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Migranti, il governo riesuma i decreti Salvini con gli emendamenti al dl Cutro: niente servizi di integrazione per i richiedenti

Il governo sembra aver trovato la quadra sull’immigrazione e accelera verso l’appuntamento del 18 aprile, quando il cosiddetto decreto Cutro arriverà in Senato. Depositati in Commissione Affari costituzionali i due maxi emendamenti governativi bollinati dalla Ragioneria dello Stato. Il primo è un’aggiunta all’articolo 5 del decreto e introduce novità sul potenziamento e la gestione dei centri di prima accoglienza e sulla riduzione e revoca delle condizioni di accoglienza. Mentre nel secondo ci sono modifiche all’articolo 7 sulle procedure accelerate di frontiera, il riconoscimento della protezione internazionale e l’accompagnamento immediato alle frontiere. Resta invece ‘congelata’, almeno per ora, la stretta sulla protezione speciale dei richiedenti asilo che era stata annunciata da fonti di maggioranza e che potrebbe rientrare con un ulteriore emendamento.

Per molti aspetti, alcuni dei quali già evidenti nel testo originale del decreto Cutro, è un ritorno ai decreti sicurezza del primo governo Conte, quando al Viminale c’era Matteo Salvini. A partire dall’allargamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), che il governo vuole aumentare fino ad averne uno in ogni regione, mentre ad oggi quelli attivi sono nove. Le deroghe alle norme sui contratti pubblici, già previste per l’aumento dei Cpr, vengono ora allargate per la realizzazione “sollecita” di hotspot e centri di prima accoglienza. Inoltre, il Viminale d’intesa con il ministero della Giustizia procederà all’individuazione di nuovi siti da mettere in piedi per le procedure di frontiera “con trattenimento“. Agli Interni anche la facoltà, fino a tutto il 2025, di affidare alla Croce Rossa, in situazioni di particolare affollamento dell’hotspot di Lampedusa, la gestione della struttura. Non solo: “per assicurare adeguati livelli di accoglienza” il ministero dell’Interno è autorizzato a stipulare contratti con aziende di trasporto marittimo, in deroga alle norme sui contratti pubblici, per trasferire almeno 400 migranti al giorno dall’hotspot a un porto della Sicilia meridionale, per un totale di 2800 persone a settimana e un onere totale di 8.820.000 euro per il 2023.

Sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, le novità depositate in Commissione riesumano una misura contenuta in uno dei decreti sicurezza firmati da Salvini: si esclude la possibilità di ospitare i richiedenti asilo nella rete del Sistema di accoglienza ed integrazione (SAI) gestita con i Comuni, ovvero nel sistema ordinario di accoglienza che ad oggi conta un terzo dei circa 120 mila posti per l’accoglienza degli stranieri nel nostro Paese. I richiedenti dovranno infatti andare nei centri di accoglienza governativi approntati dalle prefetture (centri di accoglienza straordinaria, CAS) fino alla decisione sulla domanda di protezione internazionale. Oltre a quanti avranno ottenuto la protezione, potrà accedere al SAI chi entra in Italia con corridoi umanitari e reinsediamenti nonché i vulnerabili (donne in stato di gravidanza, anziani, persone affette da gravi malattie o disturbi mentali, disabili). Fino all’ottenimento della protezione, dunque, i richiedenti asilo non godranno dei servizi di integrazione. Una soluzione che rilancia l’annoso problema dell’accoglienza in Italia, dove si lasciano le persone senza far nulla anche per quattro anni, nell’attesa di risposta alla richiesta d’asilo, e quando invece ottengono il permesso vengono spesso abbandonate perché nel sistema Sai non ci sono abbastanza posti e comunque non ci si può fermare per più di sei mesi.

Quanto ai CAS governativi per i richiedenti, per i Prefetti sarà possibile individuare strutture di accoglienza provvisorie per i richiedenti asilo “in caso di indisponibilità di un adeguato numero di posti nelle strutture esistenti”. In questi luoghi, è scritto, “l’accoglienza dovrà avvenire per il tempo strettamente necessario”, garantendo solo l’essenziale: vitto, alloggio, vestiario, assistenza sanitaria e mediazione linguistico-culturale. Questo perché tali strutture non prevedono ulteriori oneri per la spesa pubblica. Gli emendamenti prevedono anche un irrigidimento sulle norme di revoca delle misure di accoglienza nei confronti degli ospiti che si siano resi responsabili di gravi violazioni delle regole nel centro di accoglienza o di comportamenti violenti. La revoca e le misure limitative saranno applicate anche nel caso in cui le condotte fossero tenute al di fuori del centro di accoglienza, tenendo conto della situazione personale del richiedente. Complessivamente il costo per l’accoglienza nell’anno in corso è così stimato in 853 milioni di euro: 807 milioni per i 54.446 richiedenti asilo, 16,7 milioni per i 1.926 non più inseriti nel Sai e 29 milioni per i circa 11mila ucraini ospitati nei primi tre mesi dell’anno.