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Parla il giudice dell’inchiesta sulle mazzette in Ue: “La cecità della politica sulla corruzione genera un senso di impunità”

Ex avvocato, autore di romanzi, il 66enne giudice belga Michel Claise non ha mai nascosto di far parte della Massoneria: "C’è un numero enorme di casi di corruzione: negli ultimi anni non hanno mai smesso di aumentare, anche se non tutti sono noti all’opinione pubblica. Tutti, però, sono al corrente dell’aumento del fenomeno"

Nelle ultime settimane è diventato il giudice più famoso d’Europa. Il magistrato belga Michel Claise è infatti il padre dell’inchiesta Qatargate che sta facendo tremare i palazzi di Bruxelles e che coinvolge a pieno titolo anche l’Italia. In una lunga intervista su L’Echo, ripresa da La Stampa e il Corriere della sera, Claise punta il dito contro “la cecità della politica di fronte alla corruzione” che “genera un senso di impunità” per le organizzazioni criminali.

E proprio per descrivere questa “incompetenza dei dirigenti politici” nella lotta alla corruzione, il giudice belga racconta un aneddoto, parlando di quando recentemente si è trovato in un programma televisivo insieme a due politici per parlare di criminalità finanziaria: descrivendo la situazione come “grave” i due esponenti politici “hanno detto anche che sarebbe necessario fare qualcosa in merito”. “Il fatto stesso che abbiano usato il condizionale – commenta Michel Claise – in pratica li rende complici! Qui non si tratta più di parlare al condizionale: si deve parlare al presente. Si deve fare qualcosa!”. Ma il giudice non ha molto fiducia nella politica: “Se è possibile far cambiare la mentalità della classe politica? Sono molto pessimista”, afferma.

Immobilismo della politica giustificato dalla tutela dell’elettorato? “La gente non capisce che la criminalità finanziaria è il peggior avversario sleale che si possa immaginare in rapporto alle organizzazioni legali. Si ha l’impressione che prendendo provvedimenti contro la criminalità organizzata si vada a infastidire gli imprenditori tradizionali, ma non è vero”, ribatte il giudice. “Da un lato c’è un commerciante onesto che non sa come pagare le bollette della luce; dall’altro sappiamo dalle intercettazioni telefoniche che ci sono criminali che, quando esitano sull’acquisto di una Ferrari o di una Porsche, finiscono con il comprarle entrambe”, sottolinea.

Ex avvocato e autore di romanzi, il 66enne giudice belga ha sempre ammesso orgogliosamente di far parte della Massoneria, punta l’attenzione sui numeri: “Si calcola che la corruzione rappresenta il 6% del Pil mondiale, e il riciclaggio di denaro sporco altrettanto. C’è un numero enorme di casi di corruzione: negli ultimi anni non hanno mai smesso di aumentare, anche se non tutti sono noti all’opinione pubblica. Tutti, però, sono al corrente dell’aumento del fenomeno”, afferma Michel Claise.

Per questo, a suo avviso, è necessario istituire una “Procura nazionale sui crimini finanziari, separata e del tutto indipendente, perché nei grandi casi politici vi sono poste in gioco politiche. È inconfutabile. Nella corruzione pubblica – aggiunge – queste poste in gioco politiche sono enormi. A partire da questo, quando c’è una Procura nazionale assolutamente indipendente si ha la garanzia che non ci saranno ripercussioni nei vari dossier”. “Il peggior nemico della giustizia è il tempo“, precisa il giudice belga. “I patteggiamenti sono utili a condizione che sia la Procura a negoziare, puntando la pistola alle tempie delle persone indagate. Rivedere il sistema delle sanzioni – commenta – permetterebbe di svuotare le aule di tribunale e di poter andare fino in fondo in modo rapido per tutti coloro che hanno contestazioni in ballo”.

Così il giudice istruttore del giro di mazzette di Marocco e Qatar per manipolare la politica del Parlamento europeo, fa un parallelismo tra la lotta alla corruzione e quella contro i cambiamenti climatici: “E’ in atto una deregolamentazione economica, proprio come è in atto una deregolamentazione climatica“, afferma Claise. “Pur se il quadro è grave non vuol dire che non si debba fare niente”, aggiunge il giudice. “Ciò fa sì che ci troviamo di fronte una situazione irreversibile, ma non per questo dobbiamo restarcene con le mani in mano di fronte dell’ingiustizia nella quale viviamo. Tenuto conto – continua Claise – che c’è ancora la possibilità di salvare alcune zone del pianeta, c’è ancora modo di salvare alcune generazioni. Penso che lo stesso sia vero per la deregolamentazione dell’economia”. Infine arriva anche un commento sulla sua attività e il suo futuro. “Esercitare il mio mestiere mi piace e cominciamo ad avere qualche risultato”, afferma Michel Claise. Un futuro in politica? La risposta del giudice, dopo una lunga pausa, è: “Scriverò romanzi“.