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Tutte le dichiarazioni di Eva Kaili: “I soldi di Panzeri a casa mia? Erano lì perché ho l’immunità”. E fa i nomi di politici e assistenti: “Do ut des”

I VERBALI - Di fronte agli inquirenti l'ex vicepresidente del parlamento Ue, arrestata nell'ambito dello scandalo, offre la sua versione dei fatti in due diversi interrogatori. Sostiene di non conoscere le attività svolte dal compagno insieme a Panzeri, anche se quest'ultimo "chiedeva continuamente l'aiuto di Francesco". I primi due contatti che ha chiamato dopo l'arresto del compagno? "Tarabella e Arena"

Quei 600mila euro nascosti in un trolley affidato al padre non erano suoi e nemmeno del compagno. Erano “per Panzeri”. E non era la prima volta che l’ex eurodeputato di Articolo 1 portava contanti in casa Kaili-Giorgi: lo aveva già fatto altre volte in precedenza. “Prima del Covid aveva lasciato dei soldi e poi è venuto a prenderli. Si fida più di Francesco che del suo appartamento”. Il motivo? “Penso che sia a causa della mia immunità”. Era il compagno che “custodiva qualcosa per lui” e “forse anche per il suo boss attuale Andrea Cozzolino“. Ha parlato così Eva Kaili, l’ex vicepresidente dell’Europarlamento, finita agli arresti nell’inchiesta sulle mazzette in Ue, insieme al compagno, Francesco Giorgi. Anzi per colpa del compagno. Almeno secondo Mihalis Dimitrakopoulos, avvocato della politica greca. “Kaili si fidava di Giorgi, ma lui l’ha tradita”, ha detto il legale, al termine di un colloquio di oltre quattro ore con la sua assistita nel carcere di Haren. Oggi 22 dicembre, infatti, Kaili comparirà davanti ai giudici della camera di consiglio del Tribunale di Bruxelles che dovrà decidere sul suo rilascio o confermare la sua carcerazione. A sentire l’avvocato le ricostruzioni sui giornali sulle confessioni di Kaili “non corrispondono alla verità”.

“Avevano un obbligo morale con Panzeri” – Diventa allora utile capire cosa ha già detto la politica greca. Kaili, nei due verbali delle dichiarazioni davanti alla polizia (10 dicembre) e davanti al giudice Michel Claise (11 dicembre), fa molti nomi. Ed alcuni sono pesanti. Ad esempio quelli delle persone che ha provato ad avvertire telefonicamente subito dopo il blitz della polizia belga in casa sua, dove è stata ritrovata una somma di 150mila euro. Kaili ha chiamato Panzeri, appunto, ma anche gli eurodeputati socialisti belgi Marc Tarabella e Maria Arena, anche loro finiti nell’inchiesta della Procura federale di Bruxelles: allo stato nessuno dei due risulta indagato. La politica greca, invece, per i magistrati faceva parte della più ristretta squadra di parlamentari “amici” che hanno offerto collaborazione “consapevole” al gruppo criminale attivo all’Eurocamera. Sostiene di non conoscere le attività svolte dal compagno insieme a Panzeri, anche se quest’ultimo “chiedeva continuamente l’aiuto di Francesco“: Giorgi gli faceva interprete perché nei suoi confronti, come anche nei confronti dell’eurodeputato Pd Andrea Cozzolino, sentiva di avere un “obbligo morale”. Lei “non si fidava” delle attività svolte dal compagno con Panzeri e Cozzolino: “Ma Francesco non sapeva dire di no, lui era troppo gentile. Io forse avrei dovuto dire qualcosa perché sono più anziana”.

“Panzeri prima del Covid aveva già lasciato dei soldi” – Gli inquirenti si concentrano su quell’enorme quantità di denaro contante, trovata in totale nelle disponibilità dell’europarlamentare: circa 750mila euro. Secondo Kaili, i soldi erano lì già da tre o quattro mesi. “La valigia era per Panzeri”, dice subito Kaili riferendosi ai soldi affidati al padre “inconsapevole“, mentre i restanti 150mila, sostiene, erano “soldi che (Giorgi, ndr) aveva preso in prestito per l’immobile”. La donna sostiene infatti che il compagno avesse delle difficoltà a sostenere le spese per l’acquisto della loro nuova casa, tanto che “il mutuo è a mio nome, io pago per quello e i lavori. Lo potete vedere sulla mia carta di credito. I soldi in cash sono il contributo del mio compagno. C’erano 5mila euro in una cassaforte e 5mila in un’altra”. Il contante trovato a casa dei due, anche escludendo la valigia “per Panzeri”, era però molto di più. “Francesco non ha molto denaro perché non arriva a contribuire a tutte le spese. È anche più giovane di me. So che chiede prestiti ai suoi genitori ogni tanto. Forse anche ad Antonio. Lo so perché ci sono delle cose che avrebbe voluto, ma non aveva i mezzi”. Anche se non esclude che quel denaro potesse appartenere anche ad altri: “So che custodiva qualcosa per il suo ex capo, Panzeri, forse anche per il suo capo attuale Cozzolino”, ma “non ho mai riflettuto sull’origine di quei soldi”.

“Gli aveva dato una piccola valigia che ora è grande” – Cosa non nuova, però, erano anche i ‘depositi’ di contante di Panzeri nell’abitazione che Giorgi condivideva con lei: “Prima del Covid aveva lasciato dei soldi e poi è venuto a prenderli – dice Kaili riferendosi al politico – Si fida più di Francesco che del suo appartamento. Non so se questo è dovuto al fatto che io godo dell’immunità parlamentare”. Inoltre, aggiunge, “le ho guardate ieri (le borse con i contanti, ndr) perché sapevo che Antonio gli aveva dato una piccola valigia che ora è grande. Antonio veniva a prendere un caffè anche quando io non ero a casa. Antonio e Francesco sono molto vicini“. Poi, racconta anche di un altro episodio che la riguarda relativo al denaro: “Ho ritirato 20mila euro da uno dei mie conti in Grecia e li ho portati nella mia giacca. Ma l’ho fatto solo una volta. So che non posso portarne più di 10mila”.

Kaili fa i nomi di altri legati al sindacalista – L’interrogatorio di Kaili fornisce anche numerose indicazioni su quello che era il nucleo centrale della presunta organizzazione criminale e sulle persone che, almeno a suo dire, orbitano intorno ad esso. E di nomi Kaili ne fa tanti. A partire da quelli che ha pensato di avvertire subito dopo il blitz nella sua casa di Bruxelles: “Ho prima di tutto cercato di chiamare Panzeri, che parla solo italiano, ma non sono riuscita a trovarlo. Allora ho cercato di raggiungere Tarabella, poi Arena. Mi hanno risposto che non sapevano perché Panzeri non rispondesse”. Il fatto che l’ex vicepresidente del Parlamento faccia nomi che corrispondono a quelli toccati dalle indagini della Procura, spinge il giudice Michel Claise a incalzarla. “Chi c’è intorno a Panzeri? Vogliamo due nomi di lobbisti che lo aiutano per il suo compito”. Lei risponde: “Giuseppe Meroni, suo precedente assistente ma lo aiuta ancora. Davide non conosco il cognome ma posso vedere perché lavora là. Simona, Carola e Francesca. Panzeri li aiutava ed era un do ut des”. Probabilmente i nomi citati sono quelli di alcuni assistenti: l’ex deputato del Pd Zoggia e oggi assistente dell’eurodeputato dem Pietro Bartolo; Carola Bennato, oggi al Direttorato generale per la Politica Estera del Parlamento Ue; Francesca Garbagnati, assistente dell’eurodeputata Pd Alessandra Moretti.

I nomi dei politici – Gli inquirenti allora chiedono: “Panzeri li pagava?”. “No, dopo il 2019, quando non è stato rieletto, cercava di aiutare tutti a trovare lavoro”. Quindi la incalzano: “E poi, al livello sotto, chi era coinvolto?”. Kaili continua: “Maria Arena, Marc Tarabella, Andrea Cozzolino”. Gli investigatori allora fanno altri due nomi: “Moretti e Brando Benifei (Pd)?” “Sì”, conclude Kaili. Ma alla domanda “avrebbero potuto beneficiare di regali di Panzeri”, minimizza: “Posso dirvi che se volevo avere un consiglio nel mondo politico avrei chiesto a Francesco di chiamare Antonio. Io non so se hanno ricevuto dei soldi, potevano viaggiare in Qatar o Marocco, organizzava le missioni di verifica ma penso che la maggior parte erano delle missioni ufficiali, io non sono a conoscenza di regali”.

“Hanno confuso la missione di Panzeri con la mia” – Durante l’interrogatorio, l’ex vicepresidente del Parlamento Ue ci tiene anche a precisare che il suo lavoro, gli interventi e i viaggi in Qatar avevano tutt’altro obiettivo rispetto a quello di Panzeri: “Mi occupavo della liberalizzazione dei visti per l’Ue da alcuni Paesi del Medio Oriente. Il Kuwait, il Qatar e l’Oman erano considerati la priorità, non solo perché sono fornitori di gas, ma anche perché rispettavano le condizioni necessarie più degli altri. Anche la Commissione faceva molta pressione su questo e anche io ero d’accordo. La decisione sarebbe stata presa verso la fine di novembre. Questo periodo coincideva con delle discussioni molto intense sui diritti dell’uomo e del lavoro. Io credo che sia per questo che si confondono la missione di Panzeri, orientata sui diritti dell’uomo, e la mia che era orientata sui visti e l’energia”. A confondere le missioni, però, sembra essere stata anche lei. Quando si è recata a Doha al posto della Delegazione del Parlamento per i rapporti con la Penisola Arabica per incontrare i funzionari statali del Qatar, Kaili non si è dimenticata di fare una cosa importante: elogiare le riforme in tema di diritti umani e dei lavoratori. Difficile, a quel punto, non confondere le sue missioni e quelle di Panzeri.