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L’Ue ha posizioni opposte su guerra e Cina: in Italia serve un polo politico autonomo dagli Usa

Il 23 marzo 2019, quando l’Italia firmò – primo paese dell’Unione Europea – il Memorandum sulla via della Seta con il governo cinese, l’allora Presidente del Consiglio Conte dovette rintuzzare le critiche di Merkel e in particolare di Macron, che criticò la scelta italiana usando il linguaggio della Nato e sottolineando come la Cina fosse “una rivale sistemica”.

Nei giorni scorsi, di ritorno da un viaggio in Cina in cui è stato accolto con tutti gli onori – a differenza di Ursula Von der Leyen – Macron ha affermato che l’Unione Europea non deve diventare un “vassallo” degli Stati Uniti, che deve evitare di essere coinvolta in qualsiasi conflitto tra Stati Uniti e Cina su Taiwan, che l’Europa dovrebbe essere una terza potenza nell’ordine mondiale, insieme a Stati Uniti e Cina, e che il suo obiettivo a lungo termine è quello di una “autonomia strategica”. Questa visita, che ha permesso la stipula di accordi miliardari da parte di aziende francesi, è stata preceduta da un fatto commerciale di prima importanza: a marzo la società petrolifera francese Total ha completato il suo primo pagamento in Yuan alla compagnia cinese CNOOC per un carico di 65.000 tonnellate gas liquefatto importato dagli Emirati Arabi Uniti.

Se le critiche alle prese di posizione di Macron sono state numerose sia negli Usa che in Europa, sordo e muto sarà il rancore statunitense per questo acquisto di GNL in Yuan.

Che cosa succede nel frattempo in Italia? Che tra il vertice del Fmi e quello del G7 che si sono tenuti a Washington, il ministro Giorgetti ha avuto vari incontri con esponenti del governo statunitense, il cui punto fondamentale – oltre “all’ambizione dell’Italia di essere protagonista in vista dell’indipendenza energetica dalla Russia” – è stato la presa di distanza dell’Italia dalla Cina. Ad esempio, con il segretario al commercio Usa, Gina Raimondo, Giorgetti ha avuto un lungo e cordiale colloquio, nel quale, oltre a fare il punto sugli equilibri geopolitici internazionali, è stata inoltre ribadita la volontà di una collaborazione sul piano economico tra Europa e Usa per alcune produzioni strategiche “anche per una questione di sicurezza nazionale” – ha sottolineato il ministro Giorgetti.

Si tratta senza mezzi termini di attaccare il carro dell’Italia – e dell’Europa – a quello degli Usa su tutto il terreno dello sviluppo tecnologico e delle comunicazioni su cui è in atto lo scontro con la Cina: il contrario di quanto affermato da Macron.

Questo mi pare il nodo fondamentale oggi: l’Europa, che si è genuflessa agli Usa sulla guerra alla Russia, deve proseguire nella propria autodistruzione trasformandosi definitivamente in un protettorato politico ed economico degli Usa o deve cercare di collocarsi nella crisi della globalizzazione con una propria posizione autonoma? Oggi in Europa vi sono posizioni tra loro opposte e non mediabili. Da un lato la maggioranza dei paesi dell’Est – che dietro la guida polacca si muovono come semplici pedine del governo statunitense – e che fanno della guerra alla Russia una loro missione fondamentale. Dall’altro la Francia – e in modo più contraddittorio la Germania – che cercano di evitare la completa debacle politica ed economica del vecchio continente.

Visto che mediare tra queste posizioni sarà assai difficile, è molto probabile che i paesi maggiori accentueranno i caratteri nazionali della propria politica estera, anche sulla questione della guerra. In questo quadro cosa farà l’Italia?

Il punto è rilevantissimo perché l’Italia ha ancora più bisogno della Francia di una relazione con la Cina e con quel variegato mondo che attorno ai Brics sta costituendo un polo economico e finanziario pari a quello occidentale. L’Italia è un paese esportatore – più della Francia – e senza lo sbocco di mercato di quella metà di mondo rappresentato dai Brics, è destinata ad un declino ancora più rapido di quello che stiamo vivendo.

Questo è il punto di cui sarebbe necessario discutere in Italia, dove le principali leader del governo e dell’opposizione fanno a gara ad essere le migliori gregarie del governo statunitense. Si badi che non è un fatto personale ma sistemico: la Seconda repubblica con il suo sistema bipolare è organicamente fondata sulla fedeltà atlantica e sulla sudditanza agli Usa più ancora della Prima repubblica, come dimostra il vergognoso comportamento del Presidente Mattarella che imita pedissequamente quello di Napolitano.

La necessità di un terzo polo politico in questo paese trova qui la sua ulteriore conferma: è necessario un polo politico che faccia gli interessi degli strati popolari, delle classi subalterne ed è necessario un terzo polo autonomo dagli Stati Uniti, per disegnare un futuro di pace e cooperazione dell’Italia e dell’Europa nel prossimo mondo multipolare. Mai come oggi la difesa degli interessi degli strati popolari, dell’ambiente, del benessere in generale e dello sviluppo sociale del paese è connessa al posto che l’Italia occuperà nella crisi della globalizzazione. Se l’Italia diventerà una nazione subalterna in un continente che diventa un protettorato Usa, il nostro futuro è quello dell’impoverimento progressivo. Magari come nel Ventennio fascista, in cui l’impoverimento di massa del paese è stato condito con la retorica della lira a quota 90 e dell’impero.

Non è un punto secondario ma una questione fondamentale attorno a cui aggregare forze e intelligenze, ed è il punto centrale su cui siamo impegnati come Unione Popolare.