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Iran, droni su una fabbrica della Difesa. Wall Street Journal: “Attacco di Israele”. Teheran: “Non ci fermeranno sul nucleare”

Nella notte di sabato è stato attaccato l'impianto di Isfahan, sito militare "laboratorio". Nessuna accusa diretta dell'Iran a Israele mentre i giornali rimpallano la responsabilità. Intanto il consigliere di Zelensky Podolyak commenta l'accaduto facendo riferimento indiretto alle forniture di droni della Repubblica Islamica alla Russia

Un attacco con droni, fatti esplodere nel pieno centro dell’Iran, a Isfahan, su un “laboratorio militare”, rischia di portare alle stelle la tensione nel Paese, da mesi travolto dalle proteste e finito nel vortice del conflitto Russia-Ucraina con la fornitura di droni a Mosca. Mentre la responsabilità del gesto è ancora incerta, con il Wall Street Journal che ha lanciato lo j’accuse più forte, attribuendo la responsabilità dell’attacco a Israele, il ministro degli Esteri iraniano ha fatto sapere che l’attacco non fermerà “lo sviluppo di un nucleare pacifico” mentre il segretario di Stato statunitense Antony Blinken da parte sua ha avvertito che “tutte le opzioni sono sul tavolo” per impedire a Teheran di “ottenere l’arma nucleare”.

Le forti esplosioni sono avvenute nel pieno centro del Paese, a 350 chilometri da Teheran dove hanno sede sia una grande base aerea costruita per la flotta di caccia F-14 di fabbricazione americana sia il Centro di ricerca e produzione di combustibile nucleare. Il ministero della Difesa iraniano ha dichiarato che i droni erano tre: due sono stati distrutti dal sistema di difesa antiaerea del sito, mentre l’altro è esploso, abbattuto dalla contraerea, ma non ha puntato il dito contro Israele, a differenza di quanto ha fatto spesso in passato.

Ad attribuire a Tel Aviv la responsabilità dell’attacco, è stata un’esclusiva del Wall Street Journal: secondo il quotidiano, Israele ha effettuato un attacco contro il complesso delle difesa, mentre lo stesso paese e gli Stati Uniti cercano nuovi modi per contenere le ambizioni nucleari e militari di Teheran. Il Wsj ha citato dirigenti statunitensi e fonti a conoscenza dell’operazione, sottolineando che il blitz ha colpito una fabbrica di munizioni iraniana, proprio accanto a un sito appartenente all’Iran Space Research Center, sanzionato dagli Usa per la sua attività legata al programma di missili balistici dell’Iran. Anche il Jerusalem Post, prima del Wall Street Journal, aveva puntato il dito contro Israele: citando fonti estere e d’intelligence occidentale, il giornale ha scritto che l’azione è stata un eccezionale successo, malgrado l’Iran abbia ammesso solo “danni minori al tetto”. Secondo la televisione Al-Arabiya, che cita sue fonti, invece, a colpire il “laboratorio” sono state l’aviazione statunitense e “un altro Paese”. Mentre, secondo il canale televisivo arabo Al Hadath, Israele è estraneo all’operazione. Secondo il New York Times, ancora, l’attacco è stato lanciato dall’interno del territorio iraniano: la conclusione del quotidiano è arrivata dopo che l’agenzia di Stato Irna ha precisato che i velivoli utilizzati sono tre Mav quadrirotore armati con esplosivo. Si tratta di mezzi che hanno un raggio molto ridotto e sono utilizzabili anche da personale non militare: secondo i media locali iraniani, un episodio simile si è verificato nel giugno 2021 quando venne attaccata una fabbrica di centrifughe nucleari e un altro contro un’installazione di Hezbollah a Beirut nell’agosto del 2019.

Per il Wall Street Journal si tratta del primo attacco noto effettuato da Israele sotto il nuovo governo di coalizione di destra guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha autorizzato una serie di audaci operazioni all’interno dell’Iran quando ha ricoperto questo ruolo per l’ultima volta dal 2009 al 2021. Intanto, fa sapere ancora il quotidiano, i dirigenti israeliani e americani stanno discutendo nuovi modi per combattere le operazioni destabilizzanti dell’Iran, incluso l’approfondimento della cooperazione militare con la Russia. “Tutte le opzioni sono sul tavolo per impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare”, ha ribadito dal canto suo il segretario di Stato statunitense Antony Blinken in un’intervista ad Al-Arabiya in Egitto, prima tappa del suo tour in Medioriente che lo porterà a incontrare le autorità israeliane e palestinesi. Blinken ha aggiunto anche che, “nonostante l’Iran abbia rifiutato la proposta di tornare all’accordo sul nucleare” Washington “crede ancora che la diplomazia sia il modo più efficace per affrontare il tema”.

Intanto il ministro degli Esteri della Repubblica islamica, Hossein Amir-Abdollahian, ha commentato l’attacco, descrivendolo come un gesto “vile” e come “parte dei tentativi portati avanti negli ultimi mesi dai nostri nemici per destabilizzare l’Iran”. “Ma non avrà alcun effetto sulla volontà e le intenzioni dei nostri specialisti per lo sviluppo di un nucleare pacifico“, ha aggiunto il ministro.

Sull’accaduto è intervenuto anche il consigliere presidenziale ucraino Mikhaylo Podolyak. “Notte esplosiva in Iran“, ha scritto su Twitter, ricordando la “produzione di droni e missili” e le “raffinerie di petrolio”. Nel suo tweet Podolyak ha sottolineato che “la logica della guerra è inesorabile ed omicida” e “presenta il conto in modo rigoroso agli autori e ai complici”. Il riferimento è alle accuse da parte di alcuni Paesi a Teheran di fornire droni all’esercito russo per la guerra in Ucraina. Un tema sul quale, da ottobre, è intervenuto anche Israele con uno scambio di informazioni con Kiev su circa 400 droni utilizzati da Mosca nel conflitto. Poco prima, il New York Times aveva inoltre scritto, riportando le dichiarazioni di un funzionario ucraino, che Israele avrebbe fornito a Kiev “informazioni di intelligence utili per colpire i droni iraniani” usati da Mosca.

Il sito colpito – Il luogo in cui sono stati lanciati i droni è stato descritto dal ministero della Difesa locale come un “laboratorio”, senza però approfondire nei dettagli in cosa sia specializzato, come riporta il Guardian, ricordando inoltre che i siti di difesa e nucleari iraniani si trovano sempre più circondati da proprietà commerciali e da quartieri residenziali man mano che le città del paese si espandono. In alcuni luoghi non si conosce neanche cosa venga prodotto all’interno di questi siti. Unico riconoscimento è il cartello esposto con il logo del ministero della difesa o della Guardia rivoluzionaria paramilitare. Per quanto riguarda ciò che è accaduto a Isfahan, un video ampiamente diffuso sui social network, la cui autenticità è ancora dubbia, mostra una grande esplosione sul posto e immagini di veicoli di emergenza che si dirigono verso l’area. “L’incidente, avvenuto alle 23:30 di sabato sera (le 21:00 in Italia) – ha dichiarato il ministero in una nota – ha danneggiato solo parte del tetto di un’officina e non ha provocato vittime o danni alle attrezzature. Le attività delle officine continuano”. E ha precisato che “queste azioni cieche non avranno alcun impatto sulla continuazione del progresso del Paese”. Secondo il comunicato della Difesa di Teheran, gli aerei senza pilota erano tre: uno è stato abbattuto dalla contraerea e altri due sono esplosi grazie a “trappole” predisposte a difesa dell’impianto. Il comunicato aggiunge che ci sono stati “danni minori” al tetto della fabbrica e che nessuno è rimasto ferito. Da Teheran non sono arrivate accuse dirette, mentre il parlamentare Mohammad-Hassan Assafari ha puntato il dito contro “gli oppositori e i nemici” della Repubblica islamica, che con questo attacco cercano di “turbare le capacità difensive” del Paese. Nelle stesse ore dell’attacco, un importante incendio si era sviluppato in una raffineria di petrolio nella città settentrionale di Tabriz. Non ci sono però al momento indicazioni di un collegamento fra i due fatti.

Israele Tel Aviv non ha commentato la vicenda, ma il Jerusalem Post ricorda come in passato servizi d’intelligence occidentali e fonti iraniane abbiano attribuito ai servizi israeliani del Mossad gli attacchi a impianti nucleari a Natanz nel 2020 e 2021, a un impianto nucleare a Karaj nel 2021 oltre alla distruzione di 120 droni iraniani nel febbraio 2022. Inoltre, scrive ancora il quotidiano, “ci sono poche organizzazioni oltre al Mossad che dispongono delle capacità avanzate e chirurgiche dimostrate in questa operazione“. Nelle vicende sopracitate, l’Iran ha sempre parlato inizialmente di attacchi falliti, dovendo poi ammetterne l’ampiezza di fronte all’evidenze di immagini satellitari e altre prove emerse in pubblico. Non è chiaro, continua il Jerusalem post, se le armi avanzate danneggiate nell’attacco siano solo convenzionali o possano avere un doppio uso come certi missili balistici o equipaggiamenti esplosivi che possono essere usati anche con bombe nucleari.

Israele e Stati Uniti, comunque, come ha dichiarato il più alto generale israeliano in carica la scorsa settimana al Wall Street Journal si stanno preparando al peggio. Inoltre il direttore della Cia William Burns ha fatto un viaggio non annunciato in Israele la scorsa settimana per discutere dell’Iran e di altre questioni regionali, secondo fonti vicino al dossier. Lunedì è previsto invece l’arrivo in Israele del Segretario di Stato Antony Blinken per continuare i colloqui Usa-Israele sull’Iran e su altre questioni regionali. La scorsa settimana, gli Stati Uniti e Israele hanno condotto la loro più grande esercitazione militare congiunta di sempre coinvolgendo più di 7.500 membri del personale di entrambi i paesi in una serie di scenari per testare la loro capacità di eliminare i sistemi di difesa aerea e rifornire jet, operazioni che potrebbero essere elementi chiave di un importante attacco militare contro l’Iran.

Le proteste e l’accordo sul nucleare – Le esplosioni di Isfahan arrivano mentre l’Iran è sconvolto dal movimento di protesta scaturito a metà settembre dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne curdo-iraniana deceduta mentre era in custodia della polizia morale per non aver indossato correttamente il velo e dalle divergenze legate alla questione del nucleare. L’Iran ha diversi noti siti di ricerca nucleare nella regione di Isfahan, compreso un impianto di conversione dell’uranio. Nell’aprile 2022, Teheran ha annunciato di aver iniziato a produrre uranio arricchito al 60% nel sito di Natanz, avvicinandosi al 90% necessario per realizzare una bomba atomica. I negoziati per rilanciare l’accordo nucleare iraniano internazionale, noto con l’acronimo inglese Jcpoa e conclusi nel 2015 tra l’Iran da un lato, l’Unione Europea e le sei maggiori potenze dall’altro, sono in stallo dopo l’uscita unilaterale degli Stati Uniti nel 2018. Questo accordo mirava a impedire a Teheran di acquisire armi atomiche, obiettivo che l’Iran ha sempre negato di perseguire. Il programma nucleare iraniano è stato l’obiettivo di numerose campagne di attacchi informatici, sabotaggi e omicidi mirati di scienziati.