Cronaca

Hasib Omerovic, il collega del poliziotto arrestato: “Mi disse che si era buttato di sotto dopo un’operazione finita male”

È così che Andrea Pellegrini, agente del commissariato di Primavalle accusato di tortura, avrebbe descritto la dinamica della morte del 35enne di etnia rom. Nell'ordinanza che lo ha messo ai domiciliari si parla anche di uno scambio in chat tra due ispettori con un riferimento una relazione di servizio da redigere per "pararsi il c... dall’onda di m... che quando arriva sommerge tutti"

“Si è buttato di sotto mentre eravamo nel cortile”. È così che Andrea Pellegrini, agente di polizia del commissariato di Primavalle arrestato e accusato di tortura per la vicenda di Hasib Omerovic, descriveva la dinamica della morte del 35enne sordomuto di etnia rom precipitato il 25 luglio 2022 dalla sua abitazione a Roma nel corso di una perquisizione delle forze dell’ordine. La testimonianza è riportata nell’ordinanza con cui il gip di Roma ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti del poliziotto su richiesta della Procura: secondo gli inquirenti, Pellegrini ha legato Omerovic a una sedia utilizzando un filo elettrico, prendendolo a schiaffi e minacciandolo con un coltello, al punto tale che per tentare di sfuggire alle violenze è saltato dalla finestra.

Che le cose non siano andate come raccontava Pellegrini, scrive il gip, risulta dalle dichiarazioni di un suo collega, che “ha riferito di aver ricevuto nel pomeriggio di quello stesso giorno una telefonata” da lui, “che stranamente lo ragguagliava del fatto che l’accertamento era finito male facendo riferimento in particolare al fatto che “la persona si era buttata di sotto una volta che loro erano giù nel cortile”, passaggio anche questo del tutto singolare, e verosimilmente denotante l’intento di fornire una giustificazione non richiesta. L’anomalia appare ancora maggiore considerato che dai tabulati non risulta alcuna telefonata in quell’orario, in partenza dal cellulare di Pellegrini verso il cellulare dell’agente”.

Il poliziotto che ha collaborato alle indagini – consentendo di arrivare agli arresti – ha detto di aver provato un “sentimento di vergogna” per non essere intervenuto: “Ha riferito di essersi limitato a confidare alcune cose (la porta sfondata a un collega e gli schiaffi a un altro) e di essersi in qualche modo determinato a sottoscrivere la relazione di servizio, il cui contenuto non era corrispondente a quanto avvenuto, perché Pellegrini è pur sempre un suo superiore, di cui in qualche modo subiva il “peso” e gli atteggiamenti”, si legge nell’ordinanza. In cui si parla anche di uno scambio in chat tra due ispettori con un riferimento una relazione di servizio da redigere per “pararsi il c… dall’onda di m… che quando arriva sommerge tutti”.