Televisione

Rai, nessun ‘ribaltone’: Roberto Sergio è il nuovo amministratore delegato. Per le nomine dei nuovi vertici tempi più lunghi

Tra le prime mosse del nuovo ad, c’è quella di approvare la deroga produttiva per i programmi, come Report. “Una risoluzione che serve anche per spegnere le polemiche legate alla chiusura del programma, eventualità mai adombrata”, scrive La Stampa, spegnendo così le polemiche innescate dai rumors sulla chiusura del programma condotto da Sigfrido Ranucci

Nessun colpo di scena, nessun ribaltone dell’ultimo minuto. Come proposto dall’assemblea degli azionisti, Roberto Sergio è il nuovo amministratore delegato della Rai. È andata esattamente come ci si aspettava che andasse: hanno votato a favore lo stesso Sergio, la presidente Marinella Soldi (molto stimata da Renzi), i consiglieri Simona Agnes (in quota Forza Italia) e Igor De Biasio (quota Lega), si sono astenuti Alessandro Di Majo (vicino ai 5S) e Riccardo Laganà (che rappresenta i dipendenti di viale Mazzini), mentre la consigliera Francesca Bria (in quota Pd) ha votato contro. Smentite dunque le ipotesi della vigilia, almeno quelle che ipotizzavano il possibile voto favorevole di Di Majo, nell’ottica di un presunto accordo tra la maggioranza e Giuseppe Conte, che spingerebbe per una nomina di peso a Giuseppe Carboni, l’ex direttore del Tg1 in predicato di approdare alla direzione di Rai News.

Con la nomina di Sergio parte dunque la corsa della “nuova” Rai a trazione centro-destra e l’avvio è di quelli turbolenti visto che a tenere banco in queste ore è l’addio di Fabio Fazio, migrato a Discovery con un contratto di quattro anni, complice anche l’immobilismo della tv di Stato: l’ad uscente Carlo Fuortes non ha infatti aperto un tavolo di trattative con il conduttore, che aveva il contratto in scadenza, e lo stallo ha prodotto la fuoriuscita di un big della Rai, sicuramente capace di fare ascolti e di attrarre investimenti pubblicitari. Nato a Roma nel 1960, Sergio è un manager esperto di telecomunicazioni, ha cominciato il suo percorso lavorativo in Sogei – Società Generale d’Informatica, poi nel ‘97 è passato in Lottomatica, dove ha fatto carriera fino ad arrivare alla vicedirezione generale e poi alla presidenza del cda. Rossi è entrato in Rai per la prima volta nel 2004 dunque conosce molto bene l’azienda, dove ha lavorato in diversi ambiti strategici: ha cominciato come direttore dell’area Nuovi Media, è stato presidente di Sipra (ora Rai Pubblicità), poi presidente di Rai Way e nel 2015 è approdato nelle Radio prima come vicedirettore poi come Direttore di Radio Rai, incarico che ha ricoperto fino a pochi giorni fa. Toccherà a lui disegnare la Rai meloniana e per farlo ha già preso due decisioni importanti, comunicando di voler nominare Paola Marchesini (direttrice uscente di Rai Radio2) quale direttore dello staff amministratore delegato e di voler affidare a Giampaolo Rossi (uomo forte della destra in Rai) il ruolo di direttore generale corporate, ruolo precedentemente ricoperto ad interim da Fuortes.

Tra le prime mosse del nuovo ad, c’è quella di approvare la deroga produttiva per i programmi, come Report. “Una risoluzione che serve anche per spegnere le polemiche legate alla chiusura del programma, eventualità mai adombrata”, scrive La Stampa, spegnendo così le polemiche innescate dai rumors sulla chiusura del programma condotto da Sigfrido Ranucci. Quanto alle nomine dei nuovi vertici delle direzioni di genere, i tempi rischiano di essere più lunghi del previsto: il primo cda utile potrebbe essere quello di giovedì 18 maggio, ma c’è il rischio che slitti al 25 per avere il tempo di trovare un accordo su tutti i nomi. La situazione più ingarbugliata riguarda Gian Marco Chiocci alla guida del Tg1, essendo una risorsa esterna (attualmente guida l’Adnkronos): senza un accordo preventivo tra le forze di maggioranza e una trattativa con le opposizioni (o almeno una parte di esse), la partita si fa più complicata visti i numeri ristretti in cda. Ma un ulteriore stallo sarebbe un dramma per l’azienda: vanno scritti i nuovi palinsesti, che devono essere pronti entro la fine di giugno per essere poi presentati agli inserzionisti pubblicitari. E il ritardo è già enorme.