Economia

Nuove strette delle banche centrali, Borse Ue in rosso. Milano chiude a -3,2%. Spread giù, ma solo perché sale il rendimento dei Bund

Il tasso sui Btp è tornato a salire per qualche ora oltre il 4%. Intanto il vicepresidente della Bce Luis De Guindos ha riconosciuto di aver "commesso un errore" nel definire 'aumento dell’inflazione come "temporaneo" oltre ad ammettere che la banca centrale deve "fare più sforzi per comunicare meglio con i cittadini"

La scarsa fiducia dei mercati nelle misure della Bce, i dubbi sullo scudo anti spread, il timore che negli Stati Uniti per combattere l’inflazione si entri in una fase di recessione e i forti rincari del prezzo del gas stanno affossando di nuovo i mercati. Le Borse Ue sono tutte in negativo e Milano ha chiuso con perdite oltre il 3%. Contribuiscono anche l’aumento a sorpresa del tasso d’interesse sui depositi sul franco deciso giovedì mattina dalla Banca centrale svizzera e il forte rialzo comunicato dalla Bank of England. E probabilmente non aiuta che il vicepresidente della Bce Luis De Guindos abbia riconosciuto di aver “commesso un errore” nel definire l’aumento dell’inflazione come “temporaneo” oltre ad ammettere che la banca centrale deve “fare più sforzi per comunicare meglio con i cittadini: se i tassi di interesse aumentano questo avrà un effetto, però dobbiamo spiegare perché. L’inflazione è qualcosa che ha un impatto negativo sulla vita dei cittadini e un impatto duro soprattutto per i meno abbienti”.

Sotto pressione anche i titoli di Stato e per una volta non solo quelli dei Paesi deboli e ad alto debito. Ad essere venduti sono anche i bond di Francia e Germania. Con il risultato che il differenziale Btp-Bund nel corso della seduta è sceso sotto la soglia dei 200 punti base (per poi chiudere a 202) nonostante il rendimento del decennale italiano sia tornato in tarda mattinata a superare il 4% per poi tornare intorno al 3,8: il calo è stato determinato dall’aumento del tasso sui Bund, arrivato fino all’1,9%.

Gli investitori non sembrano convinti dalle mosse delle banche centrali, oltre al fatto che mancano dettagli sul nuovo scudo anti spread preannunciato – ma non deciso – dalla Bce durante il vertice di emergenza di mercoledì. In particolare sulle condizionalità che porterà con sé. Il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, noto “falco”, ha avvertito nuovamente che “occorre abbandonare il più velocemente possibile le politiche di bilancio espansive”, “dobbiamo ridurre i nostri disavanzi e abbiamo bisogno di percorsi affidabili per la riduzione del debito in tutti i Paesi membri, Germania compresa”. Perché “è responsabilità della Bce combattere l’inflazione, ma dobbiamo assumerci le nostre responsabilità come governi”.

Secondo Bloomberg la banca centrale sarebbe intenzionata a rivendere titoli per neutralizzare la liquidità che altrimenti si creerebbe comprando bond. Gli uffici e i comitati tecnici dell’Eurotower intendono completare i lavori per avere lo ‘scudo’ pronto per il meeting del 20-21 luglio, quando l’Eurotower intende alzare i tassi di un quarto di punto. L’altra gamba della strategia anti-frammentazione, ossia il reinvestimento dei titoli acquistati con il programma pandemico Pepp, avrebbe un potenziale di 17 miliardi al mese, pari all’ammontare medio dei bond che verrebbero a scadere mensilmente quest’anno: dirigere gli acquisti verso i Paesi più fragili creerebbe una prima linea di difesa. Altra ipotesi di lavoro è quella di un ‘front-loading’, anticipare cioè l’acquisto di bond prima ancora che arrivino a scadenza i titoli acquistati col Pepp.