Calcio

Caso Dimarco, le scuse del calciatore dopo le minacce e l’alleanza tra ultras di Inter e Milan. La Curva Nord: “Gli spiegheremo l’accaduto”

“Spiegheremo personalmente l’accaduto con Dimarco“. È il messaggio apparso sul profilo Instagram della Curva Nord dell’Inter intorno a mezzogiorno. Il calciatore nerazzurro Federico Dimarco nella notte è stato vittima delle minacce degli ultras del Milan: “Dimarco pensa a giocare… o la lingua te la facciamo ingoiare“, si legge nello striscione appeso sotto casa del 25enne. La Procura di Milano aprirà nelle prossime ore un fascicolo per minacce aggravate. La scritta è un chiaro riferimento a quanto accaduto dopo il derby di Champions vinto dai nerazzurri, quando Dimarco ha intonato un coro contro i “banditi”, ovvero la Curva Sud del Milan. Subito dopo però accadono una serie di stranezze. Ci sono le scuse immediate dello stesso calciatore, che sui social ha scritto: ““Martedì sera dopo la partita mi sono lasciato andare ad un momento di leggerezza. Volevo chiedere scusa a tutti i tifosi del Milan che si sono sentiti offesi“. Nel corso della mattinata, sempre su Instagram, appare un comunicato della Curva Sud che accetta le scuse del calciatore. Poi il messaggio degli ultras dell’Inter, che non difendono il calciatore ma sembrano appoggiare il comportamento dei loro “colleghi” rossoneri. Tanto da dover “spiegare” a Dimarco quanto accaduto in un incontro.

Proprio prima del ritorno dell’Euroderby tra Inter e Milan, il Fatto Quotidiano ha raccontato gli ultimi intrecci criminali per conquistare il controllo delle curve del Meazza emersi da una recente indagine della Procura di Milano sugli affari del boss della Barona Nazzareno Calajò, detto Nazza. Gli elementi raccolti dagli inquirenti disegnano una santa alleanza tra capi ultrà di Inter, Milan e Juventus. E nelle carte compare più volte anche il nome di Vittorio Boiocchi, ex capo della curva interista ucciso il 29 ottobre scorso. Va letto tenendo a mente questo quadro il comunicato pubblicato dalla Curva Sud rossonera: “Da martedì sera tiene banco il caso Di Marco: capiamo e condividiamo la voglia di esultare e far festa, nessuno si è mai sognato di vietare festeggiamenti e sfotto, ma in una città come Milano ci sono dei limiti che non vanno mai oltrepassati, da una parte e dall’altra”, si legge su Instagram.

Gli ultras rossoneri fanno proprio riferimento a una sorta di accordo, che sembra non riguardare solo il tifo: “Le Curve di Milano si impegnano da 40 anni a portare avanti un patto di non belligeranza, un caso unico in Italia che permette di vivere nel rispetto, nella tranquillità e nella lealtà la nostra stracittadina. Un conto sono i cori e gli striscioni di sfottò riferiti a giocatori e società ‘chi non salta è rossonero o interista vaffanc… ecc.’, tutt’altro discorso sono i cori di scherno verso una curva intera alla presenza della stessa (con un coro che la stessa Curva Nord non canta di proposito da mesi)”. Il riferimento è appunto al coro cantato da Dimarco, quello con il verso “milanista chiacchierone”, molto diffuso tra i tifosi nerazzurri (anche non ultras) e uno dei tormentoni della scorsa stagione. La Curva Sud però vuole sottolineare che il coro non viene più cantato nel secondo anello verde del Meazza.

Poi la conclusione: “Apprezziamo le scuse del giocatore Dimarco, comprendendo che a volte l’adrenalina e l’euforia possano giocare brutti scherzi, e ci auguriamo in futuro di non assistere più a scene simili, da ambo le parti”. Un messaggio chiaro, a cui la Curva Nord replica appunto senza contestare nulla, ma anzi riferendo che parlerà con lo stesso Dimarco. Tutto materiale per gli investigatori della Digos, che sta indagando sull’episodio, col coordinamento del dipartimento antiterrorismo, che si occupa anche delle azioni degli ultras, guidato dal procuratore Marcello Viola. Gli investigatori stanno innanzitutto cercando di risalire ai responsabili materiali dello striscione, non firmato da nessun gruppo ultras, apparso sotto casa del calciatore. Le telecamere di videosorveglianza potrebbero essere decisive.