Musica

Concerti ed eventi, 15 milioni di euro di ristori agli organizzatori. De Luca (Live Nation): “Importanti, ma insufficienti” – Ecco perché

Il Governo ha stanziato fino a 15 milioni di euro di ristori per gli operatori nel settore dei concerti e della musica dal vivo. Ogni agenzia ha presentato al bando documentazione specifica rispetto all'entità del danno e così, a seconda delle varie realtà specifiche, c'è chi ha ricevuto da 600mila euro a 1.200.000 euro. Secondo fonti interpellate da FqMagazine.it, non è stato sufficiente. Ecco perché

Navighiamo a vista”. È questo il mantra, al momento, di molte agenzie Live ed organizzatori dei concerti che si vedono costretti a posticipare i concerti di marzo. Lo scorso settembre tutte le agenzie avevano fatto un accorato appello al Governo: “Capienza al 100%, se no falliamo”. Appello rimasto inascoltato, anche per la quarta ondata con Omicron che è arrivata da lì a poco. Di certo sono arrivati i ristori. Cifre importanti, come si legge nel documento pubblicato il 16 dicembre scorso sul sito della Camera dei Deputati, con le misure adottate a seguito dell’emergenza Coronavirus per il settore dei beni e delle attività culturali. Il Decreto Ministeriale 394 del 10 agosto 2020 ha destinato 12 milioni di euro per il 2020 al ristoro delle perdite subite dagli organizzatori di concerti di musica leggera “per la cancellazione, l’annullamento o il rinvio, a causa dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, di almeno uno spettacolo programmato in Italia”. Ulteriori risorse sono state destinate agli organizzatori e agli operatori del settore con DM 107 del 3 marzo 2021. Si parla nel concreto di 15 milioni per il 2021 agli operatori nel settore dei concerti e della musica dal vivo e 10 milioni per il 2021 agli organizzatori di concerti di musica leggera.

LIVE NATION: “SCEGLIAMO LA CERTEZZA PER L’INCERTEZZA”

Noi di FqMagazine.it abbiamo verificato su quanto questi ristori abbiano rappresentato realmente per gli organizzatori dopo due anni di pandemia e – spesso – con grandi tour posticipati e situazioni finanziarie problematiche. Abbiamo rivolto il quesito a Roberto De Luca, presidente di Live Nation Italia, che abbiamo incontrato durante la presentazione del nuovo tour dei Negramaro, che sarebbe dovuto ripartire a marzo dai palazzetti, ma che vedrà la luce da settembre in poi nei teatri. “Abbiamo scelto la certezza al posto dell’incertezza che regna sovrana”, ci racconta De Luca che cura anche alcuni dei live di grandi artisti italiani come Vasco Rossi (al via il 20 maggio), Marco Mengoni (due stadi a Milano il 19 giugno e Roma il 22 giugno) e Cesare Cremonini (al via il 9 giugno).

Come tutti i miei colleghi abbiamo programmato alcuni tour, considerando da subito un piano B – ha continuato il presidente di Live Nation – e lo abbiamo fatto con un po’ di anni di esperienza alle spalle. Abbiamo rimandato tutto agli inizi del 2022 anche perché sembrava che i contagi diminuissero e tutto andasse per il meglio. Non è andata così, come abbiamo visto. Così anche il tour dei Negramaro del 2022 che sarebbe dovuto partire tra poco, non si potrà effettuare perché le capienze non sono al 100% e il virus è ancora presente. Era impossibile attuare un piano C, così abbiamo spostato tutto ancora più avanti. Sarebbe stato estremamente complicato andare a riprogrammare i biglietti, vista la situazione attuale assolutamente anormale. Ci siamo messi a tavolino e abbiamo pensato di attuare una forma di tour che fosse più sicura possibile. Il tour nei teatri dei Negramaro – che peraltro già era nei nostri progetti appena terminato il tour nei palazzetti -, sarà finalmente l’occasione per riavvicinarci al nostro pubblico”.

“I RISTORI? IMPORTANTI MA INSUFFICIENTI”

E sul fronte dei ristori? “Parlo per noi di Live Nation – ha aggiunto De Luca a FqMagazine.it – Nel 2020 la nostra società ha fatturato il 96% in meno rispetto al 2019, nel 2021 il 99.6% in meno. Significa che alla voce incassi, non abbiamo fatturato nulla. Abbiamo oltre 70 dipendenti che per un periodo hanno usufruito della cassa integrazione parziale, ma sono sempre stati pagati anche successivamente a stipendio pieno. Abbiamo cercato di mantenere quantomeno ‘in vita’ tutte le persone che lavorano con noi, sono stati ristorate da noi. Abbiamo fatto molto anche, dove potevamo, per i lavoratori intermittenti: molti di questi si sono ritrovati a non fare più nulla di punto in bianco a causa dei tour fermi. Altri hanno cambiato proprio mestiere, ad esempio, molti che lavoravano per noi, sono ad Amazon e altre aziende. Si è venuto a verificare un fenomeno gravissimo”.

L’insoddisfazione da parte del settore c’è ed è palpabile: “Dunque è stato fatto qualcosa da parte del Governo e noi i ristori li prendiamo anche. Ma bisogna pure ammettere che il nostro settore è stato uno di quelli più colpiti, mentre altri più o meno hanno ripreso anche quasi al 100%. Ora noi facciamo i tour nei teatri perché nei palazzetti non si può, la capienza non è al 100%. All’aperto per ora non si possono fare. I contributi governativi sono insufficienti e non siamo soddisfatti. In Portogallo, Francia, Svizzera e tanti altri Paesi europei si suona liberamente. Da noi e in, in parte, in Germania no. Non sono un virologo, ma secondo me dovremmo cominciare a pensare a ristabilire una sistema che da pandemico passi a endemico. Non possiamo perdere un altro anno e non ci sono più i fondi. Qualsiasi azienda morirebbe”.

Ogni agenzia (da D’Alessandro e Galli, passando da Vivo Concerti, fino a DNA concerti e Friends And Partners) ha presentato al bando per i ristori tutta la documentazione specifica rispetto all’entità del danno e così, a seconda delle realtà specifiche, c’è chi ha ricevuto da 600mila euro a 1.200.000 euro. Se da un lato però alcune realtà (anche indipendenti come OTR Live) hanno organizzato piccoli tour estivi e teatrali, sempre facendo fronte al rapporto tra costi e introiti, dall’altra per altre agenzie i ristori non si sono rivelati sufficienti.

STADI E GRANDI EVENTI APPESI A VACCINI E CONTAGI

Intanto la situazione, in vista del futuro, sembra ancora alquanto incerta. Dal Governo fanno sapere che si lavora dall’1 marzo ad un allargamento delle capienze al 75% per stadi o location all’aperto, al 60% al chiuso, sempre e solo nel caso la curva della pandemia continuasse a scendere. Forse i club – da un iniziale 50% di capienza attuale – potrebbero nelle prossime settimane arrivare a capienza piena. Ma con i forse è difficile confermare o fissare calendari e tour. Tra gli operatori delle agenzie live serpeggia una previsione realistica: “L’apertura continuerà ad essere graduale – ci spiega una fonte vicina al settore – e non sarà da 0 a 100%. Non è un mistero e lo stesso ministro Speranza lo ha specificato. Speriamo solo che i vaccini diano i loro frutti, la curva pandemica crolli. Andiamo per step, come è successo con i teatri a capienza piena, solo che lì è stato più facile perché si è seduti e con le mascherine. Procediamo a step, anche perché è importante che il pubblico si riaffezioni ai concerti, si senta sicuro e acquisti biglietti”. Prospettive e numeri alla mano è evidente che i ristori non bastano più e che le agenzie live, già pesantemente in ginocchio, se la situazione non dovesse cambiare dovranno fare i conti con la propria sopravvivenza.