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Papa Francesco, il Cremlino dopo l’intervista: “Nessun accordo per un incontro”. Patriarcato: “Le sue parole su Kirill non aiutano il dialogo”

Il governo russo chiude la porta all'incontro con Putin che Bergoglio ha detto di auspicare: "Non sono stati raggiunti accordi in merito", fa sapere il portavoce Dmitry Peskov, precisando che in ogni caso "iniziative del genere dovrebbero passare dai servizi diplomatici". Mentre il portavoce del Patriarcato ortodosso di Mosca attacca i riferimenti critici di Bergoglio alla videocall con Kirill: "Non aiutano l’instaurazione di un dialogo costruttivo tra le chiese"

A oltre un giorno dalla pubblicazione, dalle istituzioni di Mosca piovono reazioni negative all’intervista rilasciata da Papa Francesco al Corriere. Dapprima è il Cremlino a chiudere la porta all’incontro con il presidente russo Vladimir Putin che Bergoglio ha detto di auspicare: “Non sono stati raggiunti accordi in merito”, fa sapere il portavoce Dmitry Peskov, precisando che in ogni caso “iniziative del genere dovrebbero passare dai servizi diplomatici”. Tutto il contrario della versione accreditata – il giorno dopo l’intervista – dallo stesso quotidiano di via Solferino, che basandosi sulle dichiarazioni dell’ambasciatore russo presso la Santa Sede (“In qualsiasi situazione internazionale, il dialogo con il Papa è importante per Mosca. E il Pontefice è sempre un gradito, desiderato interlocutore”) titolava su una presunta”apertura” di Mosca. Nel colloquio con il direttore Luciano Fontana, Francesco aveva detto di non aver avuto risposta ma di stare ancora insistendo sul tema, “anche se temo che Putin non possa e non voglia fare questo incontro in questo momento. A Kiev per ora non vado – spiegava -, io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta…“, sospirava.

Il Papa ha dedicato un ampio passaggio anche al colloquio avuto il 16 marzo scorso con il patriarca ortodosso Kirill, ormai noto anche in Occidente per i continui endorsement “teologici” all’invasione dell’Ucraina: “Ho parlato con lui quaranta minuti via Zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto “di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi”. Il Patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin. Ma adesso anche lui è d’accordo: fermiamoci, potrebbe essere un segnale ambiguo”, ha raccontato Bergoglio. Il giorno dopo, l’agenzia governativa Tass batte una dichiarazione al veleno della Chiesa ortodossa russa: il Papa “ha travisato la sua conversazione con il patriarca Kirill”, fa sapere il portavoce Vladimir Legoyda. “È altamente deplorevole – attacca – che un mese e mezzo dopo la conversazione con il Patriarca, Papa Francesco abbia scelto il tono sbagliato per trasmettere il contenuto di questa conversazione. Tali dichiarazioni difficilmente contribuiranno all’instaurazione di un dialogo costruttivo tra le chiese cattolica romana e ortodossa russa, che è particolarmente necessario in questo momento. L’intervista citata è costruita su interpretazioni che causano rincrescimento e confusione”.