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Perquisizione Fbi a casa Trump, il ministro della Giustizia: ‘Applicazione imparziale della legge. Chiediamo di poter rendere noti motivi’

"Gran parte del nostro lavoro è necessariamente condotto lontano dagli occhi del pubblico - ha proseguito il ministro - Lo facciamo per proteggere i diritti costituzionali di tutti gli americani e per proteggere l’integrità delle nostre indagini", ha affermato Merrick Garland aggiungendo che le regole etiche gli impediscono di fornire ulteriori dettagli sul perquisizione della proprietà di Trump

Tutti gli americani hanno diritto alla “applicazione imparziale della legge”. È con queste parole che il ministro della Giustizia americano, Merrick Garland, ha parlato per la prima volta dopo la perquisizione dell’Fbi nella residenza di Mar-A-Lago di proprietà dell’ex presidente americano, Donald Trump. Un blitz, quello del Federal Bureau, che ha scatenato l’ira del tycoon e dei suoi sostenitori, oltre a compattare ulteriormente il fronte repubblicano in difesa di quello che continua ad apparire come il vero leader dei Conservatori. “La fedele adesione allo stato di diritto è il principio fondamentale del Dipartimento di Giustizia e della nostra democrazia. Sostenere lo stato di diritto significa applicare la legge in modo uniforme, senza timore o favore”, ha detto Garland che, viste le polemiche seguite all’operazione, ha però specificato che “dato l’intenso interesse pubblico costituito da una perquisizione nella residenza di un ex presidente, il governo ritiene che questi fattori favoriscano che sia reso pubblico il contenuto del mandato di perquisizione”. Il dipartimento di Giustizia, ha quindi riferito Garland, ha presentato una mozione al tribunale affinché siano noti al pubblico i termini del mandato.

“Gran parte del nostro lavoro è necessariamente condotto lontano dagli occhi del pubblico – ha proseguito il ministro – Lo facciamo per proteggere i diritti costituzionali di tutti gli americani e per proteggere l’integrità delle nostre indagini”, ha affermato aggiungendo che le regole etiche gli impediscono di fornire ulteriori dettagli sul perquisizione della proprietà di Trump. Nonostante ciò, come già fatto dal direttore dell’Fbi, Christopher Wray, non ha nascosto la preoccupazione per le minacce ricevute dal Federal Bureau dopo il blitz a casa Trump, soprattutto nei circoli dei sostenitori dell’ex presidente: “Agenti e funzionari del dipartimento di Giustizia sono stati attaccati ingiustamente. Sono patrioti che si sacrificano per il bene del Paese – ha continuato – Sono onorato di lavorare accanto a loro”. E si è poi preso tutta la responsabilità della decisione riguardo alle indagini a carico del tycoon:”Ho personalmente approvato la perquisizione nella residenza dell’ex presidente”.