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Vaccini Covid, l’ad di Pfizer Bourla rifiuta per la seconda volta un’audizione davanti al Parlamento europeo

"Il Parlamento europeo ha il diritto di ottenere piena trasparenza" sui contratti e "il fallimento della Commissione Ue e di Pfizer" nel dare risposte "mostra un disinteresse per il ruolo del Pe e getta un’ombra inutile sul successo della strategia europea sui vaccini", scrive su Twitter la presidente della commissione speciale sul Covid dell’Eurocamera, Kathleen Van Brempt

L’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, ha rifiutato per la seconda volta di fila di comparire davanti al Parlamento europeo per un’audizione sulle trattative portate avanti con la Commissione Ue per la fornitura di vaccini. “Il Parlamento europeo ha il diritto di ottenere piena trasparenza” sui contratti e “il fallimento della Commissione Ue e di Pfizer” nel dare risposte “mostra un disinteresse per il ruolo del Pe e getta un’ombra inutile sul successo della strategia europea sui vaccini”, scrive su Twitter la presidente della commissione speciale sul Covid dell’Eurocamera, Kathleen Van Brempt. L’invito a Bourla era arrivato il 28 novembre. “La trasparenza è essenziale per garantire la fiducia dei nostri cittadini nelle istituzioni europee ed è fondamentale per rafforzare la resilienza dell’Unione europea. La nostra commissione continuerà a sollevare questa preoccupazione e ad adottare le misure necessarie per garantire la piena trasparenza nei confronti del pubblico” afferma Kathleen Van Brempt. Lo scorso 14 ottobre la Procura europea (EPPO) aveva confermato l’esistenza di una indagine sulla acquisizione dei vaccini da parte dell’Unione europea. Una “eccezionale conferma” che “arriva” in seguito “all’altissimo interesse pubblico. Nessun ulteriore dettaglio sarà reso pubblico in questa fase” si leggeva nella nota. La Commissione ha concluso accordi preliminari di acquisto con singoli produttori per conto degli Stati membri e ha garantito oltre 4,2 miliardi di dosi ai cittadini europei e ai paesi del mondo in cui i vaccini sono meno disponibili. In molti i casi i dettagli dei contratti non sono stati resi noti o lo sono stati molto parzialmente anche a seguito delle polemiche per le forniture.

A metà settembre era stata la Corte dei conti la prima a sollevare dubbi sulle modalità. I giudici contabili avevano sottolineato che il sistema centralizzato dell’Unione europea di acquisto dei vaccini contro il Covid era riuscito a creare un portafoglio iniziale diversificato e “garantire un numero sufficiente di dosi“. Ma che lo aveva avviato in ritardo rispetto a Gran Bretagna e Usa (che però non dovevano confrontarsi con altri paesi) e, “quando si sono verificate gravi carenze di approvvigionamento nella prima metà del 2021” la maggior parte dei contratti stipulati dalla Commissione “non prevedeva disposizioni specifiche per far fronte a tali perturbazioni“. Ma soprattutto: “È mancata un’adeguata valutazione della performance del procedimento di appalto”, sottolineava l’istituzione. A novembre 2021 la Commissione aveva stipulato, per conto degli Stati membri, contratti per 71 miliardi di euro allo scopo di acquistare fino a 4,6 miliardi di dosi di vaccino. Si trattava principalmente di accordi preliminari di acquisto, in cui la Commissione condivideva il rischio di sviluppo di un vaccino con il produttore e sosteneva l’allestimento di capacità produttive su vasta scala mediante anticipi a carico del bilancio dell’Ue. La Corte dei conti ha rilevato che la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen avrebbe violato il regolamento esistente per stipulare un accordo preliminare con Pfizer, aprendo la strada a un contratto da 1,8 miliardi di dosi di vaccino, il più grande appalto mai concluso dall’Unione europea.