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Albania, la capitale converte il mausoleo di Hoxha in scuola di tecnologie: “Tirana diventerà presto la Tel Aviv dei Balcani”

Il sindaco Erion Veliaj: “Non sarà più la città dei call center, ma dei big data. Formeremo 6mila ragazzi al mese”

Tirana non sarà più la città dei call center, ma dei big data”. A raccontare a ilfattoquotidiano.it il futuro della capitale dell’Albania è il sindaco Erion Veliaj, 43 anni, primo cittadino dal 2015. Laureato in scienze politiche alla Grand Valley State University del Michigan, dopo essere tornato nel suo Paese, ha lavorato con le organizzazioni umanitarie in Kosovo, America Latina, Africa e ora ha scelto di dedicarsi alla sua città.

Veliaj, che parla in maniera fluente l’italiano e conosce molti sindaci della Penisola, in primis il presidente dell’Anci e primo cittadino di Bari, Antonio De Caro, ha le idee chiare: “Tirana diventerà presto la Tel Aviv dei Balcani”. Sembra uno slogan ben coniato ma basta girare per la città, per capire che la direzione è quella.

Su buelvardi Desmoret, poco dopo aver oltrepassato il torrente Lana, c’è una piramide: era il museo Enver Hoxha edificato nel 1988 per iniziativa della figlia del dittatore come mausoleo celebrativo. Dentro, ai tempi del comunismo, c’erano una statua marmorea del leader e una collezione di doni che aveva ricevuto.

Con la caduta del regime è diventato prima un edificio pubblico, poi privato per finire abbandonato nelle mani dei ragazzini. Oggi, c’è un cantiere. La piramide non è stata abbattuta ma sventrata per costruire la più grande scuola 2.0 dei Balcani. Grazie all’Albanian-American Development Foundation (Aadf) tra qualche mese (l’inaugurazione è prevista in primavera) anche a Tirana sorgerà un centro Tumo che che offrirà agli adolescenti di età compresa tra i 12 ei 18 anni l’accesso a competenze digitali in grado di dare loro un futuro occupazionale.

Spazi simili ci sono già a Yerevan, a Parigi, a Beirut, a Berlino, a Lione, a Mosca. Il progetto, dello studio d’architettura olandese MVRDV ha l’obiettivo di aprire la struttura e il suo grande atrio verso la città, rinnovando anche gli spazi esterni. È questo un punto dirompente del piano perché “anche se fatiscente e abbandonata – spiega lo studio olandese – la piramide è sempre apparsa ai cittadini come un edificio ermeticamente chiuso e inaccessibile. Gli architetti hanno invece pensato a un edificio trasparente che anche nei giorni di pioggia sarà chiuso solo da grandi strutture vetrate e con un grande e accogliente atrio interno, uno spazio aperto con alberi e verde”.

Gli operai stanno lavorando giorno e notte per realizzare un piccolo villaggio fatto di aule e studi, caffè e ristoranti. Qui si studieranno tecniche come software, robotica, animazione, musica e film. “Passeremo – ci spiega il sindaco – dal formare mille ragazzi al mese, alle nuove tecnologie, a seimila. In questo modo avremo creato un futuro occupazionale certo a una generazione. Quando mi chiedono a che città mi ispiro io rispondo sempre che Tirana, non potrà mai essere come Roma o Atene ma può puntare a diventare come la capitale di Israele che come noi ha conosciuto il dramma ma anche la creatività”.

Veliaj che ogni giorno si ritaglia un’ora, tra i suoi appuntamenti, per incontrare i bambini i ragazzi delle scuole, dall’infanzia alle superiori, punta anche sui più piccoli: “Alla piramide formeremo gli adolescenti ma in cento primarie abbiamo dato vita a dei corsi di coding. Nel futuro, la lingua classica non saranno né l’italiano né l’albanese ma sarà java. Dobbiamo essere pronti. Negli anni Novanta siamo riusciti a sopravvivere imparando l’italiano, ma ora dobbiamo vivere con dignità preparandoci ai nuovi lavori”.