Mondo

Cipro estrada in Germania un rifugiato curdo: l’Ue cambia rotta alla vigilia del voto in Turchia

Le elezioni in Turchia sono cruciali per una lunga lista di ragioni e una tra queste, fine o mezzo, dipende da quale pezzo del puzzle internazionale si guarda, è la questione curda. Proprio a pochi giorni dal voto del 28 maggio, che potrebbe cambiare tutto per Ankara (e non solo), un migliaio di chilometri a sud, sullo stesso parallelo, a Nicosia, nella Repubblica di Cipro, la Corte Suprema ha dato il via libera alla prima estradizione di un attivista curdo, accusato di essere membro del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan.

A chiederla, in forza di un mandato di cattura europeo, è stata la Germania che lo accusa di propaganda per una “organizzazione terroristica” (cosi i tedeschi hanno classificato il Pkk), anche se a volerlo processare in primis è la Turchia, dove rischia molti anni di carcere. Kenan Ayaz ha vissuto per 10 anni a Cipro con lo status di rifugiato e, dall’altro ieri, il governo ufficiale della Repubblica di Cipro ha accettato di estradare in Germania qualcuno che potrebbe poi, a sua volta, essere estradato in Turchia.

Non era mai capitato prima, perché Nicosia non ha relazioni diplomatiche con Ankara dai tempi dell’occupazione della porzione nord dell’isola, e da sempre i legami tra il suo governo e le minoranze con rapporti più difficili con la Turchia (curdi e armeni) sono eccellenti. Ma qualcosa di recente è cambiato: la Germania è il Paese che più collabora con il governo turco per l’estradizione degli attivisti curdi che considera terroristi – dice l’avvocato di Ayaz, il legale cipriota Efstathios C. Efstathiou – e il rischio che il 49enne si trovi a dover scontare una pena di 34 anni nelle carceri turche per attività terroristica, secondo lui e gli attivisti che ne stanno sostenendo la causa, è quasi certo.

Ma la posizione conciliante di Cipro (il governo non ha voluto commentare la sentenza), insieme al fatto che Finlandia e Svezia siano diventate improvvisamente morbide su temi che in altri tempi sarebbero stati non negoziabili, sono indizi abbastanza evidenti di un cambio di rotta a livello europeo sulla questione curda.