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Missione in Russia, Giorgetti gela Salvini: “Proposta suggestiva, ma bisogna muoversi col governo. Sono questioni di portata mondiale”

Le parole del ministro certificano lo scontro interno alla Lega tra salviniani e "draghini", come i fedeli del segretario chiamano quelli che cercano di indebolirne la leadership. Ad alimentare la tensione, in giornata, anche l’addio al centrodestra di Torino Bellissima, il gruppo dell'ex candidato sindaco Paolo Damilano, vicino a Giorgetti: la Lega, secondo lui, è in "profonda crisi di identità politica e di leadership" e responsabile di una "deriva populista" della coalizione

“Sono delle proposte suggestive, però bisogna muoversi di concerto col governo“. Giancarlo Giorgetti bolla così l’idea del proprio leader di partito, Matteo Salvini, di recarsi in Russia a mediare con Vladimir Putin. “Sono questioni di portata mondiale, quindi ciascuno deve dare il suo contributo, ma all’interno di percorsi che sono molto molto complicati”, dice il ministro dello Sviluppo economico a margine dell’assemblea degli industriali di Parma. Parole che certificano lo scontro interno alla Lega tra salviniani e “draghini”, come i fedeli del segretario chiamano quelli che cercano di indebolirne la leadership. Giorgetti non nasconde che “in certe situazioni il senso di scoramento pervade, dopodiché c’è un senso di responsabilità che fa sì che Draghi si faccia carico di prendere la croce e la porti avanti fino in fondo”. Ma persino il presidente del Consiglio, secondo il ministro, “ne ha piene le scatole”, anche perché “il periodo è complicatissimo: siamo a fine legislatura e sappiamo che il prossimo anno andranno in Parlamento due terzi dei deputati”.

Ad alimentare la tensione, in giornata, anche l’addio al centrodestra di Torino Bellissima, il gruppo di Paolo Damilano, ex candidato sindaco “civico” nella città piemontese sostenuto anche dalla Lega. Damilano, vicino a Giorgetti, non le manda a dire alla dirigenza del Carroccio: il partito, secondo lui, è in “profonda crisi di identità politica e di leadership” e responsabile di una “deriva populista” della coalizione. “La riconoscenza è sempre la virtù del giorno prima”, è la replica gelida del capogruppo leghista alla Camera Riccardo Molinari. Secondo i salviniani, anche questo attacco rientra in una sorta di “strategia della tensione” contro il Capitano nell’interesse di palazzo Chigi, viste le polemiche sulla possibile missione russa. Secondo diversi osservatori, il “redde rationem” in via Bellerio è cominciato.

Ma le acque sono agitate in tutto il centrodestra, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Giorgia Meloni frena gli entusiasmi di Salvini sulla ricandidatura di Attilio Fontana a presidente della Lombardia: “Considero Fontana un ottimo governatore, ma qui non si riesce a parlare della Sicilia dove si vota fra due mesi (a novembre, ndr) e vogliamo parlare della Lombardia? Una cosa per volta”, dice la leader di Fratelli d’Italia. Specularmente, infatti, Salvini è più tiepido sulla riconferma di Nello Musumeci, il presidente siciliano vicino a Fratelli d’Italia.