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La scacchista iraniana Sara Khademolsharieh senza velo si trasferirà in Spagna

La foto della ragazza davanti alla scacchiera aveva fatto il giro del mondo proprio mentre a Teheran il presidente Ebrahim Raisi lanciava il suo anatema contro i dimostranti: "Non avremo nessuna pietà"

Non rientrerà in Iran Sara Khademolsharieh, la 25enne giocatrice di scacchi iraniana che ha gareggiato ai mondiali di Almaty in Kazakistan senza indossare il velo si trasferirà in Spagna. La notizia è stata diffusa dal quotidiano spagnolo El Pais. La foto della ragazza davanti alla scacchiera aveva fatto il giro del mondo proprio mentre a Teheran il presidente Ebrahim Raisi lanciava il suo anatema contro i dimostranti: “Non avremo nessuna pietà”. Teheran si era affrettata a dichiarare che “non rappresentava la repubblica islamica. “Questa giocatrice di scacchi ha partecipato liberamente a proprie spese” al torneo. Lo scorso ottobre aveva fatto scalpore a Teheran l’atleta dell’arrampicata sportiva Elnaz Rekabi, che aveva gareggiato senza hijab in una competizione internazionale. Al suo rientro in patria però la donna si era scusata parlando di un errore ma intanto la sua casa era stata demolita.

In realtà sarebbero due le giocatrici ribelli. Anche Atousa Pourkashiyan ha gareggiato a capo scoperto, come riferisce il sito web di informazione antiregime IranWire. Khademolsharieh e Pourkashiyan sono apparse in foto pubblicate sul feed Flickr della Federazione Internazionale di Scacchi senza il loro hijab, aggiunge Iranwire, che pubblica anche le foto in questione. Si tratta solo degli ultimi coraggiosi volti delle proteste che da oltre 100 giorni infiammano la Repubblica islamica. Una ribellione su vasta scala iniziata con la morte di Mahsa Amini – morta mentre era in custodia della polizia morale perché indossava male il velo – e presto divenuta un movimento di opposizione radicale al regime. Almeno 100 i dimostranti tra i migliaia arrestati che rischiano la pena di morte, 11 quelli già nel braccio della morte, denuncia l’Iran Human Rights (Ihr) e anche le prime esecuzioni portate a termine. “I nostri giudici sono assassini, l’intero sistema è corrotto”, è lo slogan che ora riecheggia nelle piazze, perché il più clamoroso “morte a Khamenei” è oramai scontato, mentre nelle strade ragazzi e ragazze continuano la protesta del colpo del turbante, far cadere con una manata il copricapo di un religioso – un tempo intoccabile – e pubblicare il video sui social network. “Non mostreremo misericordia ai nemici”, ha replicato Raisi bollando le proteste come “un disturbo”.