Lavoro & Precari

Il presidente di Confindustria Bonomi si cala nei panni di Dante Alighieri dell’economia e manda all’inferno il “patto per l’Italia”

"Nel mezzo del cammin del mio mandato, mi ritrovai per una selva oscura", esordisce il presidente di Confindustria in assemblea. Poi se la prende anche con alcuni dei suoi associati: "Non ci può essere spazio per alcun collateralismo politico e partitico. In alcune parti d’Italia, a un occhio attento, le imprese sono troppo vicine a questo o quel sistema di potere politico. Dobbiamo tutti guardarcene come da un contagio pericoloso"

Bonomi oggi ha affermato che la prospettiva di un patto per l’Italia è naufragata. Non esiste più la possibilità “di affrontare la ripresa italiana attraverso un grande patto per l’Italia, pubblico e privato, imprese e sindacati, tutti insieme”, come aveva proposto. “I partiti preferiscono rapporti bilaterali con il presidente del Consiglio” ed “una parte del sindacato ha sempre risposto che avrebbe solo parlato con il Governo, e non certo con noi”; “Atteggiamento – dice – che il ministro Orlando ha del resto sempre incoraggiato, avendo a propria volta la stessa visione per cui il lavoro non va delegato alle parti sociali ma è la politica che lo decide, spesso ideologica”.

Gli “eroi civili” di Confindustria, come lo stesso presidente Carlo Bonomi li ha definiti per il loro impegno nel contenere l’inflazione rifiutando gli aumenti, di tasca propria non vogliono aggiungere alle buste paga neppure un euro. Gli aumenti retributivi li paghi lo Stato riducendo il “cuneo fiscale“. Vade retro a ipotesi come l’erogazione di sussidi alle aziende in cambio dei rinnovi contrattuali con relativi adeguamenti salariali e, tanto meno, l’introduzione di un salario minimo. In Italia, unico paese dell’area Ocse dove i salari sono oggi più bassi rispetto a 30 anni fa, sono oltre 6oo i contratti collettivi scaduti e in attesa di rinnovo.

Nel mezzo del cammin del mio mandato, mi ritrovai per una selva oscura” Con enorme rispetto per Dante Alighieri abuso dell’incipit della sua Divina Commedia, perché mi pare si presti bene a descrivere la situazione in cui ci troviamo”, Bonomi ha aperto così il suo intervento all’assemblea privata dell’associazione degli industriali. “Sono stati due anni tremendi: non potevamo immaginarlo quando mi avete affidato il mandato”, rileva: “In questo 2022 in cui la speranza era di continuare con forza il rimbalzo realizzato dalla nostra industria e manifattura nel 2021, ci troviamo invece al terzo mese di invasione russa dell’Ucraina, che ha aggiunto nuovi enormi impatti asimmetrici sull’economia nostra, europea e mondiale”. Anni in cui, prosegue il leder degli industriali, “non abbiamo mai diminuito la nostra costante e appassionata ricerca di incalzare istituzioni e partiti nella scelta delle misure e delle riforme più adeguate non solo per dare immediata risposta alle emergenze, ma per sbloccare dalle fondamenta i troppi colli di bottiglia che da decenni hanno inchiodato l’Italia a bassa crescita, produttività stagnante, e allarmante estensione della povertà”

“La nostra forza di sintesi, la nostra responsabilità comune verso ogni singolo associato, vive e viene percepita come vitale se nei momenti difficili sa esprimerla con forza, la sua unità e coesione”. Carlo Bonomi si rivolge agli industriali, all’assemblea privata di Confindustria: “È capitato, talvolta, che io non la avvertissi intorno a me, questa determinazione a battersi”. E dice: “Non ci può essere spazio per alcun collateralismo politico e partitico. In alcune parti d’Italia, a un occhio attento, le imprese sono troppo vicine a questo o quel sistema di potere politico. Dobbiamo tutti guardarcene come da un contagio pericoloso” . Nei mesi scorsi erano circolate voci di malumori nei confronti della presidenza Bonomi da parte di alcuni pesi massimi dell’associazione degli industriali. In particolare dopo l’autocandidatura di Bonomi alla guida anche della Lega calcio, iniziativa che però non ha avuto successo.

Oggi Confindustria si è riunita per fare “il tagliando” alla sua squadra di presidenza di cui fanno parte 10 vice presidenti e una direttrice generale. Tre le novità. Le deleghe per ambiente, sostenibilità e cultura vanno a Katia Da Ros, amministratrice delegata nell’impresa di famiglia, la Irinox di Corbanese di Tarzo, esce Maria Cristina Piovesana. La vicepresidenza con delega sui temi dell’economica del mare passa dal calabrese Natale Mazzuca al lucano Pasquale Lorusso, presidente della Bawer di Matera. L’ex amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, lascia la delega sui temi del digitale al vicepresidente di Cisco per il Sud Europa, Agostino Santoni.