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A guerra finita, facciamo attenzione: nessuno taglierà le spese militari ai livelli prebellici

Per fortuna c’è il Papa! Unico personaggio pubblico di altissimo livello che ha denunciato il riarmo delle “nazioni libere”. E ha ragione il santo padre a vergognarsi, non è la guerra il prezzo della pace. Tra le righe del discorso del Papa emerge un grande dolore ma anche un certo sbigottimento e molti di coloro che non ingoiano quotidianamente la propaganda dei russi né quella degli ucraini e dei loro sostenitori occidentali condividono questi sentimenti.

Non esiste una guerra umana, anche in quella di difesa si commettono atrocità. È bene ricordare questa verità che a quasi un secolo di distanza dalla seconda guerra mondiale molti hanno dimenticato. Non si è colpevoli in quanto cittadini di chi aggredisce, i partigiani italiani e francesi ce lo hanno dimostrato. Non è neppure vero che se gli Stati Uniti d’America si fossero trovati in una situazione analoga a quella della Russia, con la prospettiva dell’ingresso di un paese confinante in una coalizione di “difesa” contro di loro, Washington avrebbe agito diversamente. E’ quanto ha detto al Congresso questa settimana Bernie Sanders. Quindi, aggiungo, per fortuna che c’è Bernie Sanders! Immaginate cosa avrebbe fatto la Casa Bianca di fronte alla prospettiva di missili balistici a lungo raggio posizionati lungo il confine messicano, ha detto Sanders. Certo non sarebbe rimasta con le mani in mano, sarebbe intervenuta militarmente se questa eventualità perdurava.

Nell’ottobre del 1962, con la crisi dei missili a Cuba, continua Sanders, si rischiò il conflitto tra le due superpotenze: allora l’Unione Sovietica fece marcia indietro in nome della pace, una vittoria ottenuta non con le armi ma con la diplomazia. Oggi succede esattamente il contrario, premier e parlamenti svuotano gli arsenali militari per armare l’esercito e la popolazione ucraina, un modo di sostenere apertamente l’ingresso dell’Ucraina nella Nato. E la domanda che certamente sia il Papa che Bernie Sanders si pongono è: perché oggi la diplomazia tace e i fucili parlano? Anche nel 1962 esisteva la Nato, c’erano le armi nucleari e l’ostilità tra mondo libero e mondo comunista era palpabile – appena un anno prima era stato eretto il muro di Berlino. Nel 1962, però, esisteva la vicinanza storica con la guerra e tutti, proprio tutti, erano disposti a pagare il prezzo della pace.

Come finirà questa storia? In primis con il peggioramento dei problemi climatici: improvvisamente tutte le iniziative verdi sono scomparse dall’agenda politica internazionale, decurtate in nome della corsa agli armamenti; con la stagflazione causata dall’acuirsi dell’inflazione energetica e dalla contrazione del commercio internazionale; con la fine del processo di globalizzazione e il ritorno della cortina di ferro; con il trionfo delle cripto valute sulle monete tradizionali; insomma, una retromarcia traumatica. In secondo luogo, si verificherà lo stallo diplomatico con la Russia, perché se si evita il conflitto mondiale la strategia di Mosca sarà sicuramente vincente. A tal proposito un articolo uscito venerdì sul Fatto.it fa luce sui veri obiettivi di questa guerra.

Nell’intervista al Fatto.it il generale Li Gobbi afferma “Il mio parere è che i russi stiano tentando di guadagnare un’area sul confine per inglobare le zone russofone e per creare una separazione tra loro e la parte di Ucraina a loro ostile, ma soprattutto che tendano ad occupare tutta la zona costiera fino a Odessa e possibilmente ricollegarsi alla Transnistria, in modo da interdire all’Ucraina l’accesso al mare (e in prospettiva contenere la presenza Nato nel Mar Nero). Ciò al fine di guadagnarsi una posizione di forza da cui negoziare un cambio di confini.”

Lontano dalla propaganda bellica delle parti diversi analisti politici seri concordano con il generale Li Gobbi e sono convinti della futura vittoria russa e spartizione dell’Ucraina. Se ciò avverrà cosa farà il libero Occidente? Continuerà a trattare la Russia come la Corea del Nord? Davvero nessuno in Europa comprerà più dal secondo produttore mondiale di energia, da quello che ci sta geograficamente attaccato? Mosca a quel punto continuerebbe a commerciare in rubli o yuan con la Cina, l’India, l’Iran e con tutte quelle nazioni che una volta finita la guerra con un trattato di pace non avranno più motivo di non farlo. Ma soprattutto il fronte occidentale oggi compatto resisterà o si sfalderà di fronte alla vittoria di Mosca?

A guerra finita, facciamo bene attenzione, nessuna nazione europea taglierà la spesa militare riportandola ai livelli prebellici, la Germania non tornerà indietro sulla decisione di armarsi. E così l’Unione Europea avrà fallito in uno dei suoi obiettivi principali, evitare il riarmo nel vecchio continente. Forse è questo per noi europei il vero prezzo della guerra in Ucraina, un prezzo molto alto che nessuno ci ha chiesto se siamo disposti a pagare. Quello della pace, ahimè, neppure lo conosciamo, la pace non è tra le alternative in offerta.