Salute

Scoperto un nuovo organismo che si ciba di virus. Pregliasco: “Ribalta le nostre conoscenze, tra 10 anni sconfiggeremo così i virus, incluso il Covid”

La scoperta che hanno fatto gli studi del professor John DeLong dell’università americana Nebraska-Lincoln

Per debellare i virus, forse la migliore soluzione è farli mangiare? Potrebbe essere la sintesi della scoperta che hanno fatto gli studi del professor John DeLong dell’università americana Nebraska-Lincoln. Con le sue ricerche, DeLong ha infatti identificato un microrganismo che ama nutrirsi di virus. Il suo team ha analizzato alcuni campioni delle acque dolci di uno stagno in cui erano presenti forti concentrazioni di clorovirus che aveva infettato delle alghe. “La presenza di questo virus si è ridotta di cento volte a causa dell’azione di un organismo unicellulare chiamato Halteria”, ci spiega il professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano e Direttore sanitario dell’IRCSS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio. “Questa scoperta ribalta un po’ le nostre conoscenze su virus e batteri e la loro attività in funzione soprattutto ecologica e di scambio.

Per esempio, finora conoscevamo i batteriofagi, virus che richiedono un ospite batterico per riprodursi e sono in grado di trasferire materiale genetico tra batteri. Si tratta di specie particolari che non incidono sulla flora commensale degli esseri umani, tra cui i batteri intestinali, rendendoli adatti come alternativa promettente agli antibiotici per eliminare i batteri patogeni. Tuttavia, dati recenti hanno rivelato che i fagi possono avere un intervallo di ospiti più ampio rispetto a ciò che si pensava tradizionalmente e prove indirette suggeriscono che i batteriofagi possono essere coinvolti nella trasmissione dei geni della resistenza agli antibiotici. L’Halteria si nutre di virus e finora – e questa è la grande novità – non conoscevamo organismi che prediligono questo tipo di ‘alimentazione’”, aggiunge Pregliasco. Siamo sicuramente di fronte a un cambio di prospettiva dato che il virus è considerato il primo predatore tra tutti gli organismi viventi, mentre – come afferma il team di ricerca di DeLong – “può anche essere predato. Se da una parte un virus può essere causa di malattie e morte per gli esseri umani, dall’altra possono rappresentare, in apparenza, dei validi nutrienti per altri organismi, come parte quindi della loro catena alimentare”.

Il professor DeLong ha studiato questi microrganismi, ribatezzati “virovori”, con l’obiettivo di utilizzarli in futuro per combattere i virus, compresi quelli del Covid. A questo punto, uno dei passi successivi che devono fare i ricercatori è capire cosa spinga questi microrganismi a mangiare i virus che di per sé non possiedono un importante valore calorico, anche se sono composti da amminoacidi, acidi nucleici e lipidi. “Siamo ancora in una fase molto preliminare, dobbiamo comprendere meglio l’azione di questi microrganismi e come possono essere selezionati anche tramite la manipolazione genetica per arrivare a renderli adatti per un impiego terapeutico nell’uomo. Vanno individuati e selezionati i microrganismi utili a questo scopo, evitando effetti collaterali nell’essere umano per, infine, essere assimilati a farmaco con azione antivirale. Ci vorrà almeno un decennio per arrivare a questo traguardo, ma di sicuro è stato aperto un fronte nuovo nella ricerca, con risvolti molto interessanti”, sottolinea Pregliasco. Anche perché questi virovori sembrerebbero veri e propri “onnivori” nei confronti dei virus, non facendosi confondere di fronte a possibili varianti del loro patrimonio genetico. Viceversa, attualmente “l’efficacia di una risposta anticorpale viene in parte frustrata dalle varianti dei virus che la schivano perché modificano l’’uncino’ in grado di agganciare il virus”, evidenzia il nostro esperto. “L’impiego dei virovori potrebbe essere sicuramente utile anche per contrastare le tossinfezioni alimentari”, aggiunge Pregliasco, “causate da virus che sopravvivono nell’ambiente: con la presenza di alcuni batteri si potrebbero quindi eliminare alla base alcune tossinfezioni alimentari determinate da virus”.