazionale, abbia intenzione di lasciare anche il partito: “Sono valutazioni che farò insieme ad altri nei prossimi giorni. Non mi ritrovo in questa linea politica“.

Renzi provoca i riformisti – Il consigliere del Lazio infatti non è solo: tra sabato e domenica la minoranza “riformista” si è scagliata in coro contro la scelta della segretaria di farsi vedere alla partenza del corteo di Roma, approfittando della polemica sollevata dalle frasi di Grillo. E domenica mattina Matteo Renzi, che nelle prime ore era restato in silenzio, ha messo il carico da novanta su Twitter: “Delirio dei 5 stelle ieri sul palco di Roma: aver mandato a casa Conte per portare Mario Draghi a Chigi è stata un’operazione difficile e rischiosa ma ne andremo fieri per sempre. Poi vedo Elly Schlein rincorrere il corteo grillino e domando ai riformisti del Pd: ma davvero volete finire così la vostra esperienza politica?”, provoca il leader di Iv, che punta ormai apertamente a svuotare il partito dai moderati.

La destra del partito contro Schlein – Ma già sabato sera erano piovute polemiche per gli interventi di Grillo e del leader del Movimento Giuseppe Conte, che parlando della guerra in Ucraina ha detto di non voler fare sconti sul negoziato di pace e ha accusato i partiti al governo di essere “proni alle indicazioni di Washington e Bruxelles“. “Giusto trovare un terreno comune di azione per incalzare il governo,” ma “il Partito Democratico è dalla parte dell’Ucraina, della sua lotta per la libertà e per la sovranità del suo popolo”, attaccava l’ex ministro della Difesa dem Lorenzo Guerini. “La mia posizione sull’Ucraina è esattamente agli antipodi da quella rappresentata oggi dal M5s in piazza. Stendo un velo pietoso sulle brigate passamontagna. La cosa mi imbarazza molto. Molto”, rincarava l’ex sottosegretaria Alessia Morani. “Unire le opposizioni è fondamentale. Ma intorno a cosa ci uniamo? Alle farneticazioni di Beppe Grillo sui passamontagna?”, twittava polemica la vicepresidente del Parlamento Ue Pina Picierno.

La maggioranza – Nello scontro interno al Nazareno agita il coltello il centrodestra: “Non è un caso che esponenti responsabili del Pd si mostrino preoccupati, quando non sconcertati, dalle fughe in avanti di una Schlein che, interessata unicamente a creare un fronte anti centrodestra, neppure prende le distanze dalle irresponsabili parole assolutorie urlate dal palco dei 5 stelle sull’aggressione russa all’Ucraina”, dice il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Tommaso Foti. Mordono con gli stessi toni anche i presidenti di gruppo leghisti, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo “Mentre nel Pd fioccano le polemiche e perfino le dimissioni dopo le sconcertanti parole di Beppe Grillo su brigate e passamontagna, stupisce il silenzio di Elly Schlein che era nella stessa piazza del fondatore dei 5 stelle. Dica se Grillo è un compagno che sbaglia. Da che parte sta la segretaria dem?”.

I dem che stanno con Elly – Nel partito, però, c’è anche chi si schiera apertamente con la segretaria. Ad esempio il capodelegazione a Bruxelles Brando Benifei: “Gli stessi esponenti di partiti politici almeno formalmente di opposizione che nei giorni scorsi spiegavano, fra gli applausi della destra, che Berlusconi è stato un leader straordinario che si è sempre battuto e sacrificato per la “giustizia giusta”, adesso attaccano la segretaria del Pd per aver partecipato a una manifestazione contro la precarietà del lavoro, promossa da un Movimento 5 stelle ancora imbrigliato dai confusi e a volte fraintendibili comizi di Beppe Grillo, delle cui parole evidentemente non può rispondere Elly Schlein”, afferma. Mentre il deputato Arturo Scotto risponde a Foti: “Il capogruppo di FdI accusa di fallimento la leadership del Pd. Fa il suo mestiere di cavalier servente. Che usi le stesse parole di Renzi e company colpisce. Insomma, tutti contro Elly. Eviterei di lasciare alle destre anche la libertà di scegliersi il capo dell’opposizione”. Su Twitter interviene a sostegno di Schlein anche il responsabile Informazione del partito Sandro Ruotolo: “Cara Elly, il popolo delle primarie vuole vederti continuare a portare avanti le nostre battaglie: lavoro, sanità pubblica, transizione ecologica, Mezzogiorno. Abbiamo una sinistra da cambiare e lavorare insieme agli altri per battere questo governo di destra-destra. Forza Elly!”.

I partiti di centro – Critiche alla leader dem, ovviamente, anche da Azione, Italia viva e +Europa. “Sono pericolosi populisti, Azione è nata per sconfiggere quel populismo. Continueremo a stare alla larga dai 5s e da chi deciderà di unirsi a loro”, assicura Carlo Calenda. “Non s’era mai visto il leader della sinistra italiana rincorrere così un altro partito, intrupparsi nel corteo di altri sostenendo tesi altrui, rendersi subalterno. La mia solidarietà ai riformisti del Pd”, polemizza Enrico Borghi, ex deputato dem da poco passato a Italia viva. Raffaella Paita, capogruppo di Azione-Iv al Senato, attacca: “Alimentare odio è gravissimo, abbracciare chi lo fa lo è altrettanto. È un dolore vedere il Pd, partito che ha sempre garantito la tenuta istituzionale, ridotto in questo stato”. Stilettata anche dal segretario di +Europa, Riccardo Magi: “Non possiamo avere come valore la Resistenza e poi prestare il fianco a chi flirta con Putin come fa il M5s. Che ci facevi lì, Elly?”.