Cultura

Rosarno Film Festival- Fuori dal ghetto, com’è andata la prima edizione la prima edizione del festival di cortometraggi dedicato allo sfruttamento lavorativo

Una prima edizione andata ben oltre le aspettative, che ha ottenuto il prestigioso endorsement del regista e attivista Ken Loach, che si è fregiata della presenza dell’agroecologista militante Blandine Sankara (sorella più giovane di Thomas, padre della rivoluzione burkinabé assassinato durante il colpo di Stato del 1987)

Non vuole somigliare a una di quelle kermesse cinematografiche di massimo splendore affollate da celebrità in marcia su chilometrici red carpet. Il Rosarno Film Festival – Fuori dal ghetto – che dal 14 al 16 ottobre ha animato la Piana di Gioia Tauro, in Calabria – ha un’ossatura diversa, militante. Definita dagli stessi organizzatori “sgarrupata”, questa rassegna di cortometraggi non volge lo sguardo a un altrove lontano e patinato, ma guarda da vicino alla questione dell’iniquo sistema del caporalato, che porta inevitabilmente con sé violazione dei basilari diritti umani e incassi illeciti per la criminalità organizzata e gli imprenditori che sfruttano il sommerso. Facendo da potente megafono alla voce flebile di una comunità ai margini – composta da migranti e non – le dieci opere in concorso hanno posto al centro dell’attenzione il racconto della vita da rider, la storia operaia dei Cantieri Navali di Palermo, e le esperienze degli ospiti dei centri di accoglienza e delle vittime di precarietà, agro-mafie e disoccupazione. La giuria, composta da cinque lavoratori-braccianti provenienti dall’Africa ha assegnato il primo premio – consistente in una cassa di prodotti locali provenienti da filiera etica, tracciata e senza sfruttamento – al corto La giornata di Pippo Mezzapesa (incentrato sulla storia di Paola Clemente, morta di fatica in Puglia nel 2015) e il secondo a Dipende tutto da te di Daniele Ceccarini. Dice Chiara Sasso della ReCoSol, Rete delle comunità solidali, una delle realtà promotrici dell’evento, insieme a SosRosarno e Mediterranean Hope : “È stato emozionante vedere che lo sguardo della giuria abbia incontrato quello di due film che raccontano lo sfruttamento lavorativo degli italiani. A evento concluso posso ribadire con maggiore convinzione che l’unione fra le associazioni del territorio e quelle nazionali, aiuta a superare ogni penosa e ormai ridicola divisione, e a creare qualcosa di bello. Il nostro non vuole minimamente essere un festival glamour, ma una fabbrica di sogni, uno strumento di indagine sociale e un supporto conoscitivo fra culture diverse”. Una prima edizione andata ben oltre le aspettative, che ha ottenuto il prestigioso endorsement del regista e attivista Ken Loach, che si è fregiata della presenza dell’agroecologista militante Blandine Sankara (sorella più giovane di Thomas, padre della rivoluzione burkinabé assassinato durante il colpo di Stato del 1987), e che nei due giorni di proiezione e assemblee – ma anche oltre – è stata protagonista del mare magnum dell’informazione e dello scroll online, come spiega Francesco Piobbichi, operatore di Mediterranean Hope: “Questo festival è stato molto apprezzato anche dal Web perché ha rappresentato un’anomalia. Non è stata la classica rassegna, ma un laboratorio innovativo – a costo ridotto, pari quasi a zero – che ha voluto dimostrare quanto sia importante l’antica pratica del rispetto della dignità dei lavoratori. Abbiamo, non a caso, scelto di utilizzare per la locandina un’arancia ché – oltre a essere il simbolo dei braccianti della Piana – è l’emblema di tutte le attività locali che permettono alle persone di fuoriuscire dal ghetto. Dal Rosarno Film Festival parte un messaggio importante: si può intervenire sul piano culturale con un evento cinematografico – in un territorio complesso come il nostro – per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’annosa questione della manodopera dequalificata, e richiamare così la grande distribuzione della filiera agricola alla responsabilità sociale di impresa”.