Cronaca

Elezioni, L’appello del Papa: “In politica ci vuole responsabilità civica. In questo secolo, l’Italia ha avuto venti governi”

Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio in Canada, Bergoglio ha risposto alla domanda su come ha vissuto la caduta del governo di Mario Draghi. “Prima di tutto io non voglio immischiarmi nella politica interna italiana" ha affermato il Pontefice e ha proseguito "nessuno può dire che il presidente Draghi non fosse un uomo di alta qualità internazionale"

“Responsabilità. Responsabilità civica”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto alle forze politiche italiane in vista delle elezioni del 25 settembre. Nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio in Canada, Bergoglio ha risposto anche alla domanda su come ha vissuto la caduta del governo di Mario Draghi. “Prima di tutto – ha spiegato il Papa – io non voglio immischiarmi nella politica interna italiana. Secondo: nessuno può dire che il presidente Draghi non fosse un uomo di alta qualità internazionale. È stato presidente della Banca (Centrale Europea, ndr). Ha fatto una buona carriera. Io ho fatto una domanda soltanto a uno dei miei collaboratori: dimmi, quanti governi ha avuto l’Italia in questo secolo? Lui mi ha detto venti. Questa è la mia risposta”. Il tema principale della conferenza stampa è stato l’ipotesi delle dimissioni del Papa visto il persistente problema al ginocchio destro che gli impone ormai da mesi di spostarsi principalmente sulla sedia a rotelle. “Non credo – ha affermato Bergoglio – che possa andare con lo stesso ritmo dei viaggi di prima. Credo che alla mia età e con questa limitazione devo risparmiare un po’ per poter servire la Chiesa. Poi, al contrario, posso pensare la possibilità di farmi da parte, questa, con tutta onestà, non è una catastrofe, si può cambiare Papa, si può cambiare, non c’è problema. Ma credo che devo limitarmi un po’ con questi sforzi. L’intervento chirurgico al ginocchio non va, nel mio caso. I tecnici dicono di sì, ma c’è tutto il problema dell’anestesia, io ho subito dieci mesi fa più di sei ore di anestesia e ancora ci sono le tracce. Non si gioca, non si scherza con l’anestesia. È per questo che si pensa che non sia del tutto conveniente. Io cercherò di continuare a fare dei viaggi ed essere vicino alla gente perché credo che è un modo di servire: la vicinanza. Ma più di questo non mi viene da dire, speriamo”.

Francesco, però, ha precisato di non aver mai pensato alle dimissioni: “La porta è aperta, è una opzione normale, ma fino ad oggi non ho bussato a questa porta, non ho detto andrà in questa stanza, non ho sentito di pensare a questa possibilità. Ma questo non vuol dire che dopodomani non cominci a pensare, no? Ma in questo momento sinceramente no. Anche questo viaggio è stato un po’ il test. È vero che non si possono fare viaggi in questo stato, si deve forse cambiare un po’ lo stile, diminuire, pagare i debiti dei viaggi che ancora si devono fare, risistemare. Ma sarà il Signore a dirlo. La porta è aperta, questo è vero”. Bergoglio, inoltre, ha sottolineato che “il gesuita cerca, cerca, non lo fa sempre, ma cerca, di fare la volontà del Signore. Anche il Papa gesuita deve fare lo stesso. Quando il Signore parla, se il Signore ti dice vai avanti, tu vai avanti, se il Signore ti dice vai all’angolo, te ne vai all’angolo”. E ha aggiunto: “Il Signore può dire dimettiti. È il Signore che comanda. Una cosa di sant’Ignazio, questa è importante. Sant’Ignazio quando uno era stanco, malato, lo dispensava dalla preghiera, ma mai dispensava dall’esame di coscienza. Due volte al giorno: guardare cosa è successo oggi nel mio cuore. Peccati o non peccati, ma quale spirito mi ha mosso oggi. La nostra vocazione è cercare cosa è successo oggi. Se io, questa è una ipotesi, vedo che il Signore mi dice qualcosa, che mi è successo qualcosa, che ho una ispirazione, devo fare un discernimento per vedere cosa chiede il Signore. Può darsi anche che il Signore mi voglia mandare all’angolo, è lui che comanda. Questo è il modo religioso di vivere di un gesuita, stare nel discernimento spirituale per prendere delle decisioni, per scegliere una via di lavoro, di impegno pure. Il discernimento è la chiave nella vocazione del gesuita. Questo è importante. Sant’Ignazio in questo era molto fine perché è stata la sua propria esperienza del discernimento spirituale che l’ha portato alla conversione. E gli esercizi spirituali sono davvero una scuola di discernimento. Così il gesuita deve essere per vocazione un uomo del discernimento: discernere le situazioni, discernere la propria coscienza, discernere le decisioni da prendere. Per questo deve essere aperto a qualsiasi cosa il Signore gli chieda questa è un po’ la nostra spiritualità”. E ha aggiunto: “Io mi sento servitore del Signore con l’abitudine del gesuita. Non esiste una spiritualità papale. Quella non c’è. Ogni Papa porta avanti la propria spiritualità. Pensa a san Giovanni Paolo II con quella bella spiritualità mariana che aveva. La aveva prima e la aveva da Papa. Pensa ai tanti papi che hanno portato avanti la loro spiritualità. Il papato non è una spiritualità, è un lavoro, una funzione, un servizio. Ognuno lo porta avanti con la propria spiritualità, le proprie grazie, la propria fedeltà e anche i propri peccati. Ma non c’è una spiritualità papale. Per questo non c’è confronto fra spiritualità gesuita e spiritualità papale, perché questa seconda non esiste”.

Mentre sul profilo del suo successore, Francesco ha affermato: “Questo è un lavoro dello Spirito Santo. Io non oserei mai pensare. Lo Spirito Santo questo lo sa fare meglio di me, meglio di tutti noi. Perché ispira le decisioni al Papa, sempre ispira. Perché è vivo nella Chiesa, non si può concepire la Chiesa senza lo Spirito Santo, è colui che fa le differenze, fa anche il chiasso, pensa alla mattina di Pentecoste, e poi fa l’armonia. È importante parlare di armonia più che di unità. Unità sì, ma armonia, non come una cosa fissa. Lo Spirito Santo ti dona un’ armonia progressiva, che va avanti. A me piace quello che dice san Basilio sullo Spirito Santo: Ipse armonia est, Lui è l’armonia. È armonia perché prima ti fa il chiasso con la differenza dei carismi. Lasciamo quindi questo lavoro allo Spirito Santo. Sulle mie dimissioni, vorrei ringraziare per un bell’articolo che ha scritto una di voi mettendoci tutti i segnali che potevano condurre a una dimissione e tutti quelli che stanno apparendo. Questo è un bel lavoro di un giornalista che poi alla fine dà l’opinione, ma intanto va a vedere tutti i segnali, non solo le dichiarazioni, con quel linguaggio sotterraneo che però dà anche dei segnali. Saper leggere i segnali o almeno fare uno sforzo di interpretazione che può essere quella o quell’altra, questo è un bel lavoro per cui vi ringrazio tanto”. Sul viaggio a Kiev nel tentativo di portare la pace nel Paese, Francesco ha precisato: “Io ho detto che in Ucraina vorrei andarci. Vediamo adesso cosa trovo quando arrivo a casa. In Kazakistan per il momento mi piacerebbe andare, è un viaggio tranquillo, senza tanto movimento, è un congresso di religioni. Per il momento tutto rimane. Devo anche andare in Sud Sudan prima che in Congo, perché è un viaggio con l’ arcivescovo di Canterbury e con il vescovo della Chiesa di Scozia perché abbiamo fatto tutti e tre insieme il ritiro due anni fa. E poi il Congo, ma sarà l’anno prossimo, perché c’è la stagione delle piogge, vediamo. Io ho tutta la buona volontà, ma vediamo la gamba cosa dice”. Il Papa, che in Canada ha compiuto un “pellegrinaggio penitenziale”, come lo ha definito lui stesso, facendo mea culpa per il male commesso da tanti cristiani contro le popolazioni indigene, ha affermato che quello che è avvenuto in questo Paese “è stato un genocidio”. A una domanda sulla possibilità di aprire all’uso degli anticoncezionali, tema riemerso recentemente perché nel 1968 l’allora vescovo di Vittorio Veneto, Albino Luciani, si era espresso a favore, Francesco ha precisato: “Il dogma, la morale, è sempre in una strada di sviluppo, ma in uno sviluppo nello stesso senso”. E ha concluso la conferenza stampa affermando: “Dirò che quella che trasmette la fede è la Chiesa e la Chiesa è donna, la Chiesa è sposa, la Chiesa non è maschio, la Chiesa è donna. E noi dobbiamo entrare in questo pensiero della Chiesa donna, della Chiesa madre, che è più importante che qualsiasi fantasia ministeriale maschilista o qualsiasi potere maschilista”.