Politica

Il governo non parla di sfratti né di disagio abitativo: appuntamento al 5 novembre

La neo presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni ha appena ricevuto la fiducia dalle Camere e in entrambi i rami del Parlamento. Le relazioni presentate, sulle quali la maggioranza parlamentare ha votato la fiducia, non hanno mai citato alcune parole chiave nell’ambito delle disuguaglianze.

La Presidente del Consiglio non ha citato le questioni legate agli sfratti (40.000 sentenze l’anno, 150.000 sfratti complessivi in esecuzione), delle famiglie nelle graduatorie per l’accesso ad una casa popolare (600.000 nel nostro Paese). Mai citata la necessità di intervenire con manutenzioni straordinarie nel milione di alloggi di edilizia residenziale pubblica (di Ater/Aler e Comuni) lasciati nel più completo degrado e in tale contesto sulla necessità di portare al recupero e al riutilizzo delle 50.000 case popolari chiuse per degrado. Né tantomeno si è preoccupata di affrontare la questione delle 889.000 famiglie in povertà assoluta che sono in affitto e subiscono più di tutti il caro affitti e il caro bollette.

Questioni che riguardano centinaia di migliaia di famiglie, milioni di persone che sulla loro pelle vivono uno degli aspetti peggiori delle disuguaglianze in Italia. Né tantomeno il neo ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha pensato di dire una parola su una delle deleghe più delicate che ha il suo ministero, quella alle politiche abitative, che certo anche negli anni passati non ha brillato in implementazione delle politiche pubbliche – sostenendo apertamente quel finto social housing pubblico/privato che è parte della inefficacia delle politiche abitative finora attuate e che hanno incancrenito la questione della precarietà abitativa.

Qui voglio ricordare, ancora una volta, anche alla neo Presidente del Consiglio dei Ministri e al neo ministro delle Infrastrutture i dati, oltre quelli già citati, che si riferiscono alla condizione abitativa in Italia. Nel 2021, 18,2 milioni di famiglie (70,8% del totale) sono proprietarie dell’abitazione in cui vivono, mentre 5,2 milioni (20,5%) vivono in affitto e 2,2 milioni (8,7%) dispongono dell’abitazione in usufrutto o a titolo gratuito. Le famiglie proprietarie di un’abitazione e che pagano un mutuo rappresentano, invece, il 12,8% del totale (circa 3,3 milioni di famiglie).

Le persone che vivono in affitto sono 11,8 milioni (20,0%). Nel quinto di famiglie più povero, la percentuale di quelle in affitto è pari al 31,8%; tale valore scende al 24,5% nel secondo quinto, rimanendo al di sopra della media nazionale. La percentuale si riduce all’11,3% tra le famiglie più benestanti (ultimo quinto di reddito equivalente). Solo il 5,9% delle famiglie del quinto più povero ha acceso un mutuo, contro il 17,6% delle famiglie del quarto e il 17,2% delle famiglie dell’ultimo quinto, quelle più ricche.

Presidente del Consiglio dei Ministri, intende davvero pensare che le politiche abitative possano basarsi su finanziamenti destinati a sostenere l’acquisto di case con questi dati? Se non le è chiaro, aggiungo che nel 2021 le oltre 889mila famiglie povere in affitto corrispondono al 45,3% di tutte le famiglie povere, con un’incidenza di povertà assoluta pari al 18,5%, contro il 4,3% di quelle che vivono in abitazioni di proprietà.

E infine l’incidenza di povertà assoluta delle famiglie dove sono presenti minori è pari al 28,2% se la famiglia è in affitto, contro il 6,4% di quelle che posseggono una abitazione di proprietà. La questione della precarietà abitativa e quella più ampia delle disuguaglianze è un tema che non può essere bypassato ed escluso dall’agenda politica di governo.

Per ricordare alla Presidente del Consiglio il tema delle disuguaglianze e in tale contesto della precarietà abitativa, la piattaforma “Non per noi ma per tutte e tutti”, che raggruppa 600 associazioni tra cui Unione Inquilini, dà appuntamento a Roma sabato 5 novembre in Piazza Vittorio alle 11 per un’assemblea popolare da dove, con le delegazioni che arriveranno da tutta Italia, partiranno in corteo fino a Piazza Esquilino per confluire nel corteo per la Pace.

L’appuntamento di Piazza Vittorio intende essere uno spazio per incidere, difendere e promuovere i diritti, attraverso un’assemblea costruita dal basso da soggetti sociali diversi, impegnati su obiettivi comuni per la Giustizia Sociale e Ambientale e per condividere proposte chiare e concrete su lavoro, casa, reddito, salario, servizi e politiche sociali, lotta alle mafie, riconversione ecologica, accoglienza, no all’autonomia differenziata.

Proposte condivise da centinaia di realtà della Rete dei Numeri Pari insieme ad altri soggetti, che continueremo a sottoporre al governo e che, se applicate, sconfiggerebbero la “pandemia delle disuguaglianze”.