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Ischia, ex ministro Costa: “La nostra norma non era affatto un condono. Di 27mila domande di sanatoria solo lo 0,2% è giunto a conclusione”

“L’articolo 25 del Dl Emergenze del 2018 non è un condono, ma è il fissaggio di un tempo entro il quale deve arrivare da parte del Comune una risposta al cittadino che ha fatto istanza di condono. È cosa ben diversa dal concedere un condono. D’altro canto, i numeri lo dicono: su 27mila domande di condono edilizio nell’isola di Ischia sono state esaminate solo 1000 istanze di sanatoria, delle quali sono arrivate a conclusione soltanto 50-60, per piccole verande, balconcini, finestre. Stiamo parlando dello 0,2% delle 27mila richieste“. Così, ai microfoni dei “24 Mattino”, su Radio24, l’ex ministro dell’Ambiente del governo Conte Uno, Sergio Costa, chiarisce i dubbi sulla contestata norma del decreto Genova del 2018, aggiungendo: “Noi abbiamo avuto tre condoni nella storia d’Italia: nell’85, nel ’94 e nel 2003. Il cittadino, che riteneva di poter avere un condono faceva istanza al Comune, la depositava, pagava i tributi e attendeva la risposta. Questa risposta, in tanti Comuni d’Italia, non arrivava mai per cui non sapevi cosa sarebbe successo alla tua abitazione. L’articolo 25 di quel decreto dà 6 mesi di tempo ai cittadini per avere una risposta sulla base della norma del primo condono del 1985. Quindi, non è affatto un condono”.

Costa poi sottolinea: “Le case di Casamicciola sono state sostanzialmente costruite su quelle che un tempo erano chiamate ‘valloni a tempo’, cioè le linee di deflusso delle acque piovane che da monte scendono a valle. E quel terreno è assolutamente inedificabile. È un dato certo e non aggirabile, nel senso che le case lì non dovevano starci. Questo è un tema di controlli e di abbattimenti, ma non è un tema di condono. Da investigatore non avete idea di quante case abusive io abbia sequestrato. Quasi sempre di sabato e di domenica, quando i controlli erano minori, dalle 24 alle 48 ore venivano realizzati ‘i grezzi’ delle abitazioni, cioè le strutture in cemento armato, causando così danni idrogeologici. E questo – continua – avviene non solo a Ischia, ma in molti altri Comuni d’Italia. Ricordo che Casamicciola non ha un piano regolatore dai tempi della nascita della Repubblica. Perchè non ce l’ha? Il paese non dovrebbe esistere sulle linee di deflusso delle acque meteoriche. Nella stessa zona dove c’è stata l’attuale frana, nel 1910 ce ne è stata un’altra. Nella stessa precisa zona. Quindi, in quella zona, che peraltro gli ischitani chiamano ‘Fango’, non si doveva assolutamente costruire. E infatti quella è una zona abusiva, ma tante zone di Casamicciola non lo sono”.

L’ex ministro spiega poi che l’abbattimento delle costruzioni abusive non è un’operazione scontata: “L’organo di polizia sequestra l’immobile, la Procura apre un fascicolo, poi scatta l’ordinanza di abbattimento, che può fare la stessa Procura o il sindaco. Tuttavia, per abbattere ci vogliono i soldi, e quasi sempre coloro che hanno costruito abusivamente sono insolventi. O meglio, artatamente insolventi. Questi soldi allora vanno presi dalla Cassa Depositi e Prestiti, ma così indebiti il Comune – conclude – È un cane che si morde la coda. Non è vero che gli abbattimenti non si facciano, anzi la Procura di Napoli in questo senso lavora benissimo. Ma se solo nell’isola di Ischia hai 27mila domande di condono, per non parlare del resto della Campania, ci vuole altro che una legge finanziaria. Ci vuole una quantità gigantesca di soldi che difficilmente riesci a recuperare”.