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La Lega all’attacco del capo dell’Anac che ha criticato il Codice appalti: “Prevenuto”. Poi la marcia indietro: “Ha corretto le sue parole”

La Lega vuole cacciare Giuseppe Busia dal vertice dell’Autorità Anticorruzione. La sua colpa? Aver aspramente criticato il nuovo codice degli Appalti varato dal governo di Giorgia Meloni e rivendicato da Matteo Salvini, lanciando un allarme sui rischi legati alle nuove norme. “Gravi, inqualificabili e disinformate dichiarazioni del presidente Busia sul Codice Salvini: se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti, non può stare più in quel ruolo”, è l’attacco lanciato da Stefano Locatelli, responsabile Enti Locali della Lega. “Busia ha dei compiti di controllo invece certifica di essere prevenuto, non neutrale e quindi non credibile“, prosegue il dirigente del Carroccio, imitato a stretto giro da una serie di big di via Bellerio. Il numero uno dell’Anticorruzione, difeso solo dal Pd, è stato costretto a intervenire per aggiustare il tiro: “I sindaci oggi sono degli eroi, svolgono una funzione essenziale”. E a quel punto anche dal ministero delle Infrastrutture, guidato da Salvini, è arrivato un segnale di pace: “Grande soddisfazione e sollievo per l’evidente correzione di rotta del presidente”, dettano fonti del Mit.

Lega all’assalto dell’Anac – Durante il giorno l’attacco di Locatelli è stato rilanciato da vari leghisti. Gianluca Cantalamessa, senatore e capogruppo della Lega in commissione Industria di Palazzo Madama: “Chi punta il dito a priori sui sindaci italiani non può ricoprire il ruolo di presidente dell’Anac – attacca – Gravi, infondate e imprecise le dichiarazioni di Giuseppe Busia che accusa praticamente migliaia di primi cittadini di corruzione. Inaccettabile. A lui spetta il ruolo di controllore, non di accusatore. Faccia un passo indietro e si scusi con i nostri sindaci che sapranno, invece, affidare i lavori pubblici con trasparenza per il bene delle loro comunità. Con il codice Salvini si dà mano libera al lavoro con appalti più veloci e maggiore autonomia agli enti locali, non certo a cantieri a casaccio per ‘relazioni personali”. Il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ha diffuso una lunga nota per dire che “l’attacco del presidente Busìa e dei detrattori della nuova norma risponda a una logica di deresponsabilizzazione che rischia di delegittimare il prezioso lavoro che le pubbliche amministrazioni svolgono ogni giorno nella gestione dei contratti pubblici”.

La stroncatura del codice Appalti – Ma cosa aveva detto il presidente dell’Anac per provocare questo attacco frontale nei suoi confronti? “Semplificazione e rapidità sono valori importanti, ma non possono andare a discapito di principi altrettanto importanti come trasparenza, controllabilità e libera concorrenza“, aveva detto, stroncando di fatto il Codice degli appalti scritto dal Consiglio di Stato e modificato dal governo. “Sotto i 150.000 euro va benissimo il cugino o anche chi mi ha votato e questo è un problema, soprattutto nei piccoli centri”, ha ribadito mercoledì mattina il presidente dell’Anac, mettendo nel mirino gli affidamenti senza gara che, allargati a dismisura durante la pandemia, ora diventano strutturali. Insieme alla possibilità per le stazioni appaltanti di ricorrere alla procedura negoziata senza bando previa consultazione di almeno dieci operatori economici per lavori fino a 5,3 milioni di euro. Con il risultato di sottrarre alla concorrenza il 98% dei lavori. Sostanzialmente “si dà mano libera, si dice non consultate il mercato, scegliete l’impresa che volete”, sottolinea Busia. Il risvolto pratico, insomma, è che “si prenderà l’impresa più vicina, quella che conosco, non quella che si comporta meglio”, ha spiegato a Zapping su Radio Uno. E poi ha ribadito di vedere soprattutto “sugli affidamenti diretti sotto i 140 mila euro, dall’acquisto delle sedie ai lavori per imbiancare la scuola. Potrebbero essere chiamate le persone più vicine al dirigente, al sindaco o all’ assessore. E ridurre la trasparenza aumenta i rischi corruttivi – sottolinea – , specie ora che le risorse sono tante”.

Busia replica: “Sindaci eroi” – Un vero e proprio fuoco incrociato di critiche, che ha costretto Busia a reagire. “Amministratori corrotti? No, nel modo più assoluto. I sindaci, soprattutto nei piccoli comuni, oggi sono degli eroi. Svolgono una funzione essenziale, importantissima, pagati pochissimo e si assumono grandi responsabilità”, ha detto il presidente dell’Anac a L’Aria che tira su La7. “Verso i sindaci Anac nutre solo ammirazione”, ha aggiunto sottolineando poi che “controllabilità e trasparenza si possono conciliare” e che fare le gare per gli appalti “in sé non è il grosso del tempo che si spende. Se non si fa neanche un avviso le imprese migliori sono penalizzate”, e sono quelle “incapaci” a “provocare ritardi”. “Verso i sindaci – ha aggiunto Busia – Anac nutre solo ammirazione, come pure verso i funzionari pubblici. Sono persone nella stragrande maggioranza che servono l’istituzione e lavorano per fare bene. La fiducia che Anac dà ai sindaci è piena. Non solo. Anac si affianca alle amministrazioni che stipulano con noi un protocollo d’intesa, e le aiutiamo controllando gli atti prima e durante la gara, per ridurre il contenzioso“. A proposito della criminalità negli appalti, Busia ha sottolineato che “purtroppo ci sono settori in cui la criminalità è presente. Dovendo spendere grandi risorse in tempi stretti, i rischi sono alti”. Ad avviso del presidente dell’ Anac, però, “controllabilità e trasparenza si possono conciliare con la rapidità del fare, attraverso il digitale. Non si perde tempo. La gara in sé non è il grosso del tempo che si spende. Se non si fa neanche un avviso le imprese migliori sono penalizzate. E se si scelgono imprese incapaci, sono queste a provocare ritardi”.

Il Mit: “Bene correzione di rotta di Busia” – Toni molto più sfumati, dunque, quelli di Busia. E infatti dal ministero delle Infrastrutture fanno sapere di provare “grande soddisfazione e sollievo per l’evidente correzione di rotta del presidente Anac che ora ha definito i sindaci eroi da ammirare”. Dal dicastero guidato da Salvini fanno sapere che i contatti tra il ministero “non sono mai venuti meno, nemmeno nelle ultime ore. Il ministro non si sottrae al confronto costruttivo per il bene del Paese e al fianco degli amministratori locali”. E la reazione durissima della Lega? Le stesse fonti del Mit dicono che “evidentemente, sono servite per un chiarimento”.

La difesa del Pd, Costa vuole cambiare l’Anac – L’attacco della Lega ha provocato anche altre reazioni politiche. Enrico Costa, deputato di Azione, non solo si unisce alle critiche a Busia ma ipotizza anche una riforma dell’Anticorruzione. “Le proteste del Presidente Anac di fronte alle semplificazioni del Codice Appalti: insinua addirittura che favorisce il voto di scambio nei comuni. È vero esattamente il contrario. Meno burocrazia, meno intrallazzi. Da rivedere piuttosto il ruolo di Anac”, scrive su twitter. Difende Busia, invece, il dem Francesco Boccia: “Troviamo molto gravi gli attacchi che gli esponenti della Lega rivolgono al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. La colpa di Busia è solo quella di denunciare con forza le criticità del nuovo codice appalti. Dietro la richiesta della velocizzazione si nasconde l’abbassamento della qualità dei lavori e il rischio sempre più forte di infiltrazioni ancora più massiccie della criminalità organizzata. La destra sappia che le preoccupazioni di Busia sono le nostre”, dice il neo capogruppo del Pd al Senato. Un concetto esplicitato da Andrea Orlando, su twitter: “Il 98% delle opere pubbliche, sulla base delle modifiche normative volute dal governo, secondo le stime dell’Anac, sarà realizzato senza gara. Un enorme favore alle mafie”. Secondo Chiara Braga, nuova capogruppo dem a Montecitorio: “La Lega sferra un attacco scomposto e inaccettabile al Presidente dell’Anac per nascondere quello che il suo Governo cancella: concorrenza, trasparenza e qualità degli appalti. Questo Codice non ha nulla a che fare con gli obiettivi giusti di rapidità e semplificazione. È la solita ricetta della destra, insofferente alla legalità e senza nessuno scrupolo a sacrificare dignità e sicurezza del lavoro con il subappalto selvaggio”.

Chi è il manager che la Lega vuole cacciare – Busia è al vertice dell’Autorità Anticorruzione dal settembre del 2020. Era stato nominato dal governo di Giuseppe Conte per sostituire Raffaele Cantone, presidente dell’Anac tra il 2014 e il 2020. Anche il mandato di Busia è di sei anni. In passato il manager è stato per otto anni segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali. Prima ancora aveva ricoperto l’incarico di segretario generale dell’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture.