Diritti

“Finestre rotte, acqua fredda, alloggi come pisciatoi: da medico vi dico cosa ho visto nel Cara di Crotone. E perché la Croce rossa non ha colpe”

Michele Usuelli, neonatologo e già consigliere regionale in Lombardia, ha lavorato nel centro d'accoglienza. E racconta che le foto diffuse dai media non mostrano un'eccezione, ma la tragica normalità. Alla Croce rossa però, oggetto di attacchi, "sono affidati soltanto la mensa e l'ambulatorio", mentre degli alloggi, della pulizia, e della manutenzione si occupano altre cooperative. Ma i bandi del Viminale hanno "importi miseri, di volta in volta sempre più ridotti, che non permettono a chi lavora bene di starci dentro coi soldi, ma dall'altra parte incoraggiano le ditte senza scrupoli a lucrarci in modo indegno"

“Quelle foto? Sono molto meglio di ciò che ho visto io nel Cara”. Michele Usuelli, 49 anni, è un medico neonatologo, fresco di mandato da consigliere regionale in Lombardia con +Europa. Ha una lunga esperienza di lavoro in zone di guerra e sulle navi delle ong, e lo scorso novembre ha ricoperto per due settimane (“per tappare un buco”, dice lui) il ruolo di direttore medico del Cara di Isola di Capo Rizzuto, il centro di accoglienza per richiedenti asilo del Crotonese finito nella bufera per le condizioni in cui ospitava i superstiti del naufragio di Cutro. Materassi per terra, panche di ferro come letti, niente lenzuola né cuscini, un solo bagno per 81 persone: immagini che hanno indignato l’Italia, tanto da convincere il Viminale a un trasferimento d’urgenza in albergo. E che però, racconta Usuelli al fattoquotidiano.it, non mostrano un’eccezione, ma la tragica normalità: è in locali come quelli che il nostro Paese dà il benvenuto a chi fugge da guerre e persecuzioni. “È stato così fino a ieri, continuerà a essere così. Anzi, mi sono quasi stupito che non abbiano dato una ripulita per l’arrivo della stampa”, dice.

“Alla banchina del porto, quando c’è un salvataggio, va in scena il momento mediatico. Poi le telecamere spariscono e rimangono quattro sfigati a gestire tutto il resto”, spiega il medico. Cioè il personale della Croce rossa, l’unico a essere finito sotto attacco. “Sono degli eroi che lavorano in condizioni difficilissime, con budget ridicoli. A loro sono affidati soltanto la mensa e l’ambulatorio, che infatti funzionano in maniera dignitosa”. E chi si occupa degli alloggi, della pulizia, della manutenzione? “Altre cooperative, sempre diverse, che vincono gli appalti del ministero dell’Interno. Sono bandi dagli importi miseri, di volta in volta sempre più ridotti, che non permettono a chi lavora bene di starci dentro coi soldi. Ma dall’altra parte incoraggiano le ditte senza scrupoli a lucrarci in modo indegno. Il direttore della Croce rossa del Cara, Ignazio Mangione, non ci può fare nulla, a parte inviare segnalazioni al prefetto di Crotone, che aggiudica le gare e avrebbe la responsabilità della struttura. La Prefettura sa tutto. Ma chi si sbatte è penalizzato, e ora deve anche subire insulti per le foto che sono uscite. Mentre chi non fa nulla non viene mai sanzionato”. Ma perché non è la stessa Croce rossa a denunciare questa situazione per difendersi, invece di limitarsi a parlare di una “sistemazione provvisoria”? “Perché loro a Isola ci devono restare, anche quando, tra pochi giorni, non ci sarà più l’interesse dei media. E non è certo facendosi dei nemici che possono ottenere dei risultati. Così masticano amaro e aspettino che passi la tempesta”.

Il racconto di Usuelli va avanti per flash. “Nessuno pretende gli hotel a cinque stelle, ma quegli alloggi, scusatemi il termine, erano dei pisciatoi. C’erano finestre rotte d’inverno, niente acqua calda, materassi senza rete. Un giorno ho mostrato a una famiglia di siriani, arrivati dalla Libia, l’alloggio in cui sarebbero dovuti stare. Erano mamma, papà e due bambine con l’asma. Sono scoppiati a piangere“, ricorda. “Un’altra volta ero con un ospite iraniano, un professore universitario. Mi mostra lo smartphone con una frase tradotta con Google: “Credevo di essere arrivato in Europa“, c’era scritto. Nei giorni successivi ha organizzato uno sciopero della fame nel suo padiglione, per protestare contro lo stato in cui li tenevano. Dopo un po’ la Protezione civile ci ha portato delle tende da campo, ma non c’era nessuno che le sapesse montare. E sono rimaste lì per terra”. Il medico conosce anche le due strutture esterne al Cara che fungono da hotspot (centro di identificazione e prima accoglienza), dov’erano alloggiati i sopravvissuti di Cutro e dove sono state scattate le foto diffuse dai media. “Lì dentro mi è capitato di visitare una donna che aveva dolori vaginali. Ho dovuto chiedere a tutte le altre donne di formare una barriera fisica in un angolo, per non farla vedere nuda dai maschi”. La promiscuità, insomma, è la regola. E i bagni? “Inaccettabili. Quando c’ero io, gli ospiti si rifiutavano di usarli”.

Ma l’inadeguatezza non riguarda solo le condizioni igieniche. “Nel mio periodo al Cara, a fronte di una capienza di 640 persone, ce n’erano 1.300. In un solo giorno sono arrivati seicento migranti, cinquecento salvati da Frontex e altri cento dalla nave Diciotti della Guardia costiera. Di fronte a questi numeri, lo staff previsto dal bando – senza vuoti d’organico – prevede un medico e tre infermieri. Questo vuol dire che a volte la notte non c’è nemmeno un infermiere: se qualcuno sta male l’addetto alla mensa deve chiamare il 118″, spiega ancora Usuelli. “Di psicologa ce n’è una sola, i mediatori culturali – figure fondamentali per poter parlare con queste persone – sono previsti dal bando per pochissime ore. Non ci sono educatori, perché in teoria i minori accompagnati non dovrebbero restare nel Cara per più di 48 ore: invece ci restano per dei mesi, e stanno tutto il giorno chiusi lì dentro a fare nulla”. E il personale delle cooperative? “Io non ho mai visto nessuno, a parte quelli delle pulizie”, dice l’ex consigliere. Eppure sono loro che secondo il bando dovrebbero occuparsi di fornire dei letti decenti, di riparare i vetri, di garantire l’acqua calda. Ma il prefetto non agisce. “Se volesse, potrebbe costringere le ditte ad aggiustare le finestre rotti entro una settimana, con la minaccia di revocare l’appalto. Ma non lo fa. Quindi mi rivolgo a Matteo Piantedosi, il ministro da cui dipendono le prefetture: e gli chiedo di far rispettare l’ordine e la sicurezza, quei concetti a cui è tanto affezionato. Perchè a Crotone non si vede nessuno dei due”.