Scuola

Rotazione presidi, l’escamotage di Valditara (con il plauso dei sindacati) per aggirare le direttive Anac: l’obbligo non sarà retroattivo

Le richieste dell’Anac di far ruotare i dirigenti scolastici resteranno lettera morta. Con la benedizione delle organizzazioni sindacali (a parte Gilda scuola), il governo ha trovato l’escamotage per accogliere l’appello dell’Autorità nazionale anticorruzione e allo stesso tempo non scontentare i presidi: la rotazione dopo tre mandati da tre anni sarà applicata da settembre e non sarà retroattiva. Tradotto: il capo d’istituto che da nove anni è in una scuola potrà continuare a stare nel suoregno”. Molti di loro andranno in pensione senza aver mai cambiato struttura. Eppure a gennaio l’Anac era stata chiara: “Gli istituti scolastici, operando come autonome stazioni appaltanti, sono chiamati a gestire risorse economiche anche ingenti per l’affidamento dei contratti pubblici. E questo vale ancora di più di fronte ai finanziamenti del Pnrr. È pertanto raccomandabile la periodica rotazione, che diventa necessaria ogni qualvolta si ravvisino rischi specifici di corruzione, anche minimale”.

Nulla da fare: nei giorni scorsi è stata presentata ai sindacati la bozza della direttiva ministeriale che conferma il conteggio dei tre mandati solo a partire dal prossimo anno scolastico e senza alcun effetto retroattivo. Ad applaudire alla scelta del ministro dell’Istruzione e del merito, il leghista Giuseppe Valditara, è soprattutto il numero uno dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli. Ma anche i tre sindacati confederali: “Finora il principio era applicato in poche Regioni proprio perché la scuola è una Pubblica amministrazione molto diversa dalle altre. Il ministero ha prodotto una bozza di direttiva che uniformasse i comportamenti sul territorio nazionale, ripartendo dall’incarico in atto. Ci sembra una soluzione opportuna perché mette ordine ed elimina la frammentazione esistente e offre l’opportunità di un avvio ordinato di procedure che in molti casi sono del tutto nuove nella scuola”, dice al fattoquotidiano.it Ivana Barbacci, segretaria nazionale della Cisl scuola. Per garantire la rotazione ora rimane solo una possibilità, piuttosto remota: dopo il terzo mandato il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale può sempre decidere di non rinnovare l’incarico dirigenziale, indipendentemente dai limiti temporali previsti, qualora ricorrano esigenze di servizio o di buon andamento dell’amministrazione o ricorrano casi di responsabilità dirigenziali.

A difendere lo status quo è anche la Flc Cgil: “Abbiamo espresso la nostra assoluta contrarietà alla rotazione degli incarichi dei dirigenti scolastici perché riteniamo che non ci siano nelle scuole i presupposti per attuare una misura che la legge indica come necessaria in tutte le amministrazioni in cui c’è un alto rischio corruttivo. Le scuole sono state definite dalla stessa Anac a rischio ridotto”, spiega Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei presidi per il sindacato di Maurizio Landini. La Flc è netta su questo tema e non vuol sentir parlare di rotazione né ora né mai: “Solo tra sette anni avremo i primi dirigenti a cui dovrà essere applicata la rotazione. La situazione è tanto più singolare considerando che a quel tempo le ingenti risorse del Pnrr non ci saranno più quindi si comprende come la motivazione sia solo strumentale e che la rotazione rappresenti una misura per effettuare un controllo sulla dirigenza scolastica”.

Sulla stessa linea anche il segretario nazionale della Uil Scuola Giuseppe d’Aprile: “È evidente quanto spesso le posizioni assunte nei confronti dei dirigenti scolastici siano strumentali, allo scopo di tratteggiare un profilo che non è omologabile al resto della dirigenza pubblica. La previsione generalizzata della rotazione degli incarichi appariva dannosa, soprattutto in determinati territori particolarmente esposti a rischi sociali o a dispersione scolastica”. E persino il presidente dell’Anief (Associazione insegnanti e formatori), Marcello Pacifico, che al fatto.it dice: “I dirigenti hanno presentato entro il 28 febbraio i progetti del Pnrr da sviluppare nel triennio e sarebbe irragionevole obbligarli a lasciare l’istituto in questo momento”. L’unico ad andare in direzione contraria, interpretando la preoccupazione di tanti docenti, è il coordinatore nazionale di Gilda Scuola, Rino Di Meglio: “Siamo per la rotazione. Lasciare i presidi vent’anni nello stesso posto non è una buona idea. In sostanza è il solito modo di aggirare la legge”.