Società

Impagnatiello è reo confesso ma non un alieno: perché trovo sbagliato ‘mostrificarlo’

Rassegniamoci: siamo tutti fatti come Impagnatiello! Non è un mostro questo ragazzo, un alieno, un deviante… insomma uno diverso da noi. Sembra un paradosso, una provocazione, di fronte all’ondata di giusto sdegno collettivo. Eppure…

In questi giorni è in atto un processo psichico collettivo di “mostrificazione” del giovane che ha ucciso la compagna e con lei il figlio che portava in grembo. Questo prendere le distanze lo trovo veramente inaccettabile. Inconsciamente i giornalisti, i pensatori o i conduttori di trasmissioni vogliono cercare di affermare che questo ragazzo è nato male oppure è stato allevato in modo inidoneo, forse ha subito qualche trauma, insomma è diverso dagli spettatori o dai lettori che, inorriditi, vorrebbero che fosse chiaro che qualche pazzia si è impossessata della sua mente. Vorremmo ucciderlo per non vederlo più riflesso nello specchio oppure desidereremmo che venissero buttate via le chiavi del carcere.

Nessuno di noi può pensare che siamo fatti della stessa pasta, che anche noi potremmo divenire crudeli assassini. Eppure ci sono esperimenti che lo dimostrano. Il più celebre è l’esperimento di Stanley Milgram, dal nome dello psicologo che nel 1961 lo condusse. Dimostrava che le persone comuni messe in condizioni particolari possono diventare, nella stragrande maggioranza, dei torturatori di altri esseri umani. Nell’esperimento alcuni venivano reclutati come insegnanti cui veniva assegnata la possibilità di dare una scossa elettrica a degli allievi (fortunatamente era tutto finto e gli allievi erano attori che non ricevevano realmente l’elettricità, ma che si lamentavano e atteggiavano come se fossero torturati). Le persone scelte come insegnanti venivano comandate da uno sperimentatore che li spingeva a torturare gli allievi. Solo pochi, circa un terzo, si ribellarono abbastanza velocemente mentre la maggior parte arrivò a torturare (per fortuna non veramente) gli allievi.

Se non credete all’esperimento ripensate a quello che hanno fatto in tutte le guerre gli eserciti. Non solo i cattivi, ma anche quelli che noi vogliamo ritenere buoni. Recentemente un telegiornale della televisione pubblica mostrava con soddisfazione come le armi inviate in Ucraina riuscissero a distruggere un gruppo di russi, allegando un filmato in cui dei poveri ragazzi scappavano prima di venire colpiti. Ah, è vero! I russi sono tutti cattivi! Sono gli aggressori per cui ucciderli non è cattiveria, ma un atto di giustizia. Ci rendiamo conto dell’abisso mentale in cui siamo caduti quando pensiamo che sia giusto uccidere degli altri esseri umani? In Kosovo è giusto fomentare la secessione dalla Serbia così come quella di Taiwan dalla Cina mentre nel Donbass è intollerabile ingerenza la stessa azione dei Russi per fomentare la secessione dall’Ucraina.

Insomma anche noi, per i nostri interessi, siamo disposti a chiudere un occhio. La domanda attribuita a Diderot e da altri a Rosseau è: che faresti, lettore, se d’un colpo potessi diventare ricchissimo uccidendo, con la sola forza della volontà, un vecchio mandarino nella remota Cina? In fin dei conti in Cina sono un miliardo e mezzo, e poi si tratta di un vecchio con poca vita davanti, noi non sapremmo neppure chi è…

Occorre che ci rassegniamo. L’aggressività è presente nella nostra natura e solo un costante e continuo lavoro di introspezione ci può aiutare a mitigarla. Da ciò che è stato reso pubblico sembra proprio che Impagnatiello sia come noi, uno dei nostri figli educati a cercare tutte le soddisfazioni perché i genitori hanno loro voluto dare “tutto quello che loro non hanno mai avuto”. La ragazza e il suo bambino erano un ostacolo. E’ orribilmente banale. Non occorre chissà quale introspezione per capire quello che provava. E’ stato educato dagli stessi media che ora lo vorrebbero mostrificare all’idea che “bisogna seguire le voglie del momento, fare come i vip che hanno più relazioni contemporaneamente, e poi perché rinunciare a qualcosa?”.

Si tratta di un ragazzo che ragiona, che prova emozioni, ma non sa cosa desidera. Senza un’educazione che tenga conto che, oltre all’intelligenza razionale e a quella emotiva, esiste anche l’intelligenza del desiderio non potremo aiutare questi individui.