Economia

La lotta dei Comuni al caro bollette: meno luci in strada, austerity a Natale e ascensori vietati. Così i sindaci provano a tenere in piedi i conti

Le amministrazioni stanno adottando piani per ridurre i consumi energetici: riscaldamento giù, prolungamento dello smart working, sdrastica riduzione dell’uso delle luminarie. Ecco tutte le misure in campo. E l’Anci approva una serie di proposte più lungimiranti, ben sapendo che a oggi l’unica strada “credibile” è ridurre i consumi. Decaro: "Problema enorme per i nostri bilanci"

I soldi non arrivano, per le misure strutturali ci vuole tempo e quindi nell’immediato si può solo tagliare. Consapevoli di questo, sono sempre di più i Comuni che stanno adottando piani per ridurre i consumi energetici e affrontare così l’aumento “incontrollato” delle bollette di luce e gas, a volte di fatto arrivando a un vero e proprio razionamento: dalla riduzione delle temperature dei riscaldamenti e dell’accensione delle luci al prolungamento dello smart working, c’è chi arriva a vietare l’ascensore ai propri dipendenti. Anche il Natale si preannuncia all’insegna dell’austerity, con una drastica riduzione dell’uso delle luminarie. E l’Anci approva una serie di proposte più lungimiranti per affrontare la situazione, ben sapendo che a oggi l’unica strada “credibile” è ridurre i consumi.

“A fronte di una spesa energetica media annuale di circa 1,8 miliardi di euro (dati SIOPE), i Comuni vedono nel 2022 e in crescita nel 2023 i costi almeno raddoppiati se non peggio. In un tale scenario di crisi e di rischio default dei bilanci in chiusura nonché di tenuta sociale dei territori, le uniche misure immediate credibili sono relative al contenimento dei consumi quindi delle spese energetiche”, ha sostenuto l’Associazione nazionale dei Comuni italiani in occasione del suo ultimo direttivo. Nei giorni scorsi è stato pubblicato il decreto che stanzia altri 400 milioni per sostenere gli acquisti di luce e gas da parte dei Comuni e delle Città metropolitane, portando il totale a circa 820.

Evidente tuttavia che non basti, data la drammaticità della situazione. “La vera emergenza per il Paese – spiega il presidente Antonio Decaro – è l’aumento incontrollato di energia elettrica e gas, che oltre a essere un dramma sociale e un colpo micidiale al sistema produttivo, è un problema enorme anche per i bilanci dei nostri Comuni. Abbiamo bisogno di ulteriori risorse per provare a chiudere i bilanci del 2022”. A ciò si aggiunge che – riferisce l’Anci – nelle previsioni sulla legge di bilancio 2023 tornano a essere previsti “pericolosi tagli ai trasferimenti per gli enti locali”. Sono giorni ormai che gli enti locali lanciano l’allarme sul caro bollette, sostenendo che servano fondi altrimenti si rischia di tenere parti delle città al buio, fermare i bus, spegnere le luci sui monumenti e razionare riscaldamenti.

E i casi in cui già è iniziato il razionamento sono vari, in ordine sparso dalle grandi città ai borghi più piccoli. Milano prevede la riduzione di un’ora la mattina dell’illuminazione pubblica, l’abbassamento di 2 gradi della temperatura sui mezzi pubblici e la chiusura di alcuni uffici comunali il venerdì con una giornata di smart working. A Castione della Presolana (Bergamo), il Comune abbassa a 19 gradi il riscaldamento, vieta l’uso degli ascensori ai dipendenti (fatta eccezione per i dipendenti “in condizione di fragilità o per esigenze di servizio”) e impone lo spegnimento dei computer in pausa pranzo. Il Comune di San Giovanni Valdarno (Arezzo) ha deciso di spegnere i lampioni alle 21, con cadenza temporale alternata e di anticipare di un’ora, alle 5, lo spegnimento mattutino dell’illuminazione pubblica.

Il Comune di Carmagnola (Torino) – oltre a ridurre gli orari di accensione delle luci nelle strade, piazze, parchi e monumenti – prevede che le scuole dal 2 novembre chiudano alle 17.30. “In questo modo non andiamo a toccare l’attività didattica, che termina sempre alle 16, ma tutte le attività funzionali all’insegnamento, come il lavoro di uffici e personale Ata, verranno organizzate in modalità diverse rispetto a quelle attuali, consentendo anche un risparmio di luce e gas per due ore al giorno”, sottolinea il vicesindaco Alessandro Cammarata, assessore all’Istruzione. Sempre dal 2 novembre saranno ridotti anche gli orari e le temperature delle palestre comunali. A Novara è stata diminuita di 1° la temperatura delle piscine comunali e si prospettano anche festività con la cinghia stretta: “Faremo un Natale più in austerity rispetto al passato”, avverte Alessandro Canelli, sindaco di Novara e delegato dell’Anci per la finanza locale. Anche a Salerno, capitale italiana delle decorazioni sotto le feste, le “Luci d’artista” dureranno soltanto un mese, dall’8 dicembre all’8 gennaio, invece dei classici due-tre mesi. E in quei giorni si spegneranno alle 24, ad eccezione dei giorni di Natale e Capodanno. Stesso discorso a Taranto, dove si è sempre festeggiato il Natale più lungo d’Europa: meno luminarie e tempi ridotti.

Soprattutto nelle grandi città si punta poi sullo smart working: Roma ha deciso due giornate settimanali di lavoro agile per i dipendenti capitolini; anche i dipendenti della Regione Lazio continueranno a lavorare da casa e negli uffici sarà comunque ridotta l’illuminazione, con chiusura anticipata degli uffici che non hanno contatti con il pubblico e che non forniscono servizi essenziali. Questi alcuni esempi di misure emergenziali da attuare nell’immediato. Nel suo documento l’Anci propone e chiede al governo anche una serie di misure strutturali che invece hanno bisogno di tempo. Tra queste, il potenziamento dell’offerta di spazi ed edifici pubblici energeticamente efficienti per chi è in maggiore difficoltà: prolungamento degli orari di biblioteche, spazi comuni, edifici sportivi; la promozione di autoconsumo e delle comunità energetiche; l’introduzione di tecnologie di building automation applicate al patrimonio edilizio e alle reti di illuminazione pubblica come valvole termostatiche e sistemi più innovativi di controllo remoto, sensoristica, rilevatori automatici e a passaggio ecc.

L’Associazione nazionale dei Comuni ha chiesto anche l’individuazione di “giacimenti” rinnovabili e predisposizione di un “catasto” di impianti installati e di aree e superfici (edifici) idonei con l’installazione di rinnovabili. Proposta poi la cessione a costi calmierati di una parte dell’energia prodotta dagli impianti rinnovabili e fossili, l’obbligo di messa a disposizione dei dati energetici del territorio di competenza, la revisione tariffaria e contrattuale nella formazione del prezzo a partire dai prodotti Consip (Servizio Luce), il rifinanziamento del Conto Termico e politiche incentivanti le fonti geotermiche a bassa entalpia.