Società

Sull’intelligenza artificiale vedo solo ottusità: sia di chi la venera sia di chi tenta di censurarla

C’è soltanto una cosa che dovrebbe preoccupare più dell’Intelligenza Artificiale lasciata funzionare a ruota libera: l’ottusità umana altrettanto libera di fare danni.

Tale ottusità è di due tipi, rispetto all’intelligenza di cui sopra.

C’è quella che vorrebbe consentire lo sviluppo incontrollato dell’I.A. – in nome del progresso e soprattutto del profitto – incurante degli effetti deleteri che questa nuova tecnologia sta operando sull’umano, a livello cognitivo, emotivo e relazionale. È da incoscienti, infatti, pensare che lo sviluppo incontrollato dell’I.A., in ambito per esempio creativo, non comporterà un impoverimento graduale di tale facoltà umana, perché gli individui saranno sempre più tentati di lasciare alla tecnologia lo sforzo di creare testi, contenuti o perfino opere d’arte.

Del resto, è quello che sta accadendo già da un decennio con l’uso (e abuso) degli smartphone e della Rete come tramite per fare esperienza del mondo: gli studiosi stanno prendendo atto di un’inversione dell’effetto Flynn, che tradotto significa un abbassamento del quoziente intellettivo medio della popolazione (fatto inaudito, da quando tale misurazione è iniziata nei primi del Novecento). Per non parlare dei numerosi studi che raccontano la diffusione sempre più capillare dell’analfabetismo funzionale, quello cioè di chi sa leggere senza capire il contenuto, senza riuscire a rielaborarlo e spiegarlo a qualcun altro. Fatto piuttosto inquietante – calcolando la mole di contenuti che leggiamo, specie in Rete – che da solo basterebbe a spiegare l’emersione di teorie magiche, complottistiche, anti-scientifiche e spesso contrarie anche solo al basilare buon senso.

Come altro definirla, se non la sciagura di un’epoca che scambia la comunicazione per conoscenza, la connessione di profili virtuali con la relazione umana, l’intelligenza degli algoritmi con la ragione umana.

Ma se è una forma di ottusità, quella di chi subisce il fenomeno dell’Intelligenza Artificiale abbacinato dagli ingenti profitti (e dalle comodità che essa promette), non lo è da meno quella di un paese – l’Italia – che con una decisione scellerata sospende il sistema di intelligenza artificiale ChatGPT avanzando pesanti riserve rispetto alla protezione dei dati e della privacy. Farebbe ridere, se non facesse piangere, pensare che tale misura è stata presa dal Garante della privacy di un paese in cui i cittadini vengono tormentati quotidianamente da telefonate di società che gli propongono “la qualunque”, naturalmente nella piena conoscenza dei loro recapiti personali e in totale assenza di sanzioni per il disturbo arrecato. Ogni volta che visitiamo un nuovo sito ci viene richiesto di accettare i “cookies” e noi, per comodità e fretta, lo facciamo pacificamente, consegnando con quel banale click ogni informazione su di noi all’azienda di turno.

Al di là di questi paradossi, emerge in questa seconda forma di ottusità una caratteristica che la accomuna alla prima: sì, in entrambi i casi si abdica a quello che dovrebbe essere il più normale dei comportamenti umani. Ossia l’impegno e lo studio che si devono mettere non nel sottomettere l’umano alla tecnologia in nome del dio profitto, non nell’utilizzare quell’arma spuntata e controproducente che nella Storia è stata la censura, ma nell’affrontare il problema con lo spirito scientifico di chi vuole governare un fenomeno affinché il mezzo (la tecnica) non diventi il fine sul cui altare sacrificare quello che dovrebbe essere il vero fine (il benessere dell’umano).

Ma è proprio questo approccio intelligente che non si riesce ad affermare sulle “ottusità” di chi venera acriticamente il progresso tecnologico oppure si illude di poterlo fermare con il proibizionismo.

Come sorprendersi, poi, se anche sul piano politico siamo sospesi fra un governo i cui esponenti giocano con il fuoco, oggi per fortuna fatuo, del fascismo – per giunta utilizzando riferimenti storici falsi e grotteschi – e un’opposizione che per larga parte sembra non riuscire a innalzarsi al di sopra di un totalmente improduttivo gridare al fascismo stesso?!

Tutto questo mentre crescono a dismisura privilegi e disuguaglianze, mentre i diritti dei lavoratori sono distrutti e perfino le istituzioni pubbliche pretendono di assegnare lavori impegnativi sotto tutti i punti di vista in cambio di stipendi da fame.

Quanto, mi chiedo, dovremmo dubitare sul fatto che questa forma di ottusità politica fra governo e opposizione – un po’ come con l’Intelligenza Artificiale – nasconda in realtà l’incapacità di occuparsi dei problemi concreti delle persone?!