Diritti

Referendum, rivoluzione digitale sulla raccolta firme: “Ci fosse stata prima, avremmo votato sulle leggi ad personam di Berlusconi. Pronti a reagire se il governo interverrà sui diritti”

"Ci fosse stato questo strumento, le famose leggi ad personam di Berlusconi si sarebbero potute referendare in un paio di mesi", dice Mario Staderini a ilfattoquotidiano.it Pronto il testo del decreto Colao. "Il processo è stato interamente digitalizzato, dando vita a quella che è una rivoluzione copernicana dei diritti politici degli italiani"

“Attendiamo di leggere nel dettaglio il testo del decreto per verificare che non vi siano trappole e ostacoli che vanifichino nella pratica l’utilizzo del sistema”, aveva detto Marco Cappato. E finalmente ci siamo. Il testo del decreto è pronto e imminente la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Dopo un percorso pieno di interruzioni e ripensamenti, si trattava di definire il funzionamento di una piattaforma digitale pubblica dove poter proporre e sottoscrivere proposte referendarie o di legge popolare in modo gratuito e veloce, senza dover passare dai partiti politici e senza le complicazioni di trovare tutti gli autenticatori necessari. “Alcune delle cose che avevamo chiesto per ora non ci sono “, spiega Mario Staderini, più volte segretario dei Radicali e decano della battaglia per le firme digitali. Ma la soddisfazione per il coronamento di una battaglia che porta avanti da dieci anni c’è tutta: “Nel testo del decreto il processo è interamente digitale, nessun intoppo burocratico residuo”. Che significa? “Ci fosse stato questo strumento, le famose leggi ad personam di Berlusconi si sarebbero potute referendare in un paio di mesi“.

Grazie alla digitalizzazione il referendum abrogativo diventa “istantaneo”. Questa la vittoria che Staderini rivendica con più soddisfazione dopo aver letto il testo del decreto attuativo, la cui approvazione era stata resa nota ai primi di ottobre dall’ex ministero dell’Innovazione di Vittorio Colao, “al quale – dice Staderini – va riconosciuto di essere stato di parola”. “Nel caso ci fossero leggi ingiuste in modo eclatante, quasi in modo istantaneo si potrebbero sottoporre a referendum”, spiega declinando tutto anche alla situazione attuale: “Se il nuovo governo dovesse decidere di fare scelte restrittive sui diritti civili o altro, ci sarebbe subito uno strumento per reagire”. Una rivoluzione che apre prospettive inedite: “Mi immagino un fiorire di iniziative anche da parte di soggetti che non potevano metterle in campo, e democraticamente ne vedremo delle belle. Non v’è dubbio che assisteremo l’affermazione di temi esclusi dalla politica e penso che anche la parte propositiva delle leggi di iniziativa popolare sarà rivitalizzata dalle firme digitali, conquistando un peso maggiore nel dibattito politico”. Con il decreto, l’Italia diventa il primo paese al mondo ad avere un sistema per la sottoscrizione referendaria completamente digitale. Qualche ombra? “Non vedo il rischio di un impazzimento con cento e più referendum all’anno. Potenze editoriali, del web o social potranno incidere, certo, ma la serietà della proposta e la credibilità dei promotori faranno la differenza”.

La piattaforma sfrutterà l’integrazione nell’Anagrafe nazionale della popolazione residente delle liste elettorali gestite dai comuni, assicurando la verifica automatica della qualifica di elettore dei sottoscrittori, passaggio che semplifica l’intero iter. I cittadini potranno accedere all’area privata attraverso un sistema di identità digitale sia con il sistema informativo Spid che Cie. Mentre i promotori potranno scegliere la tipologia di iniziativa da registrare, richiedere il caricamento della proposta, visionare l’anteprima e, una volta confermata la correttezza dei dati inseriti, dare avvio immediato alla raccolta delle firme. “Questo significa che chiunque e in qualunque luogo potrà trasformarsi in un banchetto di raccolta firme: basterà un tablet. Tramite internet le stesse persone con disabilità potranno raccogliere firme, aggregare le persone, mandarle a firmare”, spiega Staderini, uno dei protagonisti della causa che portò le Nazioni Unite a condannare l’Italia proprio per gli ostacoli alla raccolta delle firme sugli strumenti di democrazia diretta. E che adesso guarda avanti. “Ci impegneremo per ottenere quanto avevamo già richiesto, ciò che il decreto oggi non prevede ma nemmeno vieta, come la possibilità per un comitato di restare in contatto con i sottoscrittori delle sue iniziative, di raccogliere le loro mail. O mettere a pacchetto i referendum proposti dallo stesso promotore e raccogliere donazioni attraverso la piattaforma”.

Ma non è tutto. Perché “infilando sassolini negli ingranaggi si può sempre tentare di bloccare questa riforma”, spiega. “Bisognerà garantire l’obbligo di discussione in Parlamento delle leggi di iniziativa popolare, che oggi è presente solo al Senato. E poi per i referendum rimane la battaglia per eliminare il quorum e limitare l’eventualità che la Consulta blocchi le iniziative giudicandole inammissibili”, come avvenuto di recente per cannabis ed eutanasia, con le proposte referendarie sottoscritte proprio attraverso la firma digitale. Inoltre per completare “il processo di liberazione dei referendum dagli ostacoli burocratici la piattaforma dovrebbe poter essere utilizzata anche da tutti i comuni e le regioni per i loro referendum locali”. Non ultimo, bisogna liberare anche l’accesso alle elezioni, finora riservato ai partiti in parlamento, estendendo la firma digitale come chiesto dalla lista di Marco Cappato. “Ma questo decreto è sicuramente una rivoluzione. Perché non saranno più soltanto i partiti politici o chi era in grado di superare i tanti ostacoli a presentare iniziative. Insomma, non saranno più soltanto i Radicali a proporre referedum e anche questo sarà parecchio interessante”, dice con un sorriso.