Calcio

Lecce e Cremonese, i modelli diversi e vincenti delle neopromosse in Serie A: proprietà solide e giovani italiani per vincere in cadetteria

Le due squadre hanno guadagnato la promozione diretta dopo una cavalcata trionfale e un finale al cardiopalma. La prima non è una sorpresa: retrocessa nel 2020, era tra le favorite, ci ha messo solo un anno in più del dovuto. La seconda, invece, è un’autentica rivelazione: nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla promozione dei grigiorossi, un manipolo di giovani italiani che hanno riportato Cremona nel calcio che conta dopo due decenni di delusioni

Un ritorno previsto e quasi immediato, uno atteso addirittura 26 anni: Lecce e Cremonese sono le prime due squadre promosse in Serie A dopo una cavalcata trionfale e un finale al cardiopalma. La prima non è una sorpresa: retrocessa nel 2020, era tra le favorite, ci ha messo solo un anno in più del dovuto. La seconda, invece, è un’autentica rivelazione: nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla promozione, almeno quella diretta, dei grigiorossi, un manipolo di giovani italiani che hanno riportato Cremona nel calcio che conta dopo due decenni di delusioni nelle categorie inferiori. Due modelli molto diversi, alla fine entrambi vincenti.

Non è semplice fare calcio in Serie B. Lo sanno bene a Lecce e Cremona, piazze con grandi differenze e un filo conduttore: proprietà solide, che pure hanno dovuto fare i conti con i problemi del calcio italiano. La società salentina, da questo punto di vista, è un modello: il presidente Angelo Sticchi Damiani, patron a cui la cadetteria sta decisamente stretta, ha riunito attorno a sé diversi investitori, accomunati da un legame stretto col territorio. La società è sana: da quando è iniziata la nuova gestione nel 2015, che ha raccolto la squadra in Lega Pro, c’è stata una crescita costante, con buoni risultati sul campo e in sede di bilancio. La Serie A era già stata conquistata una prima volta nel 2019, ma solo per un anno. Anche qui però sono arrivate le difficoltà: la promozione sfumata l’anno scorso ai playoff, quando con il tesoretto del paracadute a disposizione l’obiettivo era la risalita immediata. Poi, con la crisi per il Covid, le perdite hanno costretto la società a ridurre il budget. Non l’ambizione: la squadra era comunque forte, soprattutto ben costruita, con un paio di giocatori di categoria (Coda, Strefezza) e qualche giovane interessante (Gallo, Hjulmand), il giusto mix affidato a un tecnico capace come Marco Baroni. Ora l’obiettivo sarà dare continuità.

La Cremonese invece è la favola della stagione. L’ultima volta in Serie A era stata addirittura nel lontano ’96, ai tempi di Turci, Maspero e Tentoni. In questi 26 anni, i grigiorossi sembravano quasi perseguitati da una maledizione: nonostante una proprietà forte (il gruppo Arvedi, attivo nella siderurgica, è nella top 5 delle proprietà italiane più ricche) ha collezionato tantissime delusioni in Serie C, un purgatorio da cui non riusciva più ad uscire. Al quinto campionato di fila fra i cadetti, è riuscito nell’impresa che nessuno si aspettava, per altro nella maniera più rocambolesca, all’ultima giornata, quando sembrava destinata al terzo posto dopo aver fallito tante occasioni. È la squadra simpatia del campionato, con un’età media di 25 anni, appena sette stranieri in rosa e tanti giovani italiani al centro del progetto tecnico di mister Fabio Pecchia, allenatore giovane pure lui: Carnesecchi, Okoli, Gaetano e soprattutto Nicolò Fagioli sono tra i talenti più promettenti non solo del torneo, ma dell’intero panorama calcistico italiano. Attenzione, però: tutti sono in prestito secco (da Atalanta, Napoli, Juventus) e non lasceranno quasi nulla alla squadra, se non il ricordo di una straordinaria promozione. I risultati del campo non devono condizionare troppo i giudizi sul progetto tecnico: non è necessariamente questo il miglior modello di business possibile.

Certo però è la dimostrazione che non lo è nemmeno spendere e spandere senza criterio, né per se stessi, né per il movimento: fra le grandi deluse della stagione, infatti, ci sono Parma e Monza, che nonostante un monte ingaggi da capogiro (oltre venti milioni di euro, uno sproposito per la categoria) non sono riuscite a centrare la promozione. Gli emiliani sono finiti addirittura 12esimi: fallimento totale per gli americani, che dimostrano di non aver ancora capito nulla del nostro calcio. I brianzoli di Berlusconi e Galliani potranno giocarsela almeno ai playoff, ma si sono visti sfuggire la promozione diretta all’ultima giornata, proprio a favore della Cremonese. Più giovani, meno figurine. Più progetti seri, meno spese pazze: è il messaggio di questa Serie B.

Twitter: @lVendemiale