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Qatargate, Kaili destituita. A casa sua e di Panzeri 1,5 milioni in contanti. L’avvocato: “Ignara del denaro”. Giorgi parla con i pm

Intanto l'inchiesta si allarga e la procura belga ha posto in mattinata i sigilli anche agli uffici a Strasburgo di Davide Zoggia, ex deputato e attuale assistente dell'eurodeputato dem Pietro Bartolo. Perquisiti anche gli uffici dei capo unità Michelle Rieu e Petra Prossliner

Eva Kaili è stata destituita. Sulla vice-presidente del Parlamento europeo, travolta dallo scandalo Qatargate, pendeva la richiesta della Conferenza dei presidenti dell’Eurocamera che in mattinata ha votato all’unanimità la cessazione anticipata dell’incarico, arrestata nell’ambito dell’inchiesta di corruzione con il Qatar. L’aula ha poi ratificato la proposta poco dopo mezzogiorno con una maggioranza di oltre i due terzi, il minimo previsto dai regolamenti. Ci sono stati un solo contrario e due astenuti.

EPA/HANDOUT

Finora ritrovati 1,5 milioni in contanti – L’avvocato di Kaili, Michalis Dimitrakopoulos, in mattinata ha parlato per conto della sua assistita spiegando che si dichiara “innocente” e “non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar”. In serata poi, una ulteriore dichiarazione del legale ha specificato che la donna si è dichiarata “ignara” del denaro presente nella sua abitazione. Come a dire che le responsabilità, se ci sono, vanno attribuite al compagno, Francesco Giorgi. A casa dell’ormai ex vice-presidente e di Antonio Panzeri, eurodeputato di S&D, come riportano i media belgi, sono stati trovati oltre 1,5 milioni di euro in banconote durante le perquisizioni. La polizia federale belga ha diffuso una foto dei contanti ritrovati: nell’immagine si vedono pile di biglietti 20, 50, 100 e 200 euro poste su un tavolo. Il computo comprende anche i contanti trovati nella valigia che il padre di Kaili aveva con sé mentre stava lasciando un albergo di Bruxelles. Nel domicilio di Kaili viveva anche Francesco Giorgi, anche lui agli arresti, che avrebbe parlato per ore con gli inquirenti rilasciando dichiarazioni che avvalorano quanto ricostruito finora nell’inchiesta.

Anche l’ombra del Marocco su Panzeri – Come riporta Reuters, inoltre, tra le accuse a Panzeri ci sarebbe anche quella di aver preso soldi anche dal Marocco. L’ex vicepresidente dell’Eurocamera, intanto, è stata trasportata nel carcere di Haren, alla periferia nord-orientale di Bruxelles, non lontano dall’aeroporto internazionale di Zaventem. La casa di reclusione può contenere oltre 1.100 detenuti e che tra i suoi ospiti annovera Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto del commando dei terroristi dell’attentato al Bataclan. La procura belga, interpellata a riguardo, non ha voluto confermare se anche gli altri tre agli arresti -Panzeri, Giorgi e Niccolò Figà-Talamanca – si trovino nella stessa struttura. Tutti e quattro mercoledì sono attesi per la prima udienza preliminare.

Sigilli all’ufficio di Zoggia – Intanto l’inchiesta si allarga e la procura belga ha posto in mattinata i sigilli anche agli uffici a Strasburgo di Davide Zoggia, assistente dell’eurodeputato Pietro Bartolo, eletto nelle fila del Pd e iscritto al gruppo S&D. Zoggia, 58 anni, è stato deputato con il Pd e poi Articolo 1 e in passato è stato anche sindaco di Jesolo e presidente della provincia di Venezia. Lunedì Bartolo aveva lasciato la posizione di relatore ombra sul testo di liberalizzazione dei visti al Qatar. Si è autosospeso anche un altro dem, Andrea Cozzolino, che ha rinunciato alla sua attività di coordinatore delle emergenze. Stop anche all’italo-belga Maria Arena, che ha lasciato la presidenza della commissione per i Diritti Umani, e a Marc Tarabella, la cui casa è stata perquisita sabato sera ed è stato sospeso sia dal gruppo S&D che dal partito socialista belga. Il politico di origini italiane non risulta indagato e gode dell’immunità parlamentare, che viene persa solo in caso di flagranza di reato, ma secondo alcune ricostruzioni il suo nome figurerebbe tra quelli fatti nei primi interrogatori alle quattro persone fermate. Perquisiti anche gli uffici di Michelle Rieu, capo unità all’Eurocamera la cui attività negli ultimi mesi è stata legata alla sottocommissione Diritti Umani, e di Petra Prossliner, anche lei capo unità.

Glucksmann per la successione – Dopo la destituzione di Kaili, intanto, l’Eurocamera dovrà trovare un accordo su un altro vicepresidente, ma i socialisti possono stare sereni. Fonti interne al Ppe fanno sapere che l’intesa di maggioranza non dovrebbe essere scalfita, quindi la vicepresidenza dovrebbe rimanere a loro. In pole position sarebbe Raphael Glucksmann, noto per le sue posizioni intransigenti e che potrebbe essere il messaggio che la famiglia di S&D cerca per scrollarsi di dosso le accuse e il sarcasmo degli avversari. A guidare la linea dell’intransigenza dentro i socialisti europei è proprio il francese Glucksmann, presidente della commissione per le ingerenze nei processi democratici dell’Eurocamera, che chiede una commissione d’inchiesta sullo scandalo e la sospensione immediata di chi è coinvolto per “ripulire la famiglia socialista”.

La polemica politica – Ma l’autocritica socialista non basta agli avversari e non basta neanche il monito della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola che affronta i fischi dell’aula quando definisce lo scandalo “né di destra né di sinistra”. Per il leader del gruppo ID, il leghista Marco Zanni, infatti è l’occasione di saldare qualche vecchio conto con quei colleghi “che si sono eretti a paladini contro le ingerenze straniere, tanto addirittura da riempire un report ufficiale con accuse non sempre circostanziate”, e che hanno scoperto oggi che “guardavano alla pagliuzza negli occhi degli altri e non vedevano la trave nei loro”. L’occasione è ghiotta anche per il premier ungherese Viktor Orban, che via Twitter ne approfitta per commentare sarcastico: “E poi l’Ue si preoccupa della corruzione in Ungheria…”.