Società

Non so cosa mettermi, ma so che il mio look deve esprimere i miei valori. Ferragni docet

Devo andare a votare. C’è tempo solo fino alle 15 e non so cosa mettermi. Come mi presento al seggio? Vietato indossare qualcosa che indichi il mio sostegno a un partito o a un candidato. Eppure non voglio rinunciare a un look che sia originale e che, nello stesso tempo, esprima i miei valori. Me l’ha spiegato Chiara Ferragni, l’altra settimana, ne hanno scritto su tutti i giornali e non voglio essere da meno.

Fino a pochi giorni fa ridevo come una matta tutte le volte che rivedevo Ivan/Verdone e Jessica/Gerini:

A rega’ o sapete qual è er problema? Che nessuno c’ha più niente da di’. È stato già detto tutto

‘Na vorta eravamo noi che s’attaccavamo a i stilisti pe’ ave’ ‘na dritta, poi so stati i stilisti che se so attaccati a noi…

Sur capello poi… se semo rapati, si i semo tajati, si i semo fatti ricresce, si i semo tinti, si i semo bruciati, si i semo lavati!

Ahò, a mme me pa’ che ‘sta trovata me scoppia n’a testa: n’ascella sì, n’ascella no.

Ecco: “n’ascella sì, n’ascella no”. È fatta: basta riempirlo di significato e sono a cavallo. Chiara Ferragni docet. Verdone non ci aveva pensato ma lei sì. Devo solo cercare un valore da affibbiare alle ascelle spaiate.

Chiedo a una cara amica che mi ha appena augurato buon lunedì su Whatsapp: “Silvana senti, ti ricordi Viaggi di nozze? Il film? Sono curiosa di sapere come la Ferragni avrebbe riempito di significati anche n’ascella sì, n’ascella no (forse lei direbbe che prima viene il valore e poi la forma che lo significa, ma io non ne sono tanto convinta). Secondo te?”

“Avrebbe detto che siamo tutti uguali, bianchi e neri, pelosi e no”.

Meraviglioso: economico (nessun bisogno di pagare uno stilista); riservato (le ascelle, in febbraio, non le vede nessuno, ma al seggio puoi levarti il cappotto et voilà!); gratificante (per via di liberté, égalité, fraternité, che è un classico e mi piace sempre).