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Le elezioni di Trapani fanno vacillare Schifani: “E’ successo il peggio del peggio”. Il caso della lista “leghista” che ha fatto vincere il Pd

“A Trapani è successo il peggio del peggio”, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani non ci gira intorno. E non a caso. Sa bene che la vittoria del sindaco Giacomo Tranchida mette a rischio l’alleanza di governo con la Lega. Tutto per quell’8,72 per cento, ovvero la percentuale intascata dalla lista Trapani Tua, che fa capo all’assessore regionale alla Formazione, il leghista Mimmo Turano, che ha così consumato lo strappo del centrodestra, determinando la riconferma e storico esponente del Pd Giacomo Tranchida: “Ho sperato fino all’ultimo che si potesse raggiungere una normale e fisiologica coesione dell’alleanza – ha aggiunto il governatore parlando all’agenzia Adnkronos – Ma mi sono reso conto che la situazione era difficilmente recuperabile, anche perché ho trovato una situazione poco propensa alla rivisitazione di una scelta. E purtroppo è successo il peggio del peggio”. E non tarda l’affondo di Maurizio Miceli, candidato sindaco di Fratelli d’Italia uscito perdente per pochi voti: “Turano ha fatto una scelta precisa che a mio avviso lo mette fuori dal centrodestra che governa la Regione”.

Nonostante l’ampia vittoria del centrodestra alle Comunali siciliane, l’alleanza di governo vacilla. Una querelle già emersa nelle prime battute di questa campagna elettorale, quando dai banchi della maggioranza in Regione hanno chiesto la testa di Turano per il tradimento. Turano aveva tranquillizzato tutti e aveva promesso il sostegno al meloniano Miceli, salvo confermare lo schieramento di Trapani Tua al fianco di Tranchida. Schifani aveva tentato di placare gli animi rinviando tutto al post-voto in attesa di capire se il contributo della lista guidata dal suo assessore si fosse rivelato determinante. E ora quel risultato è chiaro: Tranchida ha vinto al primo turno col 42,45 per cento, mentre Miceli è rimasto al 37,23. Quell’8 per cento di Turano ha fatto, dunque, da ago della bilancia. C’è chi dice che Tranchida avrebbe vinto lo stesso anche senza Turano (la cui presenza in coalizione ha spaccato il centrosinistra).

In più le elezioni trapanesi sembrano essere determinate da più fattori. Il centrodestra si è presentato azzoppato e non solo per colpa della mossa della Lega. Forza Italia, per esempio, ha subito un duro colpo con la condanna definitiva dell’ex sottosegretario Antonio D’Alì (che da dicembre è in carcere per concorso esterno alla mafia) e gli azzurri non sono andati oltre il 3,61 per cento, rimanendo sotto la soglia di sbarramento che consentiva l’ingresso in consiglio comunale. E per quanto riguarda lo stesso Turano, bisogna ricordare che – dopo una lunga carriera politica nell’Udc – ha spostato il suo consenso personale nel partito di Matteo Salvini. Il sostegno a Tranchida nasce già dalla scorsa legislatura e non a caso crea malumori nel Pd. Tanto che l’ex coordinatore del Pd cittadino, Francesco Brillante, ha deciso di correre contro il sindaco dem. Il Pd in questa corsa elettorale trapanese aveva due candidati ed entrambi senza simbolo. Brillante alla fine ha ottenuto il 13,63 per cento, numero nettamente più alto di quello incassato dalla lista di Turano.

L’assessore leghista ora dovrà vedersela con Schifani in persona e al momento è ben spalleggiato dal suo neo partito: “Il piano politico e quello governativo devono restare separati. È una questione che attiene al nostro partito e a nessun altro”, sottolinea Annalisa Tardino, responsabile regionale per la Lega, altro partito che non ha presentato il simbolo. In ogni caso i meloniani potrebbero pretendere la testa di Turano e la questione potrebbe risolversi al di fuori della Sicilia. “Non si può usare due mesi e due misure – sottolineano dal Carroccio – Se noi non potevamo consumare uno strappo a Trapani, allora non si può accettare neanche la divisione che pure si è consumata altrove. Cuffaro ne è un esempio. Anche due suoi assessori siedono nella giunta regionale”.

Così Schifani prende ancora tempo: “Non amo farmi condizionare dagli alleati che stimo e rispetto, ma fino a quando ci sarà la campagna elettorale in corso (ci sono ancora i ballottaggi, ndr) non mi occuperò di questi aspetti”. Il presidente prende tempo ma non senza avvertimenti: “È evidente che questa vicenda verrà discussa e affrontata dal sottoscritto, unitamente ad altri aspetti relativi al check che mi ero predisposto di realizzare nell’interesse dello stato di salute della coalizione, che – vorrei ricordare – è ottimo”. Ottimo forse, ma solido non si direbbe.