Politica

Magi a Piantedosi: “I migranti devono chiedersi cosa possono dare al proprio Paese? Cosa può fare un bimbo afghano in un regime talebano?”

“Siamo di fronte a una tragedia immane e abbiamo dei margini di peggioramento che sono dati dal fatto che le istituzioni si esprimo di fronte alla tragedia non con la corretta postura istituzionale”, così il segretario di +Europa, Riccardo Magi, intervenendo in Commissione Affari Costituzionali della Camera dopo l’audizione del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, parlando del naufragio avvenuto nella notte tra sabato e domenica nelle acque di fronte alla costa Crotonese. Magi, così come Elly Schlein, chiede le dimissioni del ministro, ponendogli però alcune domande.

“Cosa impedisce al governo di rispondere ad una richiesta di informativa urgente?”, chiede il deputato a Piantedosi, sottolineando che il fatto che ci sia un’inchiesta giudiziaria “è una questione distinta e parallela” e che è invece “necessario” che il governo si pronunci “sugli aspetti di responsabilità politica e amministrativa”.

Magi continua, chiedendo poi quali siano gli elementi che “determinano la classificazione di eventi come quello che ha portato al tragico naufrago come eventi di low enforcement anziché come eventi Sar“. “Noi sappiamo – aggiunge citando precedenti audizioni della Guardia Costiera, come una del 2017, – che tutte le imbarcazioni di migranti sono a rischio per definizione, per il numero di migranti che trasportano, per il tipo di imbarcazione e per il fatto che non hanno sistemi di sicurezza in linea con le normative italiane. La guardia costiera utilizzò il quest’aula la definizione di ‘principio di precauzione”. Quindi, si chiede ancora il deputato, “perché non è stato usato il principio di precauzione?”.

Magi cita anche una delle criticate frasi di Piantedosi, quella in cui il ministro, rispondendo a un giornalista all’indomani del naufragio, sosteneva che lui non sarebbe partito, perché lo hanno educato a chiedersi “cosa posso dare al mio Paese” e chiede al ministro: “Che cosa può fare un ragazzino afghano per il proprio Paese in cui c’è il regime talebano? Che cosa può fare una famiglia di iraniani per il proprio Paese e cosa possono aspettarsi dal nostro Paese? Io credo che almeno potrebbero aspettarsi cosa prevede la nostra Costituzione”.

Per il segretario di +Europa, chiunque entri nel nostro Paese “va soccorso” e la valutazione se si tratti di un migrante irregolare o di una persona a cui va riconosciuta la protezione internazionale va fatta successivamente. “Se lo slittamento avviene prima e non si mette in moto una macchina di salvataggio perché qualcuno decide che è un’operazione low enforcement e non un’operazione Sar, allora c’è qualcosa che non funziona”, insiste Magi, chiedendo ancora una risposta al ministro.