Diritti

“Rsa come carceri, visite ostacolate”, la denuncia dei familiari: “Via l’accreditamento a chi non rispetta regole e protocolli”

“Per tre mesi, dallo scorso dicembre, non ho potuto vedere mia madre, ospitata in una Rsa (residenza sanitaria assistenziale) qui nella provincia di Roma. Ora mi è permessa una visita ogni settimana. Ma non posso toccarla, né abbracciarla. Posso vederla soltanto attraverso un vetro“. Maria è una dei familiari di anziani e ospiti di case di riposo che hanno deciso, insieme a diverse associazioni, di scendere in piazza, di fronte al ministero della Salute a Roma, per chiedere, alla vigilia della scadenza dello stato di emergenza, che possano cambiare anche le regole di accesso alle strutture che ospitano persone non autosufficienti, dopo due anni di restrizioni, a causa della pandemia di Covid-19.
Questo perché, spiegano, al di là delle normative approvate fin dalla scorsa estate e recentemente aggiornate, con l’eliminazione dei limiti temporali alle visite, queste non sempre vengono rispettate. E gli accessi restano ancora nei fatti possibili soltanto in base alle discrezionalità dei direttori sanitari. Tutto cambia da struttura a struttura, da Regione a Regione: “Le direzioni sanitarie possono stabilire regole più restrittive, così le visite sono ostacolate e i nostri genitori e nonni si trovano ancora in quello che sembra un regime carcerario“, denunciano associazioni e familiari. “Se all’inizio della pandemia, nel 2020, se ne parlava, ora tutto è caduto nel silenzio. E i nostri parenti sono lasciati nella loro solitudine, di fronte alla tv. Non ci è permesso accedere nelle loro stanze, non sappiamo cosa accade lì dentro le strutture”, attacca una dei familiari presenti al presidio. Convinti che sia arrivato ormai il tempo di cancellare norme così restrittive.
Non è l’unica: “Non vorrei che tutto questo serva alle strutture per non avere più il controllo da parte dei parenti sulle cure, sul cibo, sulle norme da rispettare. È una sensazione molto brutta”, c’è chi denuncia. E i comitati dei familiari rilanciano: “Chi non è in grado di rispettare norme e protocolli sanitari non può continuare a beneficiare dell’accreditamento“.