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I Dead Can Dance tornano in Italia! Ecco la playlist coi loro nove dischi in studio

Tornano in Italia i Dead Can Dance! Brendan Perry e Lisa Gerrard suoneranno venerdì 27 e sabato 28 maggio, presso il Gran Teatro Geox di Padova (info tickets qui). Evento organizzato da Barley Arts.

Nelle pagine di questo blog si è parlato più volte del duo; una band considerata di culto, ancor più di nicchia, sebbene il tour approdato nei teatri più importanti d’Europa stia registrando numerosi sold out. Il successo dei Dead Can Dance è figlio di una proposta lontana dalle convenzioni, nonostante ciò capace di trascendere i generi, ancor di più le persone; ai loro concerti accorre un pubblico nel tempo divenuto eterogeneo, non soltanto composto da vecchi darkettoni. L’educazione all’ascolto alla fine paga sempre! Ebbene, che altro aggiungere a quanto già scritto in passato? I dischi in studio della formazione sono nove, esattamente come le linee guida che regolano questo blog; nove sono i punti che lo caratterizzano, così come le canzoni rilasciate all’interno della consueta playlist di Spotify che trovate alla fine dell’articolo. E quindi… mettetevi comodi, le suggestioni a seguire garantiscono “un viaggio” assicurato.

1. Dead Can Dance – 4AD (27 febbraio 1984)

Contestualizzare il disco omonimo diviene semplice, il 1984 e il successivo sono gli anni della musica dark/wave, o qualsivoglia del Gothic rock; gruppi come The Sisters of Mercy e The Cult (giusto per citarne un paio) rielaborano il suono ereditato da band come The Cure, Bauhaus e Joy Division (già operativi alla fine degli anni 70), evidenziando ulteriormente la componente oscura di certi passaggi. Brendan e Lisa, fatte le debite differenze stilistiche, si inseriscono in questo contesto. “Volevamo proporre la nostra cifra, emancipandoci da ciò che succedeva intorno – dice Perry – il lavoro è derivativo di quel periodo, io e Lisa vivevamo a Londra già da qualche anno, va da sé che l’ambiente circostante abbia avuto grande influenza su di noi”. Per comprenderli pienamente occorre partire da qui.
Canzone: Threshold

2. Spleen an Ideal – 4AD (25 novembre 1985)

Un album “definitivo “capace di proiettarli nell’olimpo delle band di culto. Il titolo è direttamente tratto da “Spleen et Idéal”, del poeta francese Charles Baudelaire ed è prodotto dal duo, insieme a John A. Rivers. A primo ascolto potrebbe, in verità, intimorire ma niente paura, l’oscurità di alcuni passaggi è solamente l’inizio di un tragitto, le cui percezioni riconducono inequivocabilmente verso la luce. “Amiamo particolarmente quel disco – afferma la Gerrard – il nostro più grande rammarico, ancora oggi è dovuto alla imperfetta equalizzazione della registrazione”. Più che un album, un manifesto di un’epoca musicale imprescindibile.
Canzone: Mesmerism

3. Within the Realm of a Dying Sun – 4AD (27 luglio 1987)

La ricchezza policroma della portata artistica del duo raggiunge il quorum proprio nella terza fatica discografica. All’interno dell’album, Brendan e Lisa si ritagliano uno spazio ben preciso: “Io e Brendan siamo stilisticamente differenti – afferma Lisa – amiamo generi musicali diversi, le nostre radici sono distanti. Trovare un equilibrio per esaltare le nostre capacità non è stato semplice, il risultato ottenuto è il frutto di una ricerca entusiasmante”. La complementarità dei soggetti in questione rasenta la perfezione; le trame sonore lasciano senza fiato, così come il canto: profondo quanto baritonale quello di Brendan, oscuro, allo stesso tempo luminoso il contralto di Lisa. Infine, i testi, scritti da Perry, appaiono lucidi e potenti. Forse il punto più alto dell’intera discografia?
Canzone: Anywhere Out of the World

4. The Serpent’s Egg – 4AD (24 ottobre 1988)

Archi, percussioni, ritmiche avvincenti. La strada tracciata dai tre dischi precedenti si evolve, convergendo entro uno stile oramai conclamato ma che al contempo apre verso nuovi scenari. “Ci siamo presi il tempo necessario per capire come poteva progredire la nostra ricerca – sostiene Brendan – abbiamo ascoltato musica di svariata natura, abbandonando parzialmente ciò che ci aveva influenzato fino a quel momento”. Forse il risultato li conduce al cosiddetto disco della maturità? Vi segnalo un articolo interessante su Ondarock scritto da Mauro Roma e Claudio Fabretti da cui traggo uno piccolo ritaglio: “[…] L’opera è all’insegna di una spiritualità allucinata, di un misticismo ancestrale che si traduce in arrangiamenti scarni e austeri […]”. Disco epocale.
Canzone: Severance

5. Aion – 4AD (11 giugno 1990)

Si tratta del primo full lenght dopo la fine della relazione sentimentale tra Lisa Gerrard e Brendan Perry e tra i temi principali è presente proprio l’amore finito. Misticismo e sacralità si fondono, raggiungendo esiti di rara intensità; il duo trae ispirazione dai linguaggi arcaici connessi al Medioevo e al Rinascimento, al contempo, le atmosfere sognanti, gli arrangiamenti sinfonici, divengono le coordinate insondabili di un progetto definito in ogni sua parte. “Aion rappresenta la continuazione di un percorso di grande ispirazione – dice la Gerrard. E in effetti, l’evoluzione dei Dead Can Dance è tangibile. Disco clamoroso.
Canzone: As the Bell Rings the Maypole Spins

6. Into the Labyrinth – 4AD – (13 settembre 1993)

Il titolo è un riferimento al celebre mito greco di Teseo: “È corretto sostenere quanto ci abbia ispirato il mito, ma il lavoro non è un concept album”, precisa Perry. La ricerca etnografica compiuta in fase creativa, sposta gli equilibri del gruppo, segnando una importante svolta nel suono: la musica etnica e la world music determinano il cambiamento, orientando di fatto lo stile entro nuove dinamiche e traghettandolo dai consueti ambiti dark/ethereal, verso un sound rivolto ad un pubblico eterogeneo. Il successo è mondiale, il cosiddetto “salto” è compiuto. A dimostrazione di ciò, Into the Labirytnh, oltre che dalla 4AD, sarà distribuito da una major come la Warner Bros.
Disco monumentale, da ascoltare e riascoltare.
Canzone: The Carnival is Over

7. Spiritchaser – 4AD (5 maggio 1996)

L’ultimo vero album dei Dead Can Dance in studio. Chiariamolo subito, il disco non tocca le vette precedenti, la sensazione è quella di un percorso giunto alla fine. Brendan e Lisa perdono compatezza; le tracce paiono riempitivi, non a caso, Spiritchaser, viene considerato unanimemente come il lavoro più debole dell’intera discografia. Eppure, le melodie sono forti come sempre e le complesse percussioni guidano l’album. Forse il fastidio è dato dalla marcata contaminazione etnica della proposta? Una lancia in favore di Brendan e Lisa volgio spezzarla: “Quante band, nella loro storia, hanno saputo mantenere coerente la propria proposta fino alla fine?”.
Disco da riprendere in mano.
Canzone: Indus

8. Anastasis – Pias Recordings (13 agosto 2012)

In inglese, la parola greca “anastasis” è letteralmente tradotta come “resurrezione”. La definizione è decisamente appropriata se facciamo riferimento alla clamorosa reunion del gruppo, avvenuta in studio dopo sedici anni. Il disco, sebbene sia ufficialmente targato DCD risulta ufficiosamente non esserlo. A tale riguardo Gerrard dice: “Brendan aveva già scritto tutta la musica, la cosa che ho fatto è stata quella di cantarci sopra ma non lo definirei un album dei Dead Can Dance”. A mancare restano i consueti segni evolutivi della proposta targata DCD, presenti, invece, sono gli ammiccamenti inequivocabili verso la propria memoria. Alcuni passaggi risultano intensi ma restiamo lontani dall’immarcescibile bellezza dei lavori passati. Un disco amato dai fans della prima ora.
Canzone: Children of the Sun

9. Dyonisus – Pias Recordings (2 novembre 2018)

Il considerevole arsenale di strumenti esotici di Brendan Perry si dispiega entro un contesto sonoro difficilmente classificabile, definito, se vogliamo, mediante l’utilizzo di strumenti a corda (oud), a fiato (fujara) e a percussione (davul). L’effetto abbinato alla voce di Lisa Gerrard diviene “inebriante”: non esattamente la sensazione che un fan potrebbe aspettarsi da una canzone dei Dead Dan Dance. Una domanda: Se Anastasis è un “non-disco” dei DCD, l’ultimo prodotto come potrebbe essere definito? All’indomani della sua pubblicazione, le critiche dei fans furono pungenti, pronte nell’accusare Perry di aver ritoccato eccessivamente il sound della band e soprattutto di aver tenuto la voce di Lisa in secondo piano. Disco francamente trascurabile.
Canzone: The Mountain

Vi lascio con la consueta playlist, a questo giro a loro dedicata. Buon ascolto!

9 canzoni 9 … dei Dead Can Dance