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Intercettazioni, l’ex consigliere di Cartabia Gatta: “In calo non in aumento, il dato 2021 è vicino a quello del 2004. Il 3% quelle con il trojan”

Dopo il Garante dei dati personali, che ha spazzato via la litania sugli ‘abusi’ delle intercettazioni, l’indagine conoscitiva sull’uso delle intercettazioni, in corso in commissione Giustizia al Senato, è proseguita con l’audizione del professore di Diritto penale e consigliere giuridico dell’ex-ministro della Giustizia Marta Cartabia. Se l’intento dichiarato del governo e del ministro Nordio è di non toccare lo strumento delle intercettazioni per le indagini per reati di mafia, terrorismo e corruzione, Gatta ha elencato per quali indagini è previsto a oggi l’utilizzo delle intercettazioni. “L’omicidio premeditato comune, la violenza sessuale e anche di gruppo, lo stalking, il reveng porn, il furto in abitazione, il furto aggravato, l’inquinamento ambientale, il traffico di rifiuti, l’incendio boschivo, la calunnia, la contraffazione di monete, il caporalato, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e anche l’istigazione per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, reati in materia di stupefacenti, pornografia e reati finanziari”.
Per quanto riguarda la corruzione, “si possono disporre intercettazioni anche quando si procede per delitti contro la Pubblica amministrazione puniti con il massimo non inferiore a 5 anni. Dunque – spiega Gatta – anche per la criminalità dei ‘colletti bianchi’ e questo mi sembra importante sottolinearlo perché, anche nel dibattito di questi giorni, mi è parso che non sia stato fatto sufficientemente. Penso a grandi reati come la manipolazione del mercato e l’insider trading. E – aggiunge – ricordando il rapporto Ocse e il ‘Qatargate’ – sul piano internazionale un passo indietro rispetto all’utilizzo di intercettazioni per il contrasto della corruzione sarebbe avvertito molto negativamente”. Ma Gatta, citando i dati pubblici del ministero della Giustizia, abbatte un altro refrain del ministro Nordio e della maggioranza di centrodestra rispetto alle ‘troppe intercettazioni’. “Le intercettazioni, intese come numero di bersagli, dunque intese come numero di persone intercettate, sono in calo e non in aumento. C’è stato un picco nel 2013, quando furono 141mila e 169. Nel 2021, ultimo dato disponibile, sono state 94mila e 800″. Inoltre “il dato del 2021 è vicino a quello del 2004”. Fare un paragone con Paesi europei? “C’è una differenza sostanziale, perché il nostro Paese ha aree con infiltrazione di criminalità organizzata a livelli tali che altri Paesi non hanno, ed è interessante – conclude Gatta – vedere come il 38% delle intercettazioni sono effettuate dalle Direzioni Distrettuali Antimafia. Nel 2021 il 52% di tutte le intercettazioni sono state effettuate in sei distretti italiani. Al primo posto Napoli, poi Roma, Palermo, Milano, Catania e Bari e il 55% delle intercettazioni del 2021 è stato fatto in distretti del Sud. Anche le intercettazioni ambientali. Roma al primo posto, poi Napoli, Palermo. Il Ministero ha, dal 2021, anche i dati sulle intercettazioni ambientali e il ‘Trojan’ rappresentano il 3% delle intercettazioni, il 5% quelle informatiche, il 15% quelle ambientali e nel 76% quelle telefoniche”.