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Riforma del Csm al Senato, Italia Viva ritira emendamenti, la Lega li mantiene. E Pd attacca: “Mai visto partito di governo che fa opposizione”

Pd e M5s contro la Lega in Aula al Senato nel corso della discussione generale e delle prime votazioni sulla riforma del Consiglio superiore della magistratura e dell’ordinamento giudiziario, approvata dalla Camera il 26 aprile scorso, e arrivata a Palazzo Madama.
Il motivo? Se Italia Viva, pur ancora critica e decidendo di astenersi sul voto di tutti gli emendamenti, ha annunciato in Aula il ritiro delle proposte di modifica presentate, al contrario sono rimasti gli emendamenti annunciati da parte della Lega, oltre che quelli di Fratelli d’Italia. Circa 150 in totale, alcuni dei quali riprendono i contenuti dei referendum flop.
Così è iniziato tra le provocazioni incrociate e le polemiche in Aula il voto sugli emendamenti e sui singoli 43 articoli del testo: l’approvazione finale è attesa per giovedì mattina.

“La Lega non ce l’ha con i giudici e nemmeno con il governo, e chiedo ai rappresentanti del Pd di smetterla di usare i provvedimenti per piantare bandierine ideologiche“, ha esordito il senatore leghista Andrea Ostellari nella relazione sul provvedimento in Aula. “Non siamo contro la riforma Cartabia, ma ci sono delle criticità da superare. Abbiamo un’occasione storica che non deve essere sprecata, lo dobbiamo agli italiani”, ha ribadito pure il senatore leghista Pasquale Pepe. È stato invece il collega Simone Pillon a ribadire di voler mantenere e votare gli emendamenti leghisti, compreso uno segreto (poi respinto dal voto dell’Aula).

Dal Pd la replica non si è fatta attendere, attraverso le parole di Franco Mirabelli, rivolte verso il partito di Matteo Salvini: “Non si è mai visto un partito di governo che fa opposizione”. E pure dal M5s non sono mancate le accuse: “Non si capisce il comportamento della Lega, che ha approvato il provvedimento alla Camera. E ora ha inscenato una farsa”. Attacchi rivolti pure verso Italia Viva: “Gli italiani sono rimasti a casa, una catastrofe politica per chi ha proposto i referendum. Ma c’è chi come Renzi non si rassegna e li perde uno dopo l’altro”, ha provocato sarcastico in Aula il senatore pentastellato Marco Pellegrini.