Musica

Morto David Crosby, addio al leggendario chitarrista: suonò con Bob Dylan e finì per due volte nella Rock & Roll Hall of Fame,

Spirito ribelle, polemico, libero, parlantina schietta, come scrivono su RollingStone “il suo segno si trova nella scrittura, nelle scelte sonore, nello stile che mette assieme testi terreni e melodie celestiali, nelle armonie vocali che hanno fatto epoca (per dirla con Joan Baez, "he could sing the hell out of a harmony”)”

Addio David Crosby. Il leggendario chitarrista statunitense è morto all’età di 81 anni dopo una lunga malattia. Il cantante, chitarrista e cantautore faceva parte della formazione originale dei Byrds ed è apparso nei loro primi album, inclusa la cover di successo del 1965 di Mr Tambourine Man di Bob Dylan. Crosby ha però aggiunto ulteriore spessore ad una carriera musicale da solista inarrivabile per delicatezza armonica ed impeto politico con la co-fondazione nel 1969 della superband folk rock Crosby, Stills & Nash insieme ai colleghi musicisti Stephen Stills e Graham Nash. A loro poi si aggiunse nientemeno che Neil Young, altro pezzo da novanta di una sorta di controcultura popolare, colta, hippie e borderline (Crosby finì anche in galera nel 1985 per possesso di droga e di armi non registrate ndr) che attraversò gli anni sessanta e settanta, e che in Europa fu soprattutto simboleggiata dall’affermazione di un altro “menestrello” come Bob Dylan. “È con grande tristezza dopo una lunga malattia che il nostro amato David (Croz) Crosby è morto – hanno scritto i familiari annunciandone la morte – “era amorevolmente circondato dalla moglie e anima gemella Jan e dal figlio Django. Sebbene non sia più qui con noi, la sua umanità e la sua anima gentile continueranno a guidarci e ispirarci. La sua eredità continuerà a vivere attraverso la sua musica leggendaria. Pace, amore e armonia a tutti coloro che conoscevano David e coloro che ha toccato.

Su Instagram, Graham Nash ha espresso la sua “profonda tristezza” per la morte dell’amico con cui ha litigato più volte (nel 2016 il terzetto si era sciolto dopo non poche polemiche e veleni ndr): “So che le persone tendono a concentrarsi su quanto sia stata instabile la nostra relazione a volte, ma ciò che è sempre stato importante per me e David più di ogni altra cosa è stata la pura gioia della musica che abbiamo creato insieme”. Anche Stephen Stills ha voluto ricordare l’amico con cui ha avuto non pochi grattacapi: “David e io ci siamo scontrati molto nel tempo, ma erano per lo più colpi di striscio. Ero felice di essere in pace con lui. Era senza dubbio un musicista gigante e la sua sensibilità armonica era a dir poco geniale”. Tra Crosby, Nash e Stills erano volate scintille e veleni ben prima del momento dello scioglimento definitivo del terzetto avvenuto non più di cinque anni fa. Crosby del resto non è mai stato un tipetto facile nell’affrontare questioni di gruppo, fin da quando venne cacciato dai Byrds nel 1967 dopo tre anni di concerti e posizioni politiche mai del tutto condivise (Crosby fu furente oppositore del rapporto della Commissione Warren sull’assassinio di JFK contrariamente ad altri membri del gruppo – altri tempi ndr). Spirito ribelle, polemico, libero, parlantina schietta, come scrivono su RollingStone “il suo segno si trova nella scrittura, nelle scelte sonore, nello stile che mette assieme testi terreni e melodie celestiali, nelle armonie vocali che hanno fatto epoca (per dirla con Joan Baez, “he could sing the hell out of a harmony”)”. Crosby era nato in California, figlio del premio Oscar per la fotografia, Floyd e di mamma super wasp newyorchese, frequentò il Greenwich Village anche se poi divenne musicista dal suono riconoscibile in parecchi angoli degli States. L’album “Crosby, Stills & Nash” del 1969 diventa subito una hit classica (suoi i brani cult Guinnevere, Long time gone, Wooden Ships).

Crosby pubblicherà poi il primo album da solista nel 1971 – I could only remember my name – che come nelle migliori tradizioni degli incompresi prima viene sbertucciato dalla critica ma nei decenni diventa album di culto per quella sua incredibile mescolanza da San Francisco sound (via la sezione fiati, più improvvisazione dal vivo, una nuova vita al basso elettrico) e un folk tra il celestiale e l’etereo. Negli anni settanta si fa duo assieme a Neil Young, poi ancora trio (Stills e Young nel ‘’74) e ancora quartetto. Per il secondo album da solita bisogna attendere il 1989, anche se il seguito non è più lo stesso e anche il mondo attorno a Crosby non ha più i toni psichedelici di vent’anni prima. Intanto Crosby consuma ogni genere di droghe, finisce in galera, va in riabilitazion e ne 1988 assieme a Nash, Stills e Young pubblica l’album American Dream, inno all’esistenza dropout (“non voglio un lavoro, ma solo la vita”; “a volte i perdenti si rialzano e i potenti cadono e cadranno”) e ad una forma di progressismo libertaria tipicamente contro culturale. Afflitto spesso da problemi di salute – pure un trapianto di fegato – Crosby con il suo capello e baffo bianco a manubrio e la cuffietta in testa rialza la testa da solista negli anni Duemila, lamenta miseria soprattutto a causa della cancellazione degli spettacoli dal vivo causa Covid, pur intensificando gli album negli ultimi dieci anni (l’ultimo è del 2021). Un anno fa in una scuola del Colorado ad una domanda di uno studente che gli chiedeva se avesse intenzione di continuare con i live (vero meeting popolare in tutta la sua carriera, spesso anche in solitaria, sgabello chitarra e voce): “Ho 80 anni quindi morirò abbastanza presto. Ecco come funziona. E quindi sto cercando davvero di tirare fuori quanta più musica possibile, purché sia davvero buona”. Crosby è stato inserito nella Rock & Roll Hall of Fame due volte. Crosby ha avuto sei figli biologici: i primi due vennero dati in adozione; il terzo Donovan rimase a vivere con la fidanzata di Crosby dell’epoca; mentre Django avuto con la moglie Jan Danza è rimasto accanto a lui anche nei suoi ultimi anni di vita; altri due figli invece Crosby li ha avuto donando sperma ad una amica e alla sua compagna.