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Intercettazioni, Davigo a La7: “Parole di Nordio? Errate, vaghe e superficiali. Scontro giustizia-politica? Errore incarnarlo in Berlusconi”

Ospite di “Tagadà” (La7), Piercamillo Davigo, ex magistrato del pool di Mani pulite ora in pensione, analizza criticamente le dichiarazioni rese dal ministro della Giustizia Carlo Nordio in Commissione Giustizia al Senato, dove ha annunciato “una profonda revisione delle intercettazioni” di cui si farebbe “un uso eccessivo e strumentale”.
Davigo menziona l’articolo a sua firma sul Fatto Quotidiano, dove spiega le ragioni per cui le affermazioni del Guardiasigilli sono “in parte errate, vaghe e superficiali”: “Nordio dice una cosa non vera quando sostiene che in Italia si fanno più intercettazioni che in altri paesi europei e addirittura il quadruplo rispetto ai paesi anglofoni. L’art.15 della Costituzione italiana – continua – stabilisce che ogni limitazione della libertà e della segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione deve essere autorizzata e disposta dall’autorità giudiziaria con un provvedimento motivato. All’estero non è così“.

L’ex magistrato spiega: “Per esempio, la National Security Agency fa centinaia di milioni di intercettazioni senza dover chiedere a un giudice l’autorizzazione. Quindi, in realtà, in Italia ci sono più autorizzazioni giudiziarie ma solo perché tutte le intercettazioni devono essere autorizzate da un magistrato. Credo che siamo l’unico paese al mondo dove le intercettazioni dei servizi segreti devono essere autorizzate dalla magistratura. E allora non si può fare il confronto statistico su questi dati così diversi“.

Circa l’atavico scontro tra politica e magistratura in Italia, Davigo puntualizza: “È un errore personalizzare su Berlusconi la questione del rapporto tra politica e giustizia in questo paese, perché riguarda tutto lo schieramento politico. Io continuo sempre a ripetere una cosa per cui qualcuno si è sognato di dire che io violo la Costituzione. Ma continuo a ripeterla perché la ritengo sensata. Un conto è l’accertamento in giudizio della responsabilità di un imputato, altro conto è la valutazione politica di certi comportamenti. Se la politica facesse le sue valutazioni autonome, probabilmente non ci sarebbe nessuno scontro coi magistrati“.

Davigo cita l’esempio dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl, che, coinvolto nelle accuse di finanziamento illegale al suo partito, nel gennaio 2000, prima che la vicenda acquisisse risvolti penali, abbandonò la carica di presidente onorario della Cdu. E conclude: “Se i magistrati processassero solo degli ex politici, già allontanati dalla politica dai loro pari, non ci sarebbe nessuna tensione tra politica e magistratura. Se invece rimangono al loro posto fin quando non interviene una sentenza passata in giudicato, la tensione sale alle stelle. Non devono essere i magistrati a selezionare la classe dirigente, è un errore grave. Deve essere la politica a selezionare se stessa”.