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La Transafricana prosegue: dal deserto del Namib al dito di Caprivi, passando dalla Germania

Il nostro viaggio transafricano riparte dal Deserto del Namib in direzione nord. Prima tappa irrinunciabile è Solitaire, un luogo affascinante costituito da un semplice distributore, un bar e una panetteria che sforna una delle torte di mele più buone dell’universo. Sarà il contesto dal fascino unico, dove i rottami di vecchie macchine arrugginite sono diventate una specie di scultura post apocalittica, ma l’atmosfera di Solitaire è difficilmente imitabile.

Dopo una abbondante porzione di torta di mele si parte con destinazione Walvis Bay, una cittadina affacciata sull’Oceano Atlantico. La strada che collega Solitaire alla costa è estremamente panoramica, il paesaggio cambia di continuo alternando ampi tratti di savana semi desertica a dolci colline dalle bizzarre stratificazioni rocciose. L’ultimo tratto di strada è una distesa di deserto salato, un paesaggio perfetto per ambientare un film di Guerre Stellari, che termina pochi chilometri prima della costa dove paludi e pozze naturali ospitano una popolazione di fenicotteri rosa.

Walvis Bay è una cittadina sulla costa cresciuta molto rapidamente negli ultimi anni grazie al porto commerciale e alle numerose attività ludiche che si possono praticare: pesca, avvistamento balene e delfini, quad sulle dune e dune buggy. Un pranzo sul lungomare su una terrazza panoramica è il premio che ci siamo meritati dopo tanta sabbia.

Lasciamo Walvis Bay e ci dirigiamo verso Swakopmund, la striscia di asfalto che corre parallela all’oceano è sferzata dal vento che porta con sé nuvole di sabbia che creano effetti mistici e surreali. Swakopmund è la principale città sulla costa della Namibia, una città dalla forte impronta tedesca che si ritrova nell’architettura degli edifici dai tetti appuntiti, dalle chiese in sasso e dalle birrerie che riportano la mente più a Monaco di Baviera che all’Africa. Swakopmund è una città rilassata che funge da porta d’ingresso alla famigerata Skeleton Coast.

La Skeleton Coast, successiva tappa della Transafricana, è il luogo dove il deserto incontra l’Oceano Atlantico, deve il suo nome agli scheletri di balena e ai relitti di numerose navi naufragate a causa delle forti correnti e alle nebbie che caratterizzano questa costa. Le nebbie mattutine, che si formano per via della elevata differenza di temperatura tra il freddo oceano e il torrido deserto sabbioso, sono l’elemento che permette la vita in questo luogo inospitale fornendo l’acqua necessaria alla sopravvivenza di specie animali e vegetali. Tra i relitti che costellano la Skeleton Coast il più famoso è senza dubbio Zeila, un peschereccio arenatosi a circa 40 chilometri a nord di Swakopmund e ora divenuto “isola”, che accoglie numerosi cormorani e aninghe africane che nidificano al sicuro dei predatori che si trovano sulla terraferma. La Skeleton Coast ospita anche la più grande colonia di otarie del capo della Namibia, circa 80.000 esemplari si riuniscono a Cape Cross; sono buffe, simpatiche e rumorose. Una passerella in legno consente di camminare all’interno della colonia osservando gli animali da una prospettiva privilegiata senza disturbarli.

Lasciata la Skeleton Coast ci siamo diretti a Twyfelfontein, un sito magico dove si possono ammirare antichissime incisioni rupestri del popolo San che abita queste terre da migliaia di anni. Non distante da Twyfelfontein si trova la Cheetah Conservation Foundation, un’associazione che si occupa di studiare, curare e reintrodurre in natura i ghepardi. Questa importante realtà recupera cuccioli orfani o abbandonati dando loro una seconda chance, così come cura animali che sono vittime del conflitto uomo-animale.

L’Etosha National Park è una delle principali destinazioni della Namibia, è il parco dove poter effettuare safari fotografici eccellenti e ammirare gli animali iconici dell’Africa come leoni, elefanti, rinoceronti e numerose antilopi. Il grande luogo bianco, come indicato in lingua locale, è una distesa arida che occupa quello che un tempo era un grande lago che nel corso dei secoli, a seguito di movimenti tellurici, si è prosciugato lasciando una enorme depressione salina.

La Caprivi Strip è la lingua di terra namibiana che si incunea tra il Botswana e l’Angola, un’area dove si trova un’unica strada che attraversa un’area protetta e costeggia villaggi tradizionali.