Zonaeuro

Muri alle frontiere contro i migranti, il presidente Ppe Weber: “Dovrebbero essere un’eccezione, ma bisogna essere pronti”

Ringrazia il governo italiano per quello che sta facendo sui migranti, e insiste sulla necessità di maggiore solidarietà da parte dell’Europa, in particolare di Germania e Francia. Poi affronta la questione della costruzione di muri alle frontiere esterne dell’Europa, che dovrebbero comunque essere “un’eccezione”. Ma nel caso in cui non ci siano ulteriori vie per fermare l’immigrazione clandestina, “allora bisogna anche essere pronti a costruire le recinzioni“. Il presidente e capogruppo al Parlamento Ue del Ppe Manfred Weber in un’intervista al Corriere della Sera ricorda che su questo punto sono tanti i Paesi ad avere già messo a punto una barriera per arginare gli ingressi. E i Popolari europei hanno presentato un emendamento al bilancio Ue 2024 per finanziarne la costruzione. “Tutti i Paesi con un confine esterno ne stanno erigendo (di muri, ndr): la Grecia con la Turchia, la Polonia e la Lituania con la Bielorussia, la Finlandia con la Russia quando ancora il governo era socialista, la Spagna a Ceuta e Melilla. Il Ppe pensa che l’Ue debba finanziare queste recinzioni perché non si tratta di proteggere i confini nazionali ma quelli europei”.

Weber poi elogia l’Italia, anzi, il “governo italiano”, “per il modo in cui accoglie i migranti e cerca di salvarli e aiutarli. Gli altri Paesi come la Germania e la Francia devono aiutare. Devono portare volontariamente i migranti con un diritto di asilo sul loro territorio”. E mette in chiaro la necessità di avviare solidi meccanismi di solidarietà sull’accoglienza dei migranti nei confronti dell’Italia “da parte degli altri Paesi Ue”, perché è chiaro è che a livello europeo “la solidarietà non funziona”. Motivo per cui, aggiunge, “il gruppo del Ppe ha chiesto questa settimana un dibattito speciale al Parlamento Ue per cercare solidarietà verso l’Italia”. Commentando poi il piano Von der Leyen sui migranti “è buono, ma siamo in ritardo nell’attuazione“, perché “servono subito accordi di riammissione chiari con i Paesi di origine. Per anni la Commissione li ha promessi, deve accelerare. La gestione congiunta del fenomeno con i Paesi del nord Africa non deve essere vista solo come uno sforzo italiano per fermare la partenza dei barconi. Servono subito accordi di riammissione chiari con i Paesi di origine. Se un migrante non ha diritto alla protezione deve tornare a casa”.

Rispetto a come aiutare l’Italia, “insieme dobbiamo stabilizzare la rotta del Mediterraneo. Serve un piano europeo, la Commissione Ue e gli Stati membri devono presentare al prossimo Consiglio europeo una proposta concreta per la Tunisia“. L’urgenza di agire al più presto a livello europeo e in maniera coesa sul tema della migrazione, è legato anche alla contingenza storica. Weber, nel corso dell’intervista, aggiunge infatti che “stiamo andando incontro a un’altra grande crisi migratoria in Europa. Ed è per questo che il Ppe sostiene pienamente il governo italiano nel dare priorità a questo tema a livello europeo. Abbiamo bisogno di azioni comuni e ci rammarichiamo molto del fatto che da parte della Commissione e degli Stati Ue non ci siano molta consapevolezza, né ascolto né molta azione verso un problema serio”. Di fatto, guardando ai numeri, il 12 aprile Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, ha rilevato che nei primi tre mesi del 2023 sono quadruplicati a quasi 28mila (+305%) i rilevamenti di migranti nel Mediterraneo centrale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel solo mese di marzo il numero è cresciuto di nove volte rispetto allo scorso anno attestandosi a quota 13mila. In generale l’Agenzia europea ha rilevato alle frontiere dell’Ue 54mila attraversamenti irregolari, il 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con 22.500 arrivi irregolari registrati solo a marzo (il 60% in più).

Infine, Weber commenta duramente anche le dichiarazioni fatte da Macron a Politico.eu di ritorno dalla sua missione a Pechino (“Gli europei non devono essere vassalli degli Usa, bisogna evitare di essere coinvolti in crisi altrui”), sulle quali è dovuto anche intervenire l’Eliseo, che ha cercato di ridimensionare le parole nette del capo dello Stato francese. “L’intervista di Macron è stata un disastro – ha dichiarato Weber -, ha reso evidente la grande spaccatura all’interno dell’Ue nel definire un piano strategico comune verso Pechino. Al prossimo Consiglio europeo di giugno i leader dovranno discuterne e trovare un’intesa”. Già il 13 aprile Weber aveva dichiarato che “le dichiarazioni di Macron hanno diviso l’Occidente e rafforzato i nostri concorrenti autocratici”, reputando le sue parole “una falsa partenza per un dibattito urgente sulle relazioni dell’Europa con la Cina. Abbiamo chiesto un dibattito in plenaria la prossima settimana (che si svolge a Strasburgo dal 17 al 20 aprile, ndr) per valutare i danni e trovare un modo più costruttivo di procedere”.